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Vetro, opportunità dal vuoto a rendere. L’Italia tentenna, in Sicilia buone prassi

Molto diffuso fino agli anni Ottanta, il sistema fu superato in seguito alla diffusione delle plastiche monouso. Con la sofferenza della filiera del vetro, il vuoto a rendere sarebbe molto utile, ma si pensa di estenderlo a plastica e metalli, come chiedono ambientalisti ed enti locali

Negli anni Ottanta era il sistema più diffuso per il recupero e il riutilizzo di contenitori e bottiglie. Oggi il vuoto a rendere potrebbe essere un’opportunità per contrastare i problemi nella filiera del vetro, che in Sicilia rischiano di lasciare centinaia di imprese della trasformazione senza i contenitori necessari. “Il vuoto a rendere si presterebbe a risolvere questo problema, anche se necessita di un’organizzazione logistica che non si mette in piedi dall’oggi al domani”, spiega a FocuSicilia Andrea Minutolo, responsabile dell’ufficio scientifico di Legambiente. L’associazione, insieme ad altre realtà civiche e ambientaliste, partecipa alla campagna “A buon rendere”, lanciata pochi giorni fa dall’associazione Comuni virtuosi, che riunisce 135 Enti locali da Nord a Sud del Paese. Obiettivo, chiedere anche in Italia “l’introduzione di un sistema di raccolta efficiente dei contenitori” basato sul deposito cauzionale. Al momento una politica nazionale manca, anche se sul piano locale – per esempio in Sicilia – si contano delle buone pratiche.

Come funziona il sistema

Il meccanismo proposto da Comuni virtuosi è semplice, e non riguarda solo il vetro ma anche plastica e metalli. In sostanza, al consumatore verrebbe chiesto di pagare, al momento dell’acquisto, una piccola cauzione per il contenitore. Una volta consumato il prodotto, l’utente riporterebbe il contenitore al punto vendita e verrebbe rimborsato della cauzione. “Il meccanismo è simile a quello tutt’oggi utilizzato nella ristorazione per il vuoto a rendere dell’acqua minerale, ma per essere esteso ad altri prodotti necessita di un sistema centralizzato su base comunale o regionale”, osserva Minutola. Tale sistema, si legge nella proposta di Comuni virtuosi, dovrebbe organizzare “il recupero degli imballaggi vuoti per il conteggio, la selezione, il compattamento e la vendita dei materiali raccolti ai riciclatori”. Modelli simili sono già presenti in numerosi Paesi, nei quali “il flusso di materiale, denaro e dati è controllato da un’organizzazione centralizzata senza scopo di lucro di comproprietà dei produttori”.

La situazione nel mondo

Una modalità che permette a cittadini e imprese di tutto il mondo di “risparmiare somme sostanziali”, migliorando al contempo il sistema di riciclo e riducendo l’inquinamento ambientale. Secondo uno studio citato da Comuni Virtuosi, “in Canada, le province con programmi di restituzione della cauzione recuperano in media l’82 per cento di tutti i contenitori per bevande non ricaricabili venduti, rispetto al 46 per cento in Ontario, dove i contenitori per bevande non alcoliche sono recuperati attraverso programmi di riciclaggio comunali”. Significativi anche i dati degli Stati Uniti. “Gli stati con leggi attive sul deposito dei contenitori riciclano il 50-89 per cento dei contenitori coperti, mentre il tasso complessivo di riciclaggio dei contenitori per bevande negli stati senza deposito è di circa il 30 per cento”. Per quanto riguarda il vecchio continente, “quasi tutti i paesi europei con sistemi di deposito cauzionale riportano tassi di riciclaggio per i contenitori di bevande monouso superiori all’85 per cento”.

Una buona prassi siciliana

In alcuni casi il sistema della cauzione è in vigore da decenni. Secondo l’ultimo rapporto “Acqua in bottiglia” realizzato da Legambiente “in Germania il vuoto a rendere è regolamentato sin dal 1991, in Danimarca è obbligatorio quello delle bottiglie di vetro e in Norvegia è applicato anche alle lattine”. Anche secondo l’associazione ambientalista gli effetti sul sistema dei rifiuti sono molto positivi. “L’ammontare dei rifiuti è ridotto del 96 per cento per il vetro e dell’80 per cento per la plastica, e il riuso per 20 volte di una bottiglia di vetro comporta un risparmio energetico anche del 77 per cento”. Se in Italia una politica nazionale manca ancora, a livello territoriale esistono incentivi per chi adotta questo sistema. Legambiente ricorda il caso della Regione siciliana e delle aziende che commercializzano l’acqua. Si parla di uno sgravio del 50 per cento sui canoni di imbottigliamento per le realtà che utilizzano bottiglie in vetro anziché in plastica, e del 70 per cento per quelle che applicano la modalità di raccolta del vuoto a rendere.

I tentativi di reintroduzione

Un tentativo di reintrodurre il sistema venne inserito nel decreto 142/2017 del ministero dell’Ambiente, riguardante la “sperimentazione su base volontaria del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico”. Un altro input è arrivato con il decreto Semplificazioni del 2021, che ha modificato il Testo unico ambientale prevedendo “sistemi di restituzione con cauzione nonché sistemi per il riutilizzo degli imballaggi”, allo scopo di aumentare “la percentuale degli imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato per contribuire alla transizione verso un’economia circolare”. Anche l’Unione europea si è mossa in direzione di un recupero del vuoto a rendere. Va in questo senso la direttiva Sup sulla plastica monouso, che non riguarda nello specifico il vetro ma prevede “un sistema di raccolta selettiva in base al quale il consumatore paga una piccola cauzione completamente rimborsabile in aggiunta al prezzo di vendita di un prodotto”.

Sensibilizzare i cittadini

Al di là di singoli interventi legislativi, una politica sul vuoto rendere non si improvvisa dall’oggi al domani, ribadisce il responsabile scientifico di Legambiente Minutolo. “Oggi il sistema dei rifiuti è basato essenzialmente sugli imballaggi usa e getta e sul riciclo, con più o meno successo a seconda delle diverse aree del Paese”. Costruire un sistema di deposito cauzionale su larga scala “è abbastanza complesso”, ma potrebbe comportare vantaggi notevoli. Parlando del vetro, per esempio, “sarebbe più semplice riutilizzare i contenitori attraverso un sistema di vuoto a rendere anziché fondere e trasformare il vetro attraverso il riciclo”. Un approccio che risponderebbe anche alle difficoltà attuali della filiera, ma che necessita di un profondo lavoro di sensibilizzazione nei cittadini. “Iniziative come quella di Comuni virtuosi, a cui come Legambiente partecipiamo attivamente, vanno proprio in questo senso. Costruire un modello alternativo a quello attuale su può, ma serve la partecipazione di tutti”, conclude il responsabile scientifico.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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