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Turismo enogastronomico: tutti pazzi per il buon cibo made in Sicily

Il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano premia i nostri prodotti certificati d'eccellenza, l'olio e i frantoi bio, le Strade del vino e dei sapori. Turisti sempre più interessati a inserire nei propri viaggi esperienze, degustazioni e tour nelle aziende, soprattutto con prenotazioni online

La Sicilia si conferma come un piccolo paradiso del turismo enogastronomico e si colloca al secondo posto per prodotti agroalimentari certificati, al terzo per frantoi e produzione di olio d’oliva d’eccellenza, al terzo anche per le strade del vino e dei sapori, al quinto posto infine per esperienze enogastronomiche prenotate online. Una delle migliori regioni italiane del buon gusto, insomma, come certifica l’edizione 2022 del rapporto sul turismo enogastronomico italiano, presentato ad Agrigento e realizzato da Roberta Garibaldi, docente di Tourism Management all’Università degli Studi di Bergamo e amministratore delegato di Enit (agenzia nazionale del turismo). Il rapporto è una fotografia aggiornata annualmente dell’intero ecosistema del turismo enogastronomico italiano: dalle produzioni di eccellenza all’offerta ristorativa, dagli agriturismi ai musei del gusto, passando per le aziende di produzione e le Strade del Vino e dei Sapori. Le componenti del sistema vengono confrontate sia con i competitor di livello europeo che con le realtà regionali. Un lavoro svolto in collaborazione con The Data Appeal Company, TheFork e Tripadvisor. 

Prodotti IG di qualità certificata: la Sicilia ne ha 39

“Le produzioni ad Indicazione Geografica (Dop, Igp e Stg) hanno un ruolo fondamentale sia nel connotare un Paese come meta enogastronomica che nel contribuire alla soddisfazione del turista, quando opportunamente valorizzate attraverso proposte di degustazione e scoperta”, si legge nel rapporto, che ricorda come dei 3.120 prodotti certificati a novembre 2021 in Europa, 814 (ossia il 26 per cento) sono italiani, 315 agroalimentari e 526 vini. L’Italia è leader europeo e i numeri sono cresciuti costantemente nell’ultimo decennio: dal 2011, 76 nuove registrazioni tra i prodotti agroalimentari e otto tra quelli vitivinicoli. Dopo di noi la Francia (con 697 IG) e la Spagna (343), mentre Germania e Regno Unito ne possiedono rispettivamente 136 e 98. “Tra le regioni italiane – evidenziano gli analisti – l’Emilia Romagna ha il maggior numero di prodotti agroalimentari certificati – 47 tra DOP, IGP e STG – seguita dalla Sicilia e dal Veneto (a pari merito con 39). Il Piemonte è in cima alla classifica nazionale per numero di vini IG (59), prima della Toscana (con 58) e del Veneto (53). Il valore economico delle produzioni certificate ha toccato i 16,6 miliardi di euro nel 2020, in lieve calo (-2 per cento rispetto all’anno precedente. L’area del Nord-Est racchiude oltre la metà (53 per cento) del valore nazionale, mentre l’Italia meridionale è l’unica a registrare performance positive sul 2019 (+7,5 per cento). (Ismea-Qualivita, 2022). 

Numero di prodotti certificati per regione nel 2021.
Fonte: Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2022

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Una moltitudine di piccole imprese colpite dalla pandemia

Anche il cibo made in Sicily è espressione di una moltitudine di piccole imprese sempre più multifunzionali e di un tessuto produttivo territoriale orientato a valorizzare, nella propria offerta, materie prime locali di qualità e produzioni di origine, con un’elevata propensione all’utilizzo di metodi di coltivazione biologici. La pandemia ha certamente colpito questo settore, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, imponendo una riflessione sul futuro. Spesso queste produzioni sono il riflesso di conoscenze, tradizioni, usi e costumi della gente che vi vive e che si sono consolidate nel tempo. Il loro valore culturale è stato riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), tanto da aver inserito alcuni paesaggi e usanze legate all’enogastronomia nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità. L’Italia, insieme alla Francia, ne vanta il maggior numero: cinque a Novembre 2021 – i “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” e le “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene» tra i beni materiali; la Dieta mediterranea”, la “Coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria e “L’Arte del pizzaiuolo napoletano” tra quelli immateriali.

