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Catania annega ma il canale di gronda è fermo. “I soldi ci sono, il progetto no”

Il collettore per le acque, che potrebbe limitare i danni di nubifragi come quello dei giorni scorsi, è stato finanziato nel 2015 con circa 50 milioni di euro. Sei anni dopo è ancora bloccato "dalla burocrazia", spiega l'assessore ai Lavori pubblici del capoluogo etneo

A sei anni dal primo finanziamento, il Canale di gronda ovest che dovrebbe proteggere Catania dall’acqua resta una promessa. Una svolta potrebbe arrivare nei prossimi giorni, ma al momento non c’è nulla di certo. “Il gruppo di lavoro del commissario regionale al dissesto idrogeologico, che decide sull’opera, si è riunito la settimana scorsa”, dice a FocuSicilia l’assessore comunale ai Lavori Pubblici Enrico Trantino. “Se arrivasse il via libera al progetto, si potrebbe passare alla gara. Speriamo di avere notizie nei prossimi giorni”. Fatalmente, si tratta degli stessi giorni per cui Protezione civile ha previsto un nuovo peggioramento del meteo, tanto da spingere l’Amministrazione a chiudere scuole, attività e uffici pubblici. “Di fronte a questa burocrazia c’è frustrazione e amarezza” ammette Trantino. “Però dobbiamo continuare a spingere la macchina, sapendo che il motore è quello che è”.

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Breve storia del Canale di gronda ovest

Come spiegato nelle scorse ore da FocuSicilia, la città di Catania è particolarmente soggetta alle alluvioni a causa della particolare conformazione del territorio e della cementificazione massiccia, ma soprattutto della manutenzione carente degli ultimi decenni. Per questo, alla fine degli anni Novanta, furono ideati dei canali di gronda per incanalare l’acqua piovana dei paesi pedemontani e dirottarla verso il mare. Nacque così il Collettore C, pensato per incanalare le acque della fascia Nord-Est. Questo canale di gronda è stato completato con lo scarico a mare, nella zona della Scogliera di Catania. Successivamente è stato ideato anche il Collettore B, per intercettare le acque provenienti dalla zona Ovest della montagna. Quest’ultimo, invece, non ha mai visto la luce, rimanendo imbrigliato nelle maglie della burocrazia.

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Dallo Sblocca Italia allo Sblocca Cantieri

La storia recente del Canale, infatti, si perde in un groviglio di leggi. L’opera fu finanziata nel 2015 con il decreto “Sblocca Italia”, per un importo complessivo di 48 milioni di euro. Il nuovo Codice degli appalti del 2016 però bloccò tutto, vietando il cosiddetto “appalto integrato” e obbligando gli enti a realizzare i progetti esecutivi prima di bandire le gare. Nel 2018, attraverso il Fondo nazionale per la progettazione esecutiva, il governo stanziò oltre 400 mila euro per la conversione del progetto, che intanto passò nelle mani del commissario regionale per il dissesto idrogeologico, l’ex assessore all’Ambiente Maurizio Croce. Nel 2019, le cose cambiarono nuovamente. Il decreto “Sblocca Cantieri” reintrodusse l’appalto integrato, dando all’ente la possibilità di affidare all’impresa sia la realizzazione che la progettazione esecutiva per determinate opere. Deroga prorogata al 2023 dal Decreto Semplificazioni bis di quest’anno.

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La palude della burocrazia regionale

Le traversie del Canale di gronda, però, non sono affatto finite. Trantino ricostruisce i passaggi burocratici della macchina regionale, ciascuno dei quali impiega mesi preziosi per essere superato. “Nel settembre 2019 il progetto definitivo del Collettore viene rifinanziato e portato in Conferenza dei servizi. A questo punto, però, l’Autorità di bacino e il Genio civile sollevano alcuni problemi tecnici”. Dopo le necessarie correzioni, prosegue l’assessore, viene richiesto il parere vincolante alla Sovrintendenza di Catania, che arriva soltanto a maggio 2021. A questo punto il progetto viene trasmesso nuovamente al commissario straordinario. “A quanto ci risulta il suo gruppo di lavoro si è riunito la settimana scorsa, ma non abbiamo ancora ricevuto il verbale con l’esito”, ribadisce Trantino. FocuSicilia ha provato a contattare il commissario Croce per avere ulteriori notizie, senza successo.

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Tutti i nodi vengono ai “pettini”

Il Canale di gronda, precisa l’assessore ai Lavori pubblici, non è la panacea di tutti i mali. “Oltre al Collettore B, per completare la cinta di protezione della città serve il Canale Buttaceto, che copre la zona dal Centro Sicilia al mare”. Su questo fronte, si attendono le autorizzazioni per effettuare i rilievi sui terreni da espropriare. Burocrazia, ancora una volta. Una volta realizzati i canali, prosegue Trantino, si apre un altro problema. “Parlo dei cosiddetti ‘pettini’, ovvero gli allacci per convogliare le acque dei vari comuni nel collettore”. La realizzazione di questi collegamenti spetta ai singoli enti, ma va a rilento. Per esempio, molti comuni della fascia Nord-Est non sono ancora allacciati al Collettore C già esistente. La supervisione spetta alla Città metropolitana di Catania. “Ho chiesto al sindaco Pogliese di sollecitare le amministrazioni perché si dotino di queste opere”, dice Trantino.

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Massima allerta per le prossime ore

Difficile stabilire se il Collettore avrebbe evitato la tragedia di Gravina, dove nei giorni scorsi un uomo ha perso la vita, e di un intero territorio che conta milioni di euro di danni, a partire dagli agricoltori della Piana di Catania fino alle imprese della Zona industriale. “Le piogge di queste ore sono state eccezionali. Cerchiamo di contenere i danni, ma non è facile per un’Amministrazione risolvere un problema che si trascina da tanti anni”, dice Trantino. Anche nella giornata di ieri, aggiunge, uomini e mezzi hanno lavorato per rimuovere i detriti e liberare gli oltre 30 mila tombini presenti in città. Oggi e domani, come detto, la Protezione civile ha segnalato massima allerta. “Siamo vigili su ciò che potrebbe accadere, per questo abbiamo disposto la chiusura delle scuole e delle attività”, conclude l’assessore.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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1 commento

  1. Grazie per questa puntuale illustrazione della vergogna della nostra terra. Circa 40 anni fa ero in via Etnea in una situazione simile a questa che abbiamo visto l’ altro giorno . Sono disgustata di quello che apprendo. Pensavo che il canale di gronda fosse stato completato. Dovrebbero pagare tutti per questa incapacità e criminale lentezza, ma tant’è, la bocciatura dei 31 progetti presentati è la ciliegina sulla torta di questa criminale gestione.E poi ci meravigliamo se questa disgraziatissima Sicilia sta diventando una terra di vecchi.

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