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Asili e scuole, altro che Pnrr: il divario con il Nord resterà enorme

Le scuole siciliane sono inagibili e con poche mense, l'investimento per le strutture è di soli 118 euro a studente. I dati Svimez-Istat e gli effetti delle risorse Pnrr: la mancata mappatura ha penalizzato alcune aree del Sud

Scorrendo la classifica – elaborata da Svimez, su dati Istat – delle Regioni italiane con il minor numero di posti per cento bambini tra 0- 2 anni, nel 2020, negli asili nido autorizzati, tre si trovano nel Mezzogiorno: Campania (6,5), Sicilia (8,2) e Calabria (nove). E nemmeno i fondi stanziati dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) colmeranno il divario territoriale nell’offerta di servizi alla prima infanzia e nella dotazione di infrastrutture scolastiche. Le due principali cause sono da ricercare nelle scelte nazionali di allocazione delle risorse e nella limitata capacità progettuale e amministrativa di alcuni Comuni del Mezzogiorno. In generale, c’è ancora tanto da fare. L’obiettivo del Lep (Livello essenziale di prestazione) dei posti autorizzati da raggiungere entro il 2027 (il 33 per cento della popolazione di età compresa tra tre e 36 mesi), sul quale il Pnrr avrebbe dovuto avere un ruolo decisivo, è ancora molto lontano.

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Scuole siciliane: inagibili e con poche mense

Tra i maggiori gap tra Sud e Centro-Nord, la disponibilità di mense scolastiche, in assenza
delle quali la possibilità di offrire il tempo pieno è limitata. Nel Meridione, meno di un
alunno su quattro frequenta una scuola primaria dotata di mensa (contro il 60 per cento nel
Settentrione). Nel caso di alunni delle scuole d’infanzia la percentuale è del 32 per cento (contro il 59 per cento al Centro-Nord). In Sicilia e Campania il dato peggiore dello Stivale: inferiore al 15 per cento. Parlando della possibilità dell’utilizzo delle palestre poi, dieci punti percentuali nella scuola primaria e secondaria di primo grado distaccano il Mezzogiorno con il resto del Belpaese. Oltre il 20 per cento, invece, nella scuola secondaria di secondo grado. La carenza di infrastrutture per lo sport è particolarmente marcata negli istituti scolastici di Basilicata, Calabria e Sicilia. Ma la scia negativa non finisce qui. La maggior parte delle scuole italiane sono poco sicure. A livello nazionale, la percentuale di alunni che frequentano strutture scolastiche dotate di entrambe le certificazioni (agibilità e prevenzione incendi), è inferiore al 25 per cento per tutti i gradi di istruzione, con una percentuale particolarmente bassa in Sardegna, Sicilia, Calabria e Lazio.

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In Sicilia si investono solo 118 euro per studente

Dal 2008, la forbice tra il Centro-Nord e il Sud si è allargata. Tra le cause principali, il
progessivo disinvestimento che ha riguardato le regioni del Mezzogiorno. Secondo quanto
riportato da Conti Pubblici Territoriali, tra il 2008 e il 2020 le somme destinate alla scuola si
sono ridotte di oltre il 20 per cento nel Mezzogiorno, contro il 18 per cento del resto del Paese. Nel 2020, al Sud gli investimenti pubblici per studente ammontavano a 185 euro contro i 300 nel Centro-Nord. Puglia (158 euro), Campania (141 euro) e Sicilia (118 euro) le regioni che hanno registrato i dati peggiori, contro una media italiana di 257 euro.

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“Pnrr scuola”: troppo debole l’efficacia perequativa

Nell’ambito della filiera dell’istruzione, le risorse del Pnrr rappresentano un’occasione unica
per colmare i gap territoriali. Sono 11,28 miliardi di euro le risorse stanziate, di cui 10,73
risultano assegnate agli enti territoriali. Ma i fondi non sono stati allocati bene dal punto di
vista territoriale. Per ogni linea di intervento prevista nel Next Generation EU Italia, è stata
effettuata a livello provinciale un’analisi di correlazione tra le risorse pro capite assegnate
e i rispettivi indicatori di dotazione infrastrutturale di volta in volta idonei a misurare il
fabbisogno di investimento dei territori di riferimento. Nel caso degli asili nido, è emersa
una chiara correlazione: le risorse assegnate aumentano con il fabbisogno in linea con le
finalità perequative. La mancata mappatura iniziale, però, ha penalizzato alcune realtà del
Sud, già molto lontane dall’obiettivo fissato dal Lep di 33 posti autorizzati per cento bambini. Di conseguenza, le province di Terni, Ferrara, Biella, Perugia e Trento hanno ricevuto, in termini pro capite, risorse superiori rispetto a dodici province del Mezzogiorno che presentavano indicatori di fabbisogno particolarmente elevati (tra cui Foggia e Taranto, Reggio Calabria, Napoli e tutte le province siciliane ad eccezione di Enna). Esempio lampante la provincia di Ferrara (che presenta un indice di copertura del 36,5 per cento) ha ricevuto 2.831 euro pro capite contro i 589 euro della provincia di Caltanissetta (che presenta un indice di copertura del cinque per cento).

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Mario Catalano
Mario Catalano
Giornalista freelance, sono nato a Termini Imerese. Ho conseguito un Executive master in "Scrivere e Fare Giornalismo Oggi: il Metodo Corriere - 6^ Edizione" alla Rcs Academy Business School. Nel 2018 ho vinto il Premio Cristiana Matano (sezione giornalista under 30) e sono stato finalista dell'ottava edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Mi occupo di economia, ambiente e sanità. Mi piace raccontare storie e andare oltre la realtà che ci circonda.

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