Bollette triplicate, le imprese del terziario “hanno due mesi di vita”

Bollette triplicate, le imprese del terziario “hanno due mesi di vita”

Le piccole e medie imprese del settore terziario in Sicilia resisteranno “non più di uno o due mesi, se non c’è un intervento immediato che vada a dare sostegno, cioè una detassazione”. È l’analisi di Antonino Reina, presidente regionale Federterziario Sicilia, organizzazione che riunisce 15 mila imprese nell’Isola. Si tratta per lo più di aziende tra otto e 15 dipendenti, che operano nell’Isola in ogni settore produttivo: dal commercio al turismo, dai servizi per l’agricoltura alla formazione professionale. “Sono i piccoli e le aziende a conduzione familiare che stanno subendo maggiormente la crisi – spiega Reina – e sono proprio le imprese che nessuno sta rappresentando. Noi ce ne occupiamo, è il nostro nocciolo duro di attività”. L’organizzazione guidata da Reina (a livello nazionale conta 85 mila aziende) ha già avuto incontri con i propri aderenti in presenza dei rappresentanti della Regione per chiedere interventi, “altrimenti – prospetta il presidente – una volta che chiudono le attività non si potranno più riprendere, in particolare quelle che devono sostenere anche i costi per l’affitto dei locali”. Leggi anche –“Bollette insostenibili”: le imprese di Confcommercio Sicilia spengono le luci “Tutti i settori produttivi sono soggetti al rincaro delle bollette energetiche – osserva Reina – compreso il settore alberghiero, che sembrava esserci avvantaggiato di una ripresa. Ma come sappiamo, da noi il turismo è prettamente stagionale, tutte le strutture chiudono a metà ottobre, a differenza di altre strutture d’Italia che sono attive anche per la ricettività invernale”. La ripresa estiva del settore turistico-alberghiero è stata quindi vanificata dagli extracosti energetici degli ultimi tre mesi: tra giugno e luglio, infatti, le aziende hanno cominciato a ricevere bollette della luce e del gas con maggiorazioni consistenti dei costi, di fatto triplicati. “Questo vuol dire – prosegue il vertice regionale di Federterziario – che quello che fino a due mesi fa costava uno, oggi costa tre. Le aziende possono solo riversare questi costi sul consumatore finale, che non riesce a sopportarli e diminuisce enormemente l’acquisto di prodotti, beni o servizi. Ci vuole una cura e se la cura arriva tardi, rischiamo di perdere un bel po’ di aziende”. Leggi anche –Caro bollette, Ugl Catania chiede interventi. “Imprese e lavoratori ko” Esistono ancora delle distinzioni territoriali tra le varie province siciliane: alcune zone sono più vulnerabili e altre più resistenti alla crisi generalizzata. “L’area interna – spiega Reina – comprende zone come l’Agrigentino o le province di Caltanissetta ed Enna, che hanno avuto da sempre una situazione un po’ più debole. Sono sempre stati territori più esposti, mentre Palermo, Trapani o le province orientali come Catania hanno avuto maggiore afflusso in termini di utili economici”. Nelle zone più fragili, “per piccolissime aziende anche nel settore agricolo – evidenzia il presidente – l’aumento di tutto ha portato al blocco delle vendite e degli acquisti. Dal nostro osservatorio vediamo questo. Quanto possono tenere ancora? Uno o due mesi”, ripete Reina, il cui polso della situazione è dato dalla vasta e diversificata platea di attività economiche monitorate da Federterziario. Leggi anche –Caro energia, Confcommercio Sicilia: “A rischio 6.500 imprese e 19 mila posti” L’inflazione, ricorda Federterziario nazionale, ha quasi raggiunto l’otto per cento e l’impennata è dovuta proprio al caro energia. Il presidente generale, Alessandro Franco, nei giorni scorsi ha auspicato interventi rapidi, altrimenti “molte piccole e micro-imprese sono destinate a chiudere entro il primo semestre del 2023, con una conseguente drammatica perdita di posti di lavoro”, ha dichiarato. Secondo un’elaborazione dati dell’Arera, l’Autorità di regolazione per l’energia reti e ambiente – ricorda l’organizzazione – il primo trimestre del 2022 aveva già fatto registrare un aumento del prezzo medio del 55 per cento dell’energia elettrica e del 42 per cento del gas. Anche per questo Federterziario nazionale chiede al governo aiuti concreti e sta valutando l’opportunità di presentare un esposto all’Antitrust e all’Arera, per evitare e contrastare possibile speculazioni che si nascondono dietro gli aumenti.