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Auto elettriche, la Sicilia protagonista grazie al “know-how sulla tecnologia”

Il settore automobilistico vive una trasformazione epocale, ma sui tempi la politica non dà certezze, "mettendo a rischio investimenti di miliardi". Bene le nuove generazioni di motori, ma per cambiare "serve educare i consumatori", dice Andrea Alessi, direttore generale di Volkswagen Italia

La scelta di abbandonare il motore termico entro il 2035 “non è stata chiesta dal mercato, ma dai decisori politici europei”. Una strategia necessaria “per limitare l’impatto delle emissioni di anidride carbonica, che stanno alterando il clima”, ma da compiere nei tempi giusti “perché per riconvertire la produzione servono almeno 15 anni e miliardi di euro, e una volta avviato il processo non si torna indietro”. Andrea Alessi, direttore generale di Volkswagen Italia, racconta a FocuSicilia le prospettive dell’industria automobilistica. Un comparto di particolare importanza per l’economia italiana. E del quale la Sicilia potrà essere protagonista grazie “al know-how sulla tecnologia presente nell’Etna Valley”.

Un mercato da 90 miliardi

Secondo gli ultimi dati Ainfa, Associazione nazionale filiera industria automobilistica, il comparto vale oltre 90 miliardi di euro, il 9,3 per cento della manifattura e il 5,2 per cento del Pil nazionale. Il futuro, però, è ricco di incognite. “Abbiamo bisogno di tempi certi per pianificare gli investimenti. Parliamo di miliardi di euro, che potrebbero essere sprecati se la politica cambiasse idea”, spiega il manager. Per affrontare la transizione energetica “non ci si può permettere di essere volubili”, perché le aziende sono chiamate a compiere “scelte drammatiche” il cui impatto si valuterà nei prossimi decenni.

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Luci e ombre dell’elettrico

Nel futuro dell’industria automobilistica, precisa Alessi, c’è senza dubbio il motore elettrico. Quest’ultimo “abbatte decisamente le emissioni di CO2 rispetto a una vettura termica”, a differenza dell’ibrido, che “non è altro che una doppia motorizzazione, sia a combustione che elettrica”. Quanto ai cicli produttivi, anche il motore elettrico “non è esente da emissioni di anidride carbonica, ma questo vale anche per i motori termici prodotti attualmente”. Più complesso il discorso sulla produzione dell’energia elettrica utilizzata dalle automobili. Molto spesso, infatti, quest’ultima è prodotta da fonti fossili, riportando il problema delle emissioni al punto di partenza. Il direttore di Volkswagen Italia cita alcuni Paesi esteri. “In Francia le emissioni di CO2 sono molto più basse che in Cina, perché l’elettricità è prodotta quasi esclusivamente con il nucleare, mentre in Oriente a carbone”. Quanto all’Italia, “produciamo l’elettricità per circa il 50 per cento attraverso rinnovabili, soprattutto idroelettrico”, ma le emissioni sono superiori a quelle della Francia.

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“Educare” i consumatori

Malgrado le criticità, il passaggio verso l’elettrico è comunque “necessario”. Il fatto che l’Europa produca solo una piccola parte delle emissioni a livello globale non deve essere un freno. “Qualcuno dice che ridurre la CO2 serve a poco, perché Cina e India aumentano la produzione. Dal mio punto di vista è una considerazione sbagliata, perché coloro che possono fare qualcosa devono farlo, indipendentemente dagli altri”, osserva Alessi. La transizione non riguarda soltanto l’industria automobilistica. Per il manager occorre “educare” i cittadini al nuovo sistema. Secondo gli ultimi dati Aci, sono state poco più di 1.900 le prime iscrizioni di auto elettriche in Sicilia, contro le 13 mila della Lombardia, le ottomila del Lazio e le seimila di Veneto, Piemonte e Toscana. “A oggi non si è obbligati ad acquistare autovetture con motore elettrico. A sceglierlo è chi ha una coscienza ecologica più marcata”. Ben diversa la situazione in Europa, soprattutto nel Nord. “In Norvegia il mercato è composto al 70 per cento di elettriche. La diffusione è stata favorita azzerando l’Iva su questo tipo di vetture, ma anche i pedaggi dei ponti”, dice Alessi.

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Le potenzialità della Sicilia

Il numero uno di Volkswagen Italia, catanese di origine, si sofferma anche sul contributo che la Sicilia potrebbe dare alla filiera automobilistica. Nel futuro dell’Isola, chiarisce, “non c’è l’apertura di un nuovo stabilimento in stile Termini Imerese”. La Sicilia, però, “potrebbe fare la differenza in termini di tecnologie”. Il pensiero va subito all’Etna Valley, che secondo il manager dovrebbe puntare anche sulle rinnovabili. Alcuni esperimenti in tal senso sono già in atto. “Sono contento che il gruppo Enel abbia deciso di investire sul fotovoltaico, con una fabbrica innovativa che sorge non a caso nel catanese”. Fondamentale il ruolo della formazione. “Bisogna sfruttare le capacità e la genialità dei nostri giovani, facendo sì che le loro competenze incrocino lo sviluppo, in tutti i settori, a cominciare dal turismo”. Un impegno che, ancora una volta, chiama in causa la politica. “Se fossi un amministratore siciliano cercherei di attrarre investimenti sulle aree più interessanti per lo sviluppo, puntando sul know-how specifico dell’Etna valley”, conclude Alessi.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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