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Balneari, la sentenza europea: proroghe vietate. Sindacati: serve la mappatura

Il Governo Meloni aveva prorogato le concessioni marittime già esistenti al 31 dicembre 2024, attraverso il decreto Milleproroghe dello scorso febbraio. Una norma già bocciata dal Consiglio di Stato, bocciatura confermata ieri dai giudici di Lussemburgo

Le concessioni di occupazione delle spiagge italiane “non possono essere rinnovate automaticamente”. Gli spazi vanno assegnati seguendo “una procedura di selezione imparziale e trasparente”, e i giudici italiani devono seguire “le norme pertinenti di diritto dell’Unione, disapplicando le disposizioni di diritto nazionale non conformi alle stesse”. È quanto ha stabilito ieri la Corte di Giustizia dell’Unione europea, rispondendo a una richiesta del Tar della Puglia. Il Tribunale amministrativo regionale (partendo dai ricorsi presentati da alcuni balneari del Comune di Ginosa, in provincia di Taranto) aveva chiesto all’organismo europeo un chiarimento sulla direttiva 2006/123/CE, meglio nota come “Bolkestein”. Quest’ultima, come spiegato dal nostro giornale, prevede la messa a gara dei servizi negli Stati membri per favorire la concorrenza. Un’impostazione rifiutata dalla categoria dei balneari, per la quale le concessioni marittime rappresentano “beni” e non “servizi”. Adesso la Corte ha messo la parola fine alla questione, con una decisione della quale anche il Governo Meloni dovrà tenere conto. L’Esecutivo, infatti, aveva prorogato le concessioni esistenti al 31 dicembre 2024, attraverso il decreto Milleproroghe. Una norma già bocciata dal Consiglio di Stato, bocciatura confermata dai giudici di Lussemburgo.

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Le obiezioni dei ricorrenti

Nella sentenza vengono respinte diverse obiezioni dei ricorrenti, a partire dal rischio che le spiagge italiane siano oggetto di interessi “predatori” da parte di multinazionali straniere. Secondo la Corte, infatti, “la direttiva si applica a tutte le concessioni di occupazione del demanio marittimo”, a prescindere dal fatto che possano avere “un interesse transfrontaliero certo o che riguardino una situazione i cui elementi rilevanti rimangono tutti confinati all’interno di un solo Stato membro”. Altro tema è quello della “scarsità della risorsa”, criterio fondamentale per l’applicazione della direttiva Bolkestein sulla concorrenza. I ricorrenti chiedevano se la valutazione sul punto dovesse essere locale o nazionale. I giudici hanno chiarito che il diritto europeo permette di valutare la questione “combinando un approccio generale e astratto, a livello nazionale, e un approccio caso per caso, basato su un’analisi del territorio costiero del Comune in questione”. La “scarsità della risorsa”, insomma, può essere stabilita di comune accordo dallo Stato e dagli Enti locali. L’aspetto più importante, aggiungono dalla Corte di Giustizia, “è che i criteri adottati si basino su parametri obiettivi, non discriminatori, trasparenti e proporzionati”. Garantire l’equità, insomma.

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Nessun problema procedurale

Per quanto riguarda le concessioni già esistenti, come detto i giudici di Lussemburgo hanno confermato “il divieto di rinnovare automaticamente un’autorizzazione rilasciata per una determinata attività”, principio chiarito “in modo incondizionato e sufficientemente preciso dalla direttiva”. I giudici nazionali e le autorità amministrative (come lo stesso Tar della Puglia) sono tenuti a rispettare prima di tutto la normativa europea. In caso di legislazione “contraria” da parte del governo nazionale, sono obbligati a non applicarla, come aveva già ordinato nei mesi scorsi il Consiglio di Stato italiano. La Corte ha chiarito infine un dubbio tecnico-giuridico sollevato dai ricorrenti, che chiedevano “se la direttiva risulti valida e vincolante per gli Stati membri o se invece risulti invalida in quanto adottata solo a maggioranza invece che all’unanimità”. Anche da questo punto di vista, secondo la Corte europea, la direttiva Bolkestein risulta inattaccabile. Il Consiglio europeo infatti “ha deliberato a maggioranza qualificata, conformemente alle disposizioni del Trattato”, motivo per cui “non è emerso alcun elemento idoneo a inficiare la validità della direttiva”.

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Balneari: spingere sulle mappature

La decisione di ieri va al di là del singolo ricorso dei balneari pugliesi. La sentenza, precisano da Lussemburgo, “non risolve la controversia” poiché la decisione finale “spetta al giudice nazionale”. Allo stesso tempo, però, il giudizio dovrà avvenire “conformemente alla decisione della Corte”, e quest’atto vincola “anche gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile”. A prendere atto della pronuncia è il Sib, Sindacato balneari italiani, che aveva collaborato al ricorso presentando delle osservazioni. Il Sib punta l’attenzione su un aspetto in particolare. “È stato chiarito che la scarsità dev’essere valutata combinando un approccio generale con una valutazione caso per caso. Questa valutazione costituisce una novità importante per la possibile soluzione che resta di esclusiva prerogativa del nostro Stato”, dicono dal sindacato. Il Governo nazionale, aggiungono, deve accelerare sulla mappatura delle coste, “effettuando un corretto bilanciamento fra l’esigenza di una maggiore concorrenza con la tutela dei diritti dei concessionari attualmente operanti”. Solo così, concludono dal Sib, la “delicata e importante questione” delle concessioni marittime potrà essere risolta senza “polemiche demagogiche e strumentali”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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