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Catania, addio al più grande centro stampa del Sud. A casa 34 lavoratori

Una crisi inarrestabile, debiti milionari e l'incapacità di affrontare la sfida del digitale. Le rotative di Etis 2000 si sono fermate

Etis 2000, storica azienda del noto imprenditore Mario Ciancio, ha chiuso i battenti. È stata schiacciata da debiti milionari e dalla mancata innovazione che ha reso i macchinari insufficienti ad affrontare la sfida del digitale. Perse le grandi commesse, insieme alla possibilità, portata avanti fino allo stremo, di mantenere viva l’attività. A casa 34 persone senza lavoro e senza prospettive. Le rotative si sono fermate: dal 14 dicembre i cancelli si sono chiusi di fronte ai lavoratori.

Una crisi inarrestabile

Numerose le tappe che, con una forte accelerazione negli ultimi anni, hanno portato al declino della grande stamperia siciliana. La crisi della carta stampata, l’addio delle grandi realtà editoriali, in primis Repubblica, sono senz’altro tra le principali, ma non le uniche. L’azienda, infatti, macinava debiti per circa due milioni di euro ogni anno. Debiti azzerati nel corso dell’amministrazione giudiziaria conseguente al sequestro delle proprietà di Mario Ciancio da parte della Procura di Catania: 19 mesi durante i quali sembravano essersi aperti scenari differenti per il futuro di azienda e lavoratori.

Il tentativo di cura

A tenere le redini dell’azienda, dopo il sequestro da parte del tribunale etneo delle aziende del patron de La Sicilia, è Luciano Modica, nominato nel 2018 amministratore giudiziario. Modica sana il bilancio, azzera i debiti e riesce a far produrre utili per 400 mila euro. E tesse un rapporto stretto con la forza lavoro: dipendenti allarmati per la situazione ai quali si affianca nel tentativo di salvare posto e azienda. “Il rapporto con il personale della Etis è stato eccellente, improntato alla franchezza e ad una leale collaborazione – spiega. L’amministrazione giudiziaria non si è mai posta come controparte datoriale, ma come una delle risorse dell’azienda al pari dei lavoratori ed al servizio della gestione. L’intento è sempre stato comune: la continuità aziendale”.

La strategia di salvataggio

Modica illustra le azioni messe in campo per garantire la prosecuzione dell’attività per Etis 2000. “Abbiamo attuato una riorganizzazione complessiva tesa ad un contenimento dei costi ed al recupero di ogni possibile risorsa finanziaria – prosegue l’amministratore. Di comune accordo, abbiamo rinnovato il contratto di solidarietà e il pagamento degli stipendi è sempre stato regolare”.
La gestione giudiziaria non registra perdita di esercizio ma un utile, spiega ancora Modica che prova, insieme ai lavoratori, a spingere per l’acquisto di una nuova rotativa, moderna e in grado di attirare nuove commesse. “L’ipotesi per il proseguimento delle attività prevedeva di dismettere una vecchia macchina e acquisirne una con tecnologia off set, da ricercare nel mercato delle usate. E in effetti ne avevamo individuata una”.

La restituzione delle aziende a Ciancio

Nel marzo 2020, tutte le aziende sequestrate dal tribunale, compresa Etis, vengono restituite a Ciancio. La situazione nella stamperia precipita nuovamente: una a una lasciano tutte le testate. Repubblica, La Sicilia – a cui stampa viene spostata a Messina, insieme a parte delle rotative – e infine Avvenire. Game over: il piano per rimettere in piedi l’azienda naufraga. Insieme alle speranze dei lavoratori. “Avevamo stimato un tempo di ammortamento dell’investimento di 4 anni circa – racconta Luciano Modica. Ovviamente, questa era un’ipotesi che sarebbe stata opportunamente vagliata qualora l’amministrazione giudiziaria fosse proseguita. Appariva anche necessaria una significativa dismissione del patrimonio immobiliare della società. Anche il quotidiano Repubblica aveva chiaramente posto la condizione di sostituzione della rotativa per il rinnovo del contratto. L’ipotesi di acquisto una nuova rotativa non è stata condivisa dagli amministratori subentrati”.

L’ipotesi della cooperativa di lavoratori

Tanti i tentativi di salvare Etis. Il lungo lavoro dei commissari, la solidarietà, le rinunce. Si pensa addirittura a una cooperativa per restare sul mercato e attirare nuovi investimenti. “Abbiamo avanzato la proposta di cambiare il formato de La Sicilia pur di salvare i lavoratori – spiega un amareggiato Antonio D’Amico, segretario regionale della Fistel Cisl – che avrebbero preso in gestione la rotativa mettendo in piedi una cooperativa. Questo poteva salvare tutto, anche se qualche lavoratore al tavolo non era d’accordo, sarebbe stata questa la situazione ideale”. Niente da fare, la proprietà non accetta.

Il futuro nero

In solidarietà da anni, i lavoratori sono attualmente in cassa integrazione: da gennaio, però, a zero ore. La cassa Covid e l’eventuale rinnovo della Cig potrebbe prolungare l’agonia per qualche altro mese, ma la prospettiva è nera.
I sindacati sono all’opera per tentare di salvare il salvabile. Qualcuno avrebbe già trovato posto alla Sts, la Società tipografica siciliana, ma per gli altri, la cui età media si aggira intorno ai cinquant’anni, il futuro è buio. “Stiamo tentando insieme alla Uil a provare a ricollocare qualche lavoratore – afferma Gianluca Patanè, segretario generale Slc Cgil Catania. Chiederemo a breve un tavolo alla Regione siciliana per concertare insieme soluzioni per i 34 lavoratori, anche con l’impegno della famiglia Ciancio”. Dal prossimo primo aprile, d’altronde, con la fine degli ammortizzatori sociali le prospettive sono nere. “Purtroppo, sono mancati gli investimenti ed è mancata la volontà”.

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