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Ultimo anno per le attuali concessioni demaniali. Tavolo permanente regionale

Ci hanno provato, le istituzioni, ad andare contro le direttive europee ed evitare la gare per le nuove concessioni. Non ci sono riusciti e l'assessore regionale al territorio, durante un convegno sul tema, ha annunciato una continua interlocuzione con tutte le parti in causa, operatori per primi

Sull’Isola sono circa tremila i titolari di concessione demaniale marittima, più di 7.500 gli addetti e 100 mila gli stagionali impiegati nel settore della balneazione. Un comparto intorno a cui gira una fetta importante dell’economia siciliana – il 13 per cento del Pil dell’Isola deriva dal turismo, di cui il mare e la balneabilità sono una parte consistente. Il loro futuro è però incerto in seguito a quanto previsto dalla direttiva europea Bolkestein, che prevede la fine dello status quo entro il 31 dicembre 2023. Incertezze che i governi, soprattutto regionale, hanno provato a dipanare ma la legge emanata per cercare di allungare i tempi delle attuali concessioni è stata impugnata. Si è tornati sull’argomento al convegno “Concessioni demaniali marittime turistico-ricreative e portuali” organizzato dal dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Palermo e ne è venuto fuori che non ci si vuole arrendere, anzi. L’assessore regionale al territorio e ambiente Elena Pagana ha annunciato la costituzione di un tavolo permanente sul tema.

In Sicilia il settore balneazione vale 700 milioni

Secondo l’ultimo rapporto del Sib (Sindacato italiano balneari) le imprese balneari italiane sono circa 30 mila con 100 mila addetti diretti e un milione indiretti. Il segmento “mare” vale 70 miliardi di cui sette per i soli servizi alla balneazione. Considerando che un decimo di queste imprese sono siciliane è facile stimare per l’Isola un giro d’affari di sette miliardi complessivi per il segmento mare e 700 milioni per i servizi di balneazione. Dal 2024, dunque, scatteranno le gare per assegnare le spiagge pubbliche tra le proteste dei balneari. In Sicilia il precedente governo Musumeci aveva dato il proprio sostegno ai balneari e alle associazioni di categoria attraverso la Legge regionale 24 del 2019 che si ispirava alla Legge di stabilità nazionale del 2018 (poi superata nel Consiglio dei ministri del febbraio 2022) e che estendeva le concessioni demaniali al 2033.Anche Fiba Confesercenti Sicilia aveva alzato la voce contro la fine delle concessioni al dicembre 2023. “Una proposta inaccettabile”, lì’ha definita il presidente regionale Alessandro Cilano.

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Il ministro del Mare Nello Musumeci senza competenza

Al convegno di Palermo era presente in collegamento audio il ministro del Mare Nello Musumeci che però ha sottolineato come la competenza della materia è in capo al ministero del Turismo e che è al vaglio del governo l’ipotesi di darla a lui. “In Italia sono coinvolti 30 mila operatori nel settore. Abbiamo la necessità di premiare chi si è impegnato negli ultimi anni e per questo dobbiamo confrontarci con Bruxelles per dare risposte urgenti a questo comparto”, ha detto. Anche dalla Regione si dicono pronti a sostenere le istanze dei balneari. “È vero che dobbiamo rispettare la direttiva Bolkestein, ma è anche vero che poche regioni hanno i chilometri di coste della Sicilia”, ha detto l’assessore Pagana. (L’applicazione della direttiva Bolkestein presuppone ai sensi dell’articolo 12 della stessa, la verifica della scarsità della risorsa naturale, nda). Per questo, ha annunciato che “il prossimo passo che verrà fatto dal governo regionale è la costituzione di un tavolo permanente sul tema che veda impegnati il governo regionale da una parte e gli operatori del settore insieme a tutti i soggetti coinvolti dall’altra. Determinante sarà anche l’intervento dell’Università e dell’Assemblea regionale siciliana con la quarta Commissione Territorio e Ambiente”.

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Un regolamento arrivato con 28 anni di ritardo

Pasqualino Monti, presidente Autorità di sistema portuale del mare Sicilia occidentale, come pure il prof. ex assessore regionale Gaetano Armao, hanno puntato l’attenzione sui ritardi cronici con cui si è mossa l’Italia sul tema. Un esempio è l’emanazione, il 28 dicembre 2022, dal ministero delle Infrastrutture, del decreto il numero 202, regolamento delle concessioni demaniali, che doveva essere emanato nel 1994. “Ora è necessaria una riforma più strutturata del settore per uscire dal limbo di enti pubblici non economici, perché le Autorità tutto sono meno che questo. Si occupano di mercato, promuovono traffico e usano le concessioni per ancorare il mercato agli asset che lo Stato autorizza”, ha dichiarato Monti.

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In Sicilia il 40% delle spiagge non accessibile liberamente

Del parere opposto è la posizione di Legambiente che nel rapporto Spiagge 2022 scrive chiaramente che non è neanche lontanamente immaginabile in altri paesi d’Europa che la quota di spiagge libere e gratuite sia ridotta come avviene in tante regioni italiane. In Sicilia secondo l’associazione del Cigno il 22,4 per cento di costa sabbiosa è occupato da stabilimenti balneari, campeggi e complessi turistici. Percentuale che arriva al 66,5 per cento in alcune zone come Mondello o alla Plaia di Catania dove, a fronte di decine e decine di stabilimenti balneari, vi sono solo tre spiagge libere. A questo bisogna aggiungere che 73 chilometri su 425 di costa sabbiosa sono sottratti alla balneazione per inquinamento. Ben il 17,5 per cento, il che fa salire il totale delle spiagge non accessibili liberamente al 40 per cento.


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