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Conti e racconti d'impresa

Una bacchetta magica contro i virus. Si chiama Glodui ed è nata in pandemia

Uccidere i germi, quindi anche i virus, i batteri e gli acari è realtà. Una "magia" possibile grazie alla tecnologia dei Led a Uvc. L'idea di Luca Naso

Sembra fantascienza e invece la bacchetta magica in grado di uccidere i germi, quindi anche i virus, i batteri e gli acari è realtà. Una “magia” possibile grazie alla tecnologia dei Led a Uvc. L’idea è di Luca Naso e come spesso accade è nata da una necessità: difendersi dal Covid. È stato proprio durante la pandemia che ha quindi creato la start up Glodui. Quarant’anni a breve, astrofisico, data scientist e runner (è sua l’idea di Correre ai Confini), ma anche docente, imprenditore e mentor, con esperienze varie tra Italia ed estero. Attualmente è Data Innovation Manager presso Etna Hitech a Catania.

Sei stato pure un allievo della Scuola Superiore di Catania. Ti è stato utile per l’attività imprenditoriale?
Penso che la Scuola abbia avuto un impatto enorme in tutta la mia vita, inclusa quella imprenditoriale. Di sicuro ci sono due grandi ambiti: multidisciplinarietà ed eccellenza. Alla SSC ho avuto la possibilità non solo di sfidarmi su argomenti lontani dal mio percorso di studi in Fisica, ma anche di confrontarmi, su base giornaliera, con persone che avevano scelto percorsi diversi dal mio.

Perché hai deciso di lavorare nelle e per le imprese anziché intraprendere un’attività accademica?
È cambiato l’oggetto della mia passione: prima era capire come funziona la Natura e contribuire a capire altri suoi aspetti ancora sconosciuti; poi sono diventate le tecnologie digitali. Ho deciso di assecondare una nuova passione, che inizialmente ha messo al centro la curiosità per il digitale, subito dopo quella per i dati. Penso che questo sia un esempio di “mentalità dell’abbondanza” che vince sulla “mentalità della carestia”, un esempio in cui il peso dei nuovi traguardi da raggiungere vince su quello dei traguardi già raggiunti.

Parliamo delle tue esperienze d’impresa. In Edisonweb e Mvmant, promosse da Riccardo D’Angelo, di cosa ti occupavi?
Edisonweb è stata la mia prima esperienza d’impresa importante che è coincisa con due grandi cambiamenti nella mia vita. Il primo era logistico: da Pechino andavo a lavorare a Mirabella Imbaccari (CT); il secondo era di carriera: dall’accademia all’industria. In Edisonweb ho ricoperto il ruolo di direttore tecnico e mi sono occupato di varie attività nel settore della comunicazione digitale. Molti progetti erano basati sui dati e la loro visualizzazione. Ho avuto la fortuna di contribuire anche alla creazione di Mvmant, la cui business idea è nata proprio nel mio ultimo periodo in Edisonweb.

Poi sei passato in Neodata, la start up del Prof. Giuffrida. Qual è stato il tuo ruolo?
In mezzo ci sono state l’esperienza di insegnamento presso un liceo a Caltagirone, la collaborazione con una start-up tecnologica californiana e la mentorship a TIM WCAP. In Neodata ho ricoperto diversi ruoli e sono stato Data Scientist, Chief Data Officer e Product Development Manager. Ho lavorato a progetti industriali e di ricerca basati sui big data ed il machine learning

Il tuo expertise adesso è nei big data. Perchè questo ambito sta diventando sempre più importante per le imprese?
I dati permettono alle aziende di capire meglio quello che fanno e quello che i loro clienti vogliono. Provo a spiegarlo con un sillogismo. Primo. La digitalizzazione ha reso possibile quantificare quasi tutto quello che ci circonda (datification). Secondo. La conoscenza dei fenomeni ci consente di interagire con gli stessi in maniera più controllata ed anche di fare previsioni su cosa potrebbe succedere in futuro. Terzo. Le aziende sono interessate ai dati perché grazie alla conoscenza che ne scaturisce possono creare valore per le persone.

Ti occupi anche di formazione. Dunque, l’onda lunga dell’esperienza universitaria non si è arrestata?
Mai, anzi penso proprio che sia cresciuta nel tempo. Per me insegnare significa avere l’opportunità di condividere con altri le cose che mi appassionano. Spesso inoltre sfrutto le occasioni di insegnamento come opportunità per fare degli approfondimenti, dato che ho un’insaziabile curiosità e voglia di conoscere.

