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Tirocini Avviso 22, pagamenti fermi dopo 3 anni. “Sfruttati e mandati a casa”

Soltanto il 10 per cento di coloro che hanno partecipato al tirocinio ha trovato un impiego. Gli altri sono rimasti disoccupati e aspettano ancora le indennità della Regione, bloccate dalla burocrazia. "Siamo costretti a vivere di assistenzialismo", dice il portavoce Oreste Lauria

Centinaia di lavoratori non pagati, decine di milioni non spesi e un tasso di occupazione che non supera il dieci per cento. A tre anni dallo svolgimento dei tirocini, non si placano le polemiche sull’Avviso 22 della Regione siciliana. A fornire i numeri della misura, nelle scorse ore, è stato il Dipartimento del lavoro e delle attività formative di palazzo d’Orléans. Su 22 milioni di euro impegnati, a oggi sono stati spesi poco più di 3,6 milioni per il rimborso dei tirocini. Quelli pagati integralmente sono 790, su un totale di 1.741 attivati. Numeri che non soddisfano il comitato dei partecipanti. “Dopo ben tre anni, ancora oggi moltissimi tirocinanti non hanno ricevuto nessun pagamento”, dice a FocuSicilia il portavoce Oreste Lauria. Di coloro che hanno partecipato “quasi 1.600 sono rimasti disoccupati” e sono costretti a fare ricorso a sussidi “come il reddito di cittadinanza, che però non tutti possono percepire”. La situazione, insomma, sembra bloccata. Proprio mentre la Regione prepara nuovi bandi per il lavoro, aggiunge Lauria, “come Garanzia giovani 2 e il nuovo Avviso 33”.

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Le spiegazioni della Regione

L’importo che la Regione dovrebbe corrispondere ai tirocinanti del 2019 è di circa 500 euro al mese, a fronte di 24 ore di lavoro settimanali. Per il Dipartimento i ritardi dipendono essenzialmente da problemi procedurali. “Le Domande richiesta rimborso presenti nel sistema informatico sono in totale 3.455, delle quali 3.014 validate dal servizio addetto al monitoraggio, mentre per 2.968 è già stato emesso il decreto di pagamento, 440 sono in lavorazione e in attesa di riscontro”, dicono dal Dipartimento del lavoro. L’alto numero di domande non deve sorprendere. Esse infatti sono presentate dalle Agenzie per il lavoro “per ogni singolo tirocinante, a cadenza bimestrale e quindi in base alla durata del tirocinio (dai sei ai 12 mesi) sono tre o sei per ogni soggetto titolare”. Quanto alle procedure di controllo, “vengono svolte con accuratezza, per evitare che una documentazione non completa fornita dagli interessati pregiudichi l’erogazione dei fondi europei, che richiedono il rispetto di regole di rendicontazione molto stringenti”. Da qui la richiesta continua di integrazioni di documenti da parte degli uffici, “per perfezionare le pratiche”.

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L’allarme sui nuovi tirocini

Per Lauria il problema non sono le carte ma il meccanismo messo in piedi dal governo regionale, che favorirebbe poche aziende a scapito dei lavoratori. “A beneficiare dei tirocini sono quasi sempre le stesse aziende ed enti pubblici e privati, che dopo aver ospitato un tirocinante lo liquidano per prenderne un altro in carico dopo sei mesi”. Oltre al danno di non trovare lavoro, aggiunge il portavoce, c’è la beffa nei ritardi dei pagamenti. “Siamo stati sfruttati come lavoratori e mandati a casa come disoccupati. Siamo costretti a vivere di assistenzialismo senza una soluzione lavorativa per il nostro futuro”. L’auspicio è che le nuove iniziative messe in campo dalla Regione – finanziate con fondi Europei o attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza – non seguano il destino dell’Avviso 22. “Occorre rafforzare le politiche attive del lavoro creando nuovi strumenti efficaci, ponendo fine alle obsolete formule degli avvisi regionali nati solamente per favorire le aziende pubbliche e private creando manodopera a costo zero”, dice Lauria.

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Interrogazione al Parlamento Ue

Intanto la questione è finita al Parlamento europeo, con una interrogazione presentata dall’eurodeputata Tiziana Beghin del Movimento cinque stelle. Nel testo si legge che le indennità “non sono ancora state completamente elargite o sono state corrisposte con molto ritardo”, e si chiede alla Commissione europea di accertare se ciò configuri “una violazione della normativa europea“. A intervenire a livello regionale i deputati pentastellati Roberta Schillaci e Nuccio Di Paola. I tirocini “sono risultati delle beffe per le persone che ne hanno usufruito”, motivo per cui per la prossima tornata “serve una commissione che ne verifichi la correttezza”. Gli esponenti politici chiedono inoltre chiarezza sul ruolo delle imprese. “Devono essere inseriti dei paletti all’interno dei bandi, per impedire alle aziende che hanno usufruito di tirocinanti senza poi assumerli di partecipare a successivi reclutamenti. Occorrerebbe inoltre selezionare le aziende sulla base delle reali potenzialità di garantire una prospettiva di lavoro”, concludono i deputati.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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