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Beni confiscati, “sistema da migliorare”. Parla l’amministratore di Geotrans

L'iter per affidare l'azienda sottratta agli Ercolano è andato a buon fine. Solo nel catanese, però, restano oltre cento aziende da assegnare. Il rischio è disperdere i risultati raggiunti

“Non sempre, in questi anni, le cose hanno funzionato”. Luciano Modica, amministratore giudiziario e coadiutore dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, commenta ai microfoni di FocuSicilia l’assegnazione della Geotrans alla cooperativa degli ex lavoratori dell’azienda. E non nasconde le farraginosità del sistema, al di là del lieto fine di questa vicenda. Secondo la Commissione regionale antimafia, al 2020 sono centoventi le aziende sottratte alla criminalità organizzata in provincia di Catania. Di queste, solo la Geotrans è stata affidata ai lavoratori, “al termine di un iter durato quasi sette anni”. Per Modica l’assegnazione rappresenta “un indubbio successo”, ma è solo il primo passo “verso la conquista di una nuova normalità”.

Il percorso per l’assegnazione

“Le società sequestrate agli Ercolano sono due, Geotrans Srl e Geotrans Logistica Frost”, precisa l’amministratore giudiziario, alla guida delle aziende dal 2014. La confisca definitiva è avvenuta circa due anni fa, “con il passaggio dei beni all’Agenzia nazionale”. L’iter per l’assegnazione dell’azienda “è iniziato qualche mese dopo”, con la costituzione della cooperativa degli ex lavoratori “ad opera di dieci soci promotori”. Un percorso difficile, che ha visto l’impegno dell’Agenzia nazionale, della prefettura, dei sindacati. “Abbiamo ottenuto anche una partecipazione al capitale da parte di ‘Cooperativa sviluppo imprese’, ente controllato dal ministero dello Sviluppo economico”. Pochi giorni fa la bella sorpresa. Ovvero il decreto del dirigente dell’Agenzia, “che ha deliberato l’assegnazione alla cooperativa dei lavoratori”.

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“Non lasciateci da soli”

Una scelta che garantirà “continuità aziendale”, salvaguardando “il futuro dei lavoratori e dell’impresa”. Naturalmente la sfida è appena cominciata. Per Modica è necessario “tenere alta l’attenzione”, per evitare che i dipendenti “siano lasciati soli”. Una preoccupazione espressa nei giorni scorsi anche da Pina Palella, responsabile per la legalità di Cgil Catania. Quello degli “appetiti criminali”, secondo l’amministratore giudiziario, è un pericolo “che esiste per tutte le aziende”. I lavoratori della Geotrans “hanno sviluppato importanti anticorpi”. Gli stessi membri della cooperativa “sono stati attentamente vagliati dalla Prefettura”, e non possono ammettere altri soci “senza l’approvazione dell’Agenzia dei beni confiscati”. Per Modica la legalità “è precondizione per il futuro dell’azienda”, che a differenza di altre ha saputo “sopravvivere al sequestro”.

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Un destino (quasi) segnato

Un fatto non scontato, stando all’esperienza dell’amministratore giudiziario. Solo una piccola percentuale di aziende, infatti, riesce a intraprendere l’iter per l’assegnazione. Secondo le stime di ‘Libera contro le mafie’, su 4.300 aziende sequestrate a livello nazionale, il 34 per cento è già destinata alla vendita o alla liquidazione. “Nella maggior parte dei casi, dopo il sequestro, non resta niente da assegnare”, spiega Modica. La Geotrans ha dovuto “rimboccarsi le maniche” per trovare nuovi clienti “e uscire dallo stato di crisi”. “Per questo è stato importante il supporto di realtà come Libera e AddioPizzo, ma anche dei sindacati”. Il risultato raggiunto dimostra che la strada non è impossibile. “Ci siamo confrontati con il mercato, e soprattutto con la burocrazia. Abbiamo dimostrato che il sacrificio paga”.

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I limiti del coadiutore

L’esperienza di Modica con l’Agenzia dei beni sequestrati dura ormai da qualche anno. Il ruolo del coadiutore “è di proseguire la gestione dell’azienda alla fine dell’amministrazione giudiziaria”. Solitamente, come nel caso della Geotrans, viene confermato l’amministratore “uscente”. Il coadiutore è una figura “ibrida”, priva di poteri specifici. Perciò Modica ha chiesto la nomina ad amministratore unico, “con poteri effettivi sull’azienda”. Dopo la fondazione della cooperativa i lavoratori gli hanno chiesto di restare, “malgrado non possieda quote”. Tornando al meccanismo dia assegnazione, la sensazione è che qualcosa “non stia funzionando”. Esiste una difficoltà ad assegnare i beni, “in particolare le aziende”. Alla criminalità vengono sottratti “patrimoni immensi”, ma si rischia di depauperarli “per mancanza di assegnazioni”. Una riforma del sistema è quindi necessaria, per non tradire lo spirito della legge, che parla esplicitamente di “finalità istituzionali o sociali” per ciò che viene sequestrato.

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“Seguire i soldi”, trent’anni dopo

Il pensiero va alla lezione di Giovanni Falcone sull’importanza di “seguire i soldi” per scovare la mafia. Un precetto di cui la legge sul sequestro e la confisca dei beni rappresenta una delle applicazioni più concrete. Negli ultimi anni “sono state effettuate moltissime confische”, e lo Stato ha dimostrato “di voler combattere questa battaglia”. Secondo gli ultimi dati disponibili, sono oltre 17 mila beni sottratti alla criminalità a livello nazionale. Tre quarti si trovano nel Mezzogiorno, tra Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Per Modica bisogna superare alcune criticità. “La struttura però non dev’essere disarticolata, visto che ha dimostrato di seguire la strada tracciata da Falcone”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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