Vino e olio scampati alla pandemia, Sicilia terza per frantoi biologici

Due settori produttivi che la pandemia non ha intaccato sono quelli del vino e dell’olio, fra i prodotti più rappresentativi dell’agroalimentare. Su 81.741 le imprese agricole che coltivano uva a fine dicembre 2021, la maggior parte si concentra in Veneto, Sicilia e Puglia, che accolgono rispettivamente il 16,4 per cento, il 15,9 per cento e il 13,5 per cento del totale nazionale. “La chiusura temporanea dei canali dell’Ho.re.Ca – precisano gli autori del rapporto sul turismo enogastronomico – non ha ridotto la produzione complessiva – che, invece, è aumentata del 3,2 per cento sul 2019 –, ma ha inciso negativamente sul fatturato complessivo, passato da 13,4 a 11,5 milioni di euro (-3,6 per cento) (Ismea, 2021a). La vendita online e l’home delivery hanno certamente contribuito a ridurre queste perdite, stimolando, inoltre, il settore ad una maggiore digitalizzazione”. La Toscana vanta il maggior numero di cantine (592, pari al 28 per cento del totale nazionale), mentre la Sicilia la più ampia superficie dedicata: oltre 30 mila ettari, pari al 26 per cento. In Calabria il maggior numero di frantoi biologici (858, pari al 40 per cento del totale nazionale), settore in cui la Sicilia ne conta 251 e si colloca al terzo posto d’Italia. 

Le prime tre regioni italiane per numero di frantoi bio, campagnia 2017-18. Fonte: Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2022.

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Strade del vino: 13 percorsi in Sicilia

Con 13 percorsi “strade del vino e dei sapori”, la Sicilia è al terzo posto in Italia. Nell’intero territorio nazionale ve ne sono in gran numero, 103 a novembre 2021, la maggior parte aderenti alla Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori. “Di queste – riassume il report – 93 hanno un sito web attivo (90 per cento), mentre Toscana e Veneto ne ospitano rispettivamente 20 e 16, il numero più alto; tuttavia, il tema rilevante è il coordinamento e, quindi, la capacità di organizzarsi e promuoversi in modo congiunto, dopo che la pandemia ha stimolato una riscoperta di questi itinerari e oggi il turista è più attento ed esigente, valuta con attenzione non solo la qualità dei prodotti e delle singole attrazioni, ma anche il paesaggio e la fruizione delle aree rurali a piedi ed in bicicletta.

Le regioni italiane per numero di Strade del vino e dei sapori. Fonte: Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2022.

Degustazioni e tour in cantina: piace prenotare online

La Sicilia si colloca al quinto posto per quanto riguarda le prenotazioni online di proposte a tema enogastronomico, come degustazioni e tour in cantina o corsi di cucina Toscana e Lazio sono le regioni più prenotate per l’enogastronomia e nella maggior parte delle regioni italiane, le proposte più vendute sono quelle a tema vino, specialmente in Toscana e Piemonte. Nel Lazio, invece, a primeggiare sono i corsi di cucina, così come in Puglia. In Campania e Sicilia i tour di street food, il caratteristico cibo di strada che riscuote uno straordinario successo da parte dei turisti nei centri storici di città come Palermo, Catania e Trapani, ma che non manca certo nelle altre località dell’isola.

LE ESPERIENZE ENOGASTRONOMICHE PIÙ PRENOTATE ONLINE
|PRENOTAZIONI IN ITALIA SUL PORTALE TRIPADVISOR. ANNO 2021.

Il turista vuol sentirsi parte attiva

Continua a crescere l’interesse dei viaggiatori rispetto al buon cibo ed al consumo responsabile anche in vacanza, al punto tale che questi due elementi diventano criteri per la scelta della destinazione e per la composizione del viaggio. Nel rapporto sul turismo enogastronomico italiano viene sottolineato con chiarezza che “i differenti aspetti e declinazioni della sostenibilità – dall’approccio green alle produzioni biologiche, passando per l’attenzione verso il sociale – possono essere da stimolo alla visita di aziende di produzione. Costruire esperienze che permettano al turista di sentirsi parte attiva, ossia vedere che in qualche modo la sua presenza genera direttamente benefici, è un’opzione da considerare in ottica futura. Ne sono esempi proposte a contatto con i produttori locali (es. nelle viti durante la vendemmia, nelle risaie, …), o l’acquisto di souvenir e/o prodotti delle aziende del territorio”. Gli operatori siciliani possono iniziare o continuare a puntare su questi aspetti per potenziare o diversificare la propria offerta, aggiungendo le altre possibilità che il rapporto contempla e sulle quali c’è ancora spazio per salire in classifica: gli agriturismi, sempre più ricercati e graditi, i musei del gusto, realtà culturali che stanno riscuotendo un crescente apprezzamento da parte del pubblico (ma non ci sono elenchi ufficiali di queste risorse) e i microbirrifici: trionfano in Lombardia e in Veneto, ma secondo la precedente edizione del Rapporto), il 65 per cento dei turisti italiani gradirebbe vedere il processo produttivo, il 59 per cento partecipare a tour tra birrifici ed il 57 per cento vivere una giornata come mastro-birraio. Ulteriori spunti per chi vuole scommettere sul settore. 

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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