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Covid, la Sicilia perde 15 mila posti di lavoro. Il report di Confartigianato

Gli occupati calano dell'1,1 per cento, meno della media nazionale. Le imprese dell'isola soffrono la crisi di liquidità. Tutti i dati

Quindicimila lavoratori in meno dall’inizio della pandemia. Molti indicatori economici al ribasso, al netto di piccoli segnali di ripresa. È la sintesi dell’ultimo report dell’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia. “Se analizziamo i numeri, le perdite dei posti di lavoro, il calo dell’export, non possiamo tirare un sospiro di sollievo”, dice il presidente regionale Giuseppe Pezzati. Le imprese dell’isola “sono ancora strette nella morsa della crisi di liquidità”, dalla quale si può uscire guardando “alla formazione, alla digitalizzazione, al green”. Sul fronte dei ristori “servono nuovi contributi a fondo perduto e misure per coprire le spese fisse”. La priorità è quella di riaprire. “I nostri imprenditori hanno investito in sicurezza e prevenzione per poter garantire la salute delle persone. Dobbiamo consentire ai nostri artigiani di lavorare”.

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Pagano giovani e donne

Nel dettaglio, la contrazione dell’occupazione siciliana supera l’un per cento, a fronte del due per cento nazionale. Ad essere maggiormente colpite, sottolinea l’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia, sono le donne e i giovani. L’occupazione femminile perde poco più del due per cento, in linea con la media nazionale del due e mezzo per cento. L’occupazione giovanile, tra i 15 e i 34 anni, cala del sei per cento, contro una media nazionale del cinque. A soffrire sono anche i lavoratori indipendenti, che calano dello 0,8 per cento contro una media nazionale del tre. Gli occupati dipendenti registrano un calo di oltre l’un per cento. A pesare sono in particolare i dipendenti a tempo determinato, che calano quasi dell’otto per cento.

Le province più in difficoltà

A livello provinciale, la riduzione maggiore del tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni si registra a Siracusa (meno quattro punti) e a Catania (meno 1,4 punti). Per quanto riguarda il tasso di inattività, cresce maggiormente a Siracusa (più cinque punti) e Caltanissetta (più 2,5 punti). Per quanto riguarda l’occupazione giovanile, tra i 15 e i 29 anni, il calo maggiore si registra ancora a Siracusa (meno otto punti) ed Enna (meno cinque punti). Nelle stesse province cresce anche il tasso di inattività, intorno ai dodici punti per entrambe le province.

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L’andamento delle esportazioni

Il report analizza anche l’andamento dell’export. Le esportazioni di prodotti manifatturieri nel 2020 sono calate di quasi il 27 per cento, mentre quello della micro piccola impresa – alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altra manifattura – segna una riduzione dell’11 per cento. A registrare il calo più pesante dell’export delle manifatture sono la provincia di Siracusa (meno 40,5 per cento) e quella di Catania (meno 16 per cento). Trend positivo invece nella provincia di Palermo, dove si registra una crescita del 20 per cento. Per quanto riguarda i prodotti della micro piccola impresa (Mpi), le esportazioni crollano a Siracusa (meno 32 per cento) e Catania (meno 24 per cento). Trend positivo a Ragusa, dove la crescita è del dieci per cento.

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Prestiti e pagamenti della Pa

Ancora per quanto riguarda le imprese, a dicembre 2020 i prestiti alle piccole imprese aumentano di poco meno del 12 per cento. A settembre la percentuale si era fermata al dieci. La performance è migliore rispetto quella nazionale, che si ferma al 6,6 per cento. I prestiti alle imprese crescono di quasi l’otto per cento, in miglioramento rispetto al cinque per cento di settembre. “Nella classifica nazionale la Sicilia si posiziona seconda per trend del credito alle piccole imprese e settima per trend del credito al totale imprese”, annota l’Osservatorio di Confartigianato. Le imprese dell’isola devono fare però i conti con i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. Quasi il 90 per cento dei Comuni pagano le fatture oltre il limite dei 30 giorni, e il 50 per cento di questi oltre i 60 giorni.

Investimenti i green e digitale

Per agganciare la ripresa, sottolinea il report di Confartigianato, sono necessari investimenti. Soprattutto nei settori del green e del digitale, al centro dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ad aver investito per ridurre l’impatto sull’ambiente è il 69 per cento delle imprese, stessa percentuale per le Mpi. La regione è sesta a livello nazionale per investimenti green, “trainata dall’ampia quota di imprese pro green rilevata per la realtà di Trapani”. Sul fronte della digitalizzazione, le imprese che hanno effettuato almeno un investimento in ambito tecnologico supera il 61 per cento, posizionando la regione al diciassettesimo posto. Il dato è superiore di 11 punti e mezzo rispetto alla quota rilevata nel periodo pre-pandemico, dal 2015 al 2019.

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L’impatto sulle zone montane

Infine, il report di Confartigianato Sicilia sottolinea l’importanza delle imprese nelle aree montane. In particolare la micro piccola impresa occupa l’88 per cento degli addetti, un valore di cinque punti più elevata di quello complessivo, che si ferma all’83 per cento. L’artigianato occupa più di un addetto su cinque delle aree interne (23 per cento), a fronte del 17 per cento dell’intera isola.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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