Recentemente, hai lanciato una start up per un prodotto concepito e nato in piena pandemia. Ce ne parli?
Glodui è nata come diretta conseguenza dello stop di Correre ai confini. Quando sono rientrato a casa e mi sono reso conto che una ripartenza nel breve termine non era possibile ho iniziato a pensare a quale business dedicarmi. Con Glodui abbiamo portato sul mercato consumer un prodotto di sanificazione normalmente utilizzato solo da specialisti. Si tratta di una bacchetta che utilizza la tecnologia dei LED a UVC per uccidere i germi, quindi anche i virus, i batteri e gli acari.

Chi ti collabora a questa iniziativa imprenditoriale?
Una volta che avevo deciso di dedicarmi su Glodui ho subito cercato altre persone per lavorarci insieme. Alla fine non sarei potuto essere più felice delle persone che ho trovato: Marco e Francesco. Si tratta di due persone che hanno dato un contributo vitale a Correre ai Confini.

Come è andato il debutto sul mercato?
Abbiamo debuttato sul mercato ad ottobre 2020 ed i primi 2 mesi sono andati aldilà di ogni più rosea aspettativa. Poi abbiamo avuto dei problemi, anche questi del tutto inaspettati, ma abbiamo reagito. Abbiamo espanso l’attività a tutti i mercati europei presenti su Amazon e stiamo valutando i prossimi prodotti da immettere sul mercato.

Quali saranno le prossime tappe di Glodui? Prevedi un’espansione della start up e il coinvolgimento di investitori?
Le prossime tappe di Glodui saranno probabilmente legate ai suoi obiettivi più a lungo termine. Alla base di questo e-commerce c’è un desiderio molto semplice, quello di dare un contributo importante a combattere la disoccupazione. Vorrei supportare aspiranti imprenditori ed imprenditori già in essere a costruirsi la loro presenza online per creare un nuovo canale di revenue.

E riguardo all’investor?
Come dicevo spesso quando facevo mentor, ciò che veramente serve per creare una startup di successo non è un investitore, ma delle persone, persone che siano pronte a fare enormi sacrifici pur di trasformare un sogno in realtà. Glodui non è da meno ed ora più che mai ha bisogno di qualcuno che salga a bordo e lavori assieme a noi. Certo poi se arriva un investitore non direi di no e di sicuro userei il finanziamento per le persone!

La tua più impresa innovativa non è arrivata a compimento per via della pandemia. Ti eri ripromesso di correre e attraversare l’intera Italia per tutto il 2020. Pensi di riprendere prima o poi?
Per molto tempo dopo l’interruzione di Correre ai Confini ho pensato alla sua ripartenza. In realtà ho proprio “agito” e non solo “pensato”. Ho lavorato alle tante idee di miglioramento che mi erano venute in mente durante i giorni di corsa ed anche ad alcuni temi molto delicati, come la definizione del percorso da seguire sulle Alpi. Poi però mi sono reso conto che era arrivato il momento di “chiudere”. Tuttavia, mi piacerebbe veramente tanto riprendere Correre ai confini. Per questo motivo continuo ad allenarmi e spero che la pandemia da Covid-19 possa finire il prima possibile!

Un consiglio che ti senti di dare ad un giovane che volesse avviare una start up, quale sarebbe?
Questa è una domanda molto difficile! Dopo tutte le mie attività di mentorship mi sono convinto che non esista un consiglio universale, perché ogni persona ha bisogno di un consiglio diverso. Aggiungo allora solo due spunti. Primo. In Sicilia ho visto fallire troppe poche startup. Non so se sia un bene o un male, dipende da cosa poi queste startup diventano. Il consiglio è allora di avere il coraggio di “chiudere” (non “fallire”). Secondo. Correre ai Confini mi ha insegnato (in maniera quasi violenta direi) che se vuoi aumentare drasticamente le probabilità di avere successo con il tuo progetto devi fare tu il primo passo, e devi farlo bello grande affinché tutti capiscano chiaramente e senza alcun dubbio cosa sei pronto a fare per realizzarlo. Suggerimento: se non te la senti di fare un grande passo, forse non sei nel progetto giusto per te.

Rosario Faraci
Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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