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Zone franche montane, a due anni dalla legge la situazione è in stallo

La legge "di prospettiva" per consentire una fiscalità di vantaggio, approvata il 17 dicembre 2019 dall'Ars, potrebbe finire in un nulla di fatto. Lo denuncia Vincenzo Lapunzina, presidente dell'associazione sulle Zfm siciliane, che rivolge un appello al presidente Musumeci: "Sblocchi i 20 milioni promessi"

I cento milioni di euro ottenuti dallo Stato per i costi legati all’insularità della Sicilia nell’ultima legge di Bilancio “sono frutto anche della nostre mobilitazioni con i sindaci e dei nostri incontri a Roma”. Eppure, come in una “trama da operetta”, denuncia Vincenzo Lapunzina, presidente dell’associazione regionale Zone franche montane (Zfm), questi soldi non andranno a finanziare la legge “di prospettiva” approvata il 17 dicembre 2019 per la fiscalità di vantaggio nei comuni montani dell’Isola. Una situazione venutasi a creare negli ultimi giorni di dicembre, quando il governo regionale guidato da Nello Musumeci ha approvato una delibera, la 578 del 24 dicembre, che prevede il finanziamento delle stesse Zfm, che riguarderebbero ben 159 comuni con territori a una altitudine posta sopra i 500 metri, non con fondi subito disponibili a bilancio, ma con una rimodulazione di fondi europei. “Di fatto trasformando una fiscalità di vantaggio, una decontribuzione per chi è isola nell’isola, in credito d’imposta. Ma come può avere credito chi riesce a sostenere a stento le spese?”, ha affermato Lapunzina ieri in diretta a FocuSicilia.

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Venti milioni “promessi dal presidente Musumeci”

L’istituzione delle Zfm consentirebbe, nelle intenzioni dei promotori e dell’Assemblea regionale, di creare un processo virtuoso di ritorno all’attività imprenditoriale da parte dei giovani siciliani, “65 mila emigrati in pochi anni, quasi tutti dalle aree interne”, specifica Lapunzina. Decontribuzione potrebbe attrarre investimenti, non solo esteri “ma anche degli stessi residenti, che hanno a disposizione miliardi di euro tenuti nei conti correnti, magari per consentire a un nipote di avviare una attività”. Per far partire il meccanismo però servono fondi pubblici “come si fa in Alto Adige”. Ma i fondi non sono tutti uguali, spiega Lapunzina: “La legge europea è chiara, non si possono utilizzare fondi dell’Unione come aiuti di Stato, né possono applicarsi i parametri del de minimis alle nostre esigenze”, spiega. Motivo per cui urge una soluzione, “almeno per far partire questa legge”. Soluzione trovata, secondo la ricostruzione dei vari passaggi istituzionali fatta dallo stesso Lapunzina sul sito dell’associazione Zfm, dalla stessa Regione siciliana in colloqui con alcuni sindaci avvenuti nei primi giorni di dicembre 2021, ovvero destinare una parte di quei cento milioni di euro per l’insularità, venti per la precisione, al finanziamento della norma. “Musumeci ha assunto un impegno, e ci appelliamo perché lo rispetti”, prosegue Lapunzina. I venti milioni “non basterebbero certamente, lo sappiamo già, ma permetterebbero di superare l’esame delle due commissioni Parlamentari al Bilancio e di consentire l’avvio della legge”. Per il futuro “vedremo, abbiamo individuato vari cespiti possibili per finanziarla, come quello derivante dall’Iva all’importazione“.

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“Non abbiamo più tempo”

Nei pochi giorni dal colloquio di Musumeci con i sindaci per la destinazione dei venti milioni, fino alla delibera di giunta 574, per l’associazione Zfm è avvenuto avvenuto un cambio netto di rotta da parte del governo regionale, che per Lapunzina ha anche un autore: Gaetano Armao. L’assessore all’Economia, e vicepresidente della Regione siciliana, starebbe tentando “di portare la Legge, in discussione al Senato e approvata all’unanimità dall’Ars, in un binario morto”. Una prospettiva basata sugli atti di politica economica di cui Armao è responsabile e “inaccettabile e che dovrebbe essere motivo di indignazione da parte di tutta la deputazione regionale e delle associazioni che aggregano i Comuni e gli amministratori a qualsiasi titolo, dai quali ci aspettiamo una presa di distanza netta e inequivocabile”, spiega Lapunzina. La materia è comunque complessa, tanto da aver “fatto emergere questioni riposte dal 1946 sull’autonomia regionale approvata con lo Statuto”, spiega Lapunzina. Ma secondo il presidente dell’associazione Zone franche montane di Sicilia non c’è tempo per analisi complesse, e l’unica cosa da fare è far partire la legge. “Non abbiamo più mesi, ma giorni e ore, il Senato senza i venti milioni che si è impegnato a utilizzare Musumeci potrebbe bocciare la Legge per mancanza delle risorse”, conclude Lapunzina

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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