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Treni e porti: cosa scateneranno i 18 miliardi del Pnrr

Gli investimenti riguardano soprattutto le ferrovie (13 miliardi di euro) ma anche i porti. Augusta potrebbe essere il nuovo riferimento per i flussi commerciali del Mediterraneo. Una possibile percentuale di crescita di quattro punti e 400 mila nuovi posti di lavoro

L’ultimo appalto in ordine di tempo aggiudicato grazie ai fondi del Pnrr è quello della tratta ferroviaria tra Caltanissetta e Lercara Friddi, sulla linea Catania-Palermo: un nuovo tracciato di 47 chilometri con otto gallerie, con lavori da 1,65 miliardi di euro affidati da Rfi. Ma tra fondi strutturali Ue e Piano nazionale di ripresa e resilienza, arriveranno in un quinquennio 18 miliardi di euro di finanziamenti per le infrastrutture siciliane, l’equivalente di un intero bilancio regionale. Risorse con le quali saranno costruite soprattutto nuove ferrovie – per 13 miliardi di euro – ma anche strade, autostrade, strutture portuali e realizzati interventi per digitalizzare l’Isola. Un programma di investimenti fissi che potrebbe spingere la realtà produttiva regionale e portare entro il 2026 a una crescita del valore aggiunto tra il quattro e il sei per cento e dei lavoratori di 400 mila unità, come ha previsto uno studio elaborato da Svimez e Università di Catania e curato dagli economisti Adriano Giannola (presidente di Svimez) e Armando Castronuovo (direttore dell’Osservatorio Svimez sulle Pmi del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Ateneo catanese.

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Priorità ai trasporti: la ripartizione delle risorse

Lo studio esamina nel complesso la spesa per investimenti programmata per la Sicilia tra il 2021 e il 2026: 18,2 miliardi di euro che rappresentano il più grande piano di sviluppo messo in atto dai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, intervento che si esaurì nel 1993. La spesa pubblica è indirizzata in larga misura ai trasporti e quindi a costruire “nuove tratte ferroviarie, con radicali interventi di ammodernamento dei percorsi e l’acquisto di nuovo materiale rotabile, nuovi locomotori, raddoppio delle linee, degli impianti e lavori di estensione dell’elettrificazione alla totalità della rete, per dotare la regione di una modalità di trasporto ferroviario ad alta velocità di rete, che non significa alta velocità di punta, ma un miglioramento degli standard qualitativi del servizio con tempi e costi di spostamento concorrenziali rispetto al trasporto su gomma” e con “un’estensione dell’alta velocità al Sud continentale del Paese e di ammodernamento della rete locale”, sottolineano gli economisti. Porzioni minori degli investimenti, rispetto a quelli riservati alle ferrovie, andranno anche alle strade statali (due miliardi di euro) e alle autostrade gestite dal Consorzio siciliano. Altri 620 milioni di euro finiranno nell’infrastrutturazione portuale.

Fonte: Giannola e Castronuovo, “Politiche attive e Sistema delle Imprese.La Sicilia Polo di attrazione del Mediterraneo”, Il Mulino, 2022

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I porti per intercettare i flussi del Mediterraneo

Alle infrastrutture portuali e per estensione ai retroporti e alle Zone economiche speciali (Zes) viene riconosciuto un ruolo strategico: i porti siciliani, in particolare quello di Augusta, dovrebbero diventare competitivi rispetto agli altri approdi del Mediterraneo, come Tangeri, Barcellona o Valencia, “in modo da intercettare una parte dei flussi commerciali che dall’Oriente seguono la rotta del Nord Europa”, scrivono Giannola e Castronuovo. “Attrarre tali flussi sarebbe determinante per il successo del sistema delle Zes meridionali alle quali è assegnato il compito di rilanciare la crescita del Sud e l’interscambio commerciale, coinvolgendo l’intero sistema economico nazionale”. Nei programmi dell’Autorità di Sistema portuale della Sicilia orientale sono destinati 230 milioni di euro per ammodernare il porto di Augusta, principale infrastruttura marittima della regione e piattaforma logistica per la petrolchimica, in via di riconversione. “A questi fondi è probabile si aggiungano ulteriori 458 milioni di euro, richiesti per progetti da realizzare con risorse che deriveranno dal Pnrr e non ancora approvati”.

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L’impatto sul Pil e le critiche al Pnrr

Se le opere previste fossero veramente completate entro il 2026, le nuove infrastrutture darebbero una vera e propria spinta propulsiva alla crescita della Sicilia. Ne sono convinti gli economisti, che hanno ricostruito in particolare la consistenza e il trend di crescita della realtà produttiva del manifatturiero, prendendo in esame un campione rappresentativo composto da 600 imprese sulle 1.400 attive. Le simulazioni stimano una crescita teorica di circa sei punti percentuali, ma più concretamente, seppur con cautela, si può parlare di quattro punti percentuali e 400 mila nuovi posti di lavoro che si potrebbero venire a creare. Non mancano tuttavia, da parte di Giannola e Castronuovo, osservazioni critiche verso lo strumento del Pnrr, un “Piano nazionale gestito da un riluttante Stato Centrale che non formula un progetto ma procede alla sua elaborazione previa acquisizione di migliaia di progetti ‘sollecitati e pervenuti’. Estraendo dall’urna e mettendo ordine per linee di intervento (missioni e milestones) nasce il Piano – approvato in sede Ue – che in un lasso di tempo straordinariamente contenuto dovrebbe realizzare obiettivi che, al momento, suonano auspici non tradotti in numeri”, scrivono, facendo intendere che il Pnrr non ha un’anima ben chiara e aggiungendo che “lo smart e il green sono ovvi ingredienti per puntare a recuperare i ritardi cumulati, certamente utili ma non sufficienti per raggiungere più ambiziosi traguardi”.

Fonte: Giannola e Castronuovo, “Politiche attive e Sistema delle Imprese.La Sicilia Polo di attrazione del Mediterraneo”, Il Mulino, 2022
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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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