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Alluvioni, in Sicilia 21 siti inquinanti a rischio. Minacciati 1.400 beni culturali

Diversi impianti pericolosi a livello ecologico secondo le direttive dell'Unione europea sorgono in aree a rischio di allagamenti ed esondazioni. A essere minacciato anche il patrimonio culturale, con il 17 per cento dei siti in zone critiche. I dati dell'Ispra

In Sicilia 21 siti industriali pericolosi sono minacciati dalle alluvioni, con potenziale rischio ecologico per il territorio. Si tratta di 12 impianti Ied, sigla dell’Unione europea che indica attività industriali “con un forte potenziale di inquinamento”, e nove impianti Seveso, sigla Ue per le attività industriali che utilizzano “sostanze pericolose in grandi quantità”. Massima allerta anche 1.421 beni culturali che sorgono in aree a rischio. A lanciare l’allarme è l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nell’ultimo Rapporto sulle condizioni di pericolosità da alluvione in Italia. Le acque non minacciano soltanto i cittadini – quasi 400 mila soltanto in Sicilia – ma anche diversi siti strategici. Malgrado questi numeri, l’Isola non è tra i territori più a rischio nello Stivale. Secondo l’Istituto, infatti, “le Regioni Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Toscana, Molise e Calabria hanno percentuali di impianti a rischio superiori ai valori calcolati alla scala nazionale per tutti gli scenari di pericolosità”. In altre parole, il pericolo è superiore alla media. I guai in caso di alluvione, sottolineano gli esperti, “non consistono solo nell’eventuale perdita di valore a seguito di danneggiamento, ma nella possibilità che tali impianti possano essere fonte di inquinamento accidentale”.

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Ied, Siracusa osservata speciale

Il report dell’Istituto dà conto delle industrie Ied in zone pericolose. Come detto la categoria comprende diverse di attività – “combustione, incenerimento dei rifiuti, utilizzo di solventi organici e biossido di titanio” – con un forte potenziale di inquinamento. Su 55 impianti Ied presenti in Sicilia, 12 si trovano in zone critiche . A livello provinciale è Siracusa a ospitarne il maggior numero, ben sei. Due in particolare si trovano nella fascia più pericolosa, due in quella media e ancora due in quella a basso rischio. Gli altri sei impianti sono divisi tra Catania (tre) e Messina (tre). La situazione dell’Isola non è tra le peggiori nel Paese. A livello nazionale, scrivono gli esperti, “le maggiori percentuali di impianti Ied esposti a rischio di alluvione si registrano per lo scenario di pericolosità elevata in Valle d’Aosta (50 per cento, tre impianti su sei) e Calabria (46,4 per cento, 13 impianti su 28), per lo scenario medio in Emilia Romagna (74,1 per cento, 433 impianti su 584) e per lo scenario di pericolosità bassa in Valle d’Aosta (83,3 per cento, cinque impianti su sei)”.

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Seveso, Sicilia orientale a rischio

L’altra categoria di cui dà conto Ispra è quella degli impianti Seveso. Si tratta di “più di 12 mila stabilimenti industriali nell’Unione europea, ove vengono utilizzate o stoccate sostanze pericolose in grandi quantità, soprattutto nell’industria chimica e petrolchimica”. L’Isola ne conta 63, di cui nove sorgono in aree a rischio alluvione. In questo caso i siti si trovano nelle province di Catania, Messina e Ragusa, che ne ospitano tre ciascuna equamente divisi tra aree ad alto, medio e basso rischio. Quanto al resto del Paese, “le maggiori percentuali di impianti Seveso esposti a rischio di alluvione si registrano per lo scenario di pericolosità elevata in Calabria (72,2 per cento, 13 impianti su 18); per lo scenario medio in Emilia Romagna (95,2 per cento, 79 impianti su 83) e in Valle d’Aosta (83,3 per cento, cinque impianti su sei); per la lo scenario di pericolosità bassa in Emilia Romagna (95,2 per cento, 79 impianti su 83) e in Toscana (87,3 per cento, 48 impianti su 55)”. A livello provinciale, il maggior numero di impianti ad alto rischio si trova invece a Firenze (45,5 per cento), Savona (40 per cento) e Padova (33,3 per cento).

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Centinaia di beni culturali in pericolo

Per quanto riguarda i siti culturali, la Sicilia è al decimo posto in Italia con 8.272 beni censiti. Di questi, 466 sorgono in zone ad alto rischio di alluvione (5,6 per cento), 473 in zone a medio rischio (5,7 per cento) e 475 in zone a basso rischio (5,7 per cento). Complessivamente, il 17 per cento del patrimonio culturale siciliano risulta minacciato. A livello provinciale è Palermo a ospitare il maggior numero di beni ad alto rischio (218, pari al 14,2 per cento), seguita da Catania (102, 8,2 per cento) e Messina (89, 5,2 per cento). I numeri si ridimensionano se accostati a quelli di alcune città del Nord. Come si legge nel report, infatti, “la Provincia di Venezia presenta percentuali di beni culturali esposti superiori al 60 per cento del totale per tutti gli scenari”, mentre la provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia, e quella di Savona, in Liguria, sono entrambe intorno al 23 per cento. Quanto all’Emilia Romagna – devastata negli ultimi giorni da violenti nubifragi e alluvioni – secondo gli esperti registra “una percentuale di beni culturali a medio e basso rischio di alluvione molto vicina al 100 per cento”. Nessun sito, insomma, può dirsi al sicuro.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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