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Zone franche montane, c’è l’elenco dei comuni: salgono a 159

Definite le aree sopra i 500 metri d'altezza in cui le imprese avranno delle agevolazioni: saranno 26 in più delle 133 previste fino a pochi mesi fa. Ma all'atto pratico "non cambia nulla, ancora", dicono dall'associazione Zfm

Per le Zone franche montane (Zfm) in Sicilia arriva un ulteriore passo verso l’approvazione: la giunta regionale guidata da Nello Musumeci ha deliberato la perimetrazione delle aree. C’è quindi oggi un elenco ufficiali delle aree che potranno fruire delle agevolazioni. Sono situate in 159 comuni, in luogo dei 133 inizialmente individuati, e sono oltre la metà di quelli dell’Isola. Le aree sono tutte in comuni con meno di 15 mila abitanti, come previsto dalla legge regionale, e 117 di questi hanno “almeno il 50 per cento del territorio sopra ai 500 metri”, e sono così divisi: 44 in provincia di Messina, 37 a Palermo, 15 a Catania, 8 a Enna, 5 a Siracusa, 3 nel Nisseno e nell’Agrigentino e due a Ragusa. I restanti 42 comuni hanno invece “aree densamente edificate sempre al di sopra dei 500 metri e con fenomeni di spopolamento”. Di questi 10 ricadono nella provincia di Palermo, 7 nell’Agrigentino, nel Messinese e nell’Ennese, 6 a Caltanissetta, 3 a Catania, e uno a Ragusa e a Trapani. All’atto pratico, però, “non cambia nulla, per ora”, spiega Vincenzo Lapunzina, “La Regione ha adempiuto a quasi tutti i passaggi tecnici, adesso si esprima il Parlamento”. Così Vincenzo Lapunzina, coordinatore regionale del Comitato per l’istituzione delle zone franche montane in Sicilia, composto dall’associazione Zfm Sicilia e dagli amministratori dei Comuni interessati alla norma, a FocuSicilia. L’iter è infatti bloccato “al Parlamento nazionale”, dove l’associazione Zfm insieme a cento sindaci siciliani si è recata in protesta lo scorso 6 maggio, incontrando anche le ministre Mariastella Gelmini agli Affari regionali e Mara Carfagna al Sud.

Leggi anche – Zone franche montane, sindaci siciliani ricevuti dai ministri Gelmini e Carfagna

Musumeci pubblicamente al fianco delle Zfm

Le aree individuate dalla delibera sono “esattamente quelle indicate dalla legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana il 17 dicembre 2019. E non dimentichiamo che non parliamo di comuni che usufruiscono, ma di aziende”, spiega Lapunzina. La perimetrazione è quindi un atto formalmente previsto, e precisamente all’articolo 2 della legge regionale 641, e non da altro che sottolineare il momento di dialogo intenso tra i promotori per le Zfm e la presidenza della Regione. Lo stesso Nello Musumeci è stato infatti pochi giorni fa ospite a un convegno a tema organizzato al Collegio San Tommaso Congress Hall di Linguaglossa. Presenti anche i rappresentanti del Parlamento nazionale e regionale. E, secondo quanto scritto dall’associazione Zfm, il supporto all’iniziativa è praticamente totale da ogni gruppo politico. Con in più la rassicurazione del presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, Luciano D’Alfonso, sulla priorità del provvedimento.

Risorse non dal Fondo nazionale ma dall'Iva

Tra le ipotesi emerse durante l'incontro di Linguaglossa, la principale è quella relativa al reperimento delle risorse. Nella norma si individua come risorsa per reperire i 300 milioni necessari all'attuazione annua del provvedimento la "riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5 del decreto legge 29 novembre 2004 numero 282". Cifre ben lontani dalle ipotesi finora emerse a livello governativo, con il Ministero dell'Economia pronto a finanziaria non più di 150 milioni. Dai vari incontri in sede parlamentare, l'associazione Zone franche montane ha espresso l'orientamento di poter usufruire "del cespite tributario dell’Iva all’importazione maturato in Sicilia sia destinato alla copertura strutturale delle disposizioni concernenti l’istituzione delle zone franche montane". Un punto sul quale Musumeci si è detto favorevole, ma su cui l'ultima parola spetta a Roma.

Le agevolazioni previste

La norma, composta da soli sei articoli, spiega infatti chiaramente quali saranno i vantaggi per chi opera in aree geograficamente svantaggiate. Il primo è l'esenzione dalle imposte sui redditi per tre anni, con riduzioni significative pari al 60, 40 e 20 per cento nei periodi di imposta successivi, con importo maggiorato di 5 mila euro per ogni nuovo assunto. Esenzione, sempre per tre anni, dall'imposta regionale sulle attività produttive. Vi sarà inoltre l'esenzione dal 2020 al 2025 delle imposte municipali per gli immobili siti nelle aree e di proprietà o utilizzati dai titolari delle attività economiche. Infine vi è l'esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente per i primi cinque anni di attività, "nei limiti di un massimale di retribuzione definito con decreto del Ministro del Lavoro e della previdenza sociale, solo in caso di contratti a tempo indeterminato".

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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