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“Cultura crea”, diventare imprenditori culturali valorizzando il territorio

Creare lavoro puntando alle innumerevoli bellezze culturali del Mezzogiorno. Partita a rilento la misura di Invitalia si è allargata diventando 2.0. In Sicilia spiccano le imprese del terzo settore. Ne parliamo con il responsabile Vittorio Fresa

Quasi non si contano le bellezze culturali presenti nel territorio italiano, molte sono nel Sud. Luoghi meravigliosi che non sempre sono valorizzati. E allora perché non aiutare chi soffre di carenza di lavoro, come le regioni meridionali appunto, e provare a fare imprenditoria creando qualcosa di buono partendo proprio dalla cultura del nostro Paese? A questo interrogativo vuole dare risposta la misura “Cultura Crea“, adesso avviata al secondo step e diventata 2.0. Lo scopo dunque, è di sostenere la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali nel settore dell’industria culturale-turistica nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. “Una misura non generalista, ma dedicata alle imprese della filiera culturale e creativa ed è suddivisa in diversi ambiti di applicazione”, afferma a Focusicilia il responsabile del settore per Invitalia, Vittorio Fresa. Il tutto sotto il cappello del programma operativo comunitario Pon Cultura e sviluppo.

Le misure in campo

“Cultura crea” nasce nel 2016 con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e si è conclusa lo scorso 29 marzo. Una conseguenza delle modifiche delle direttive del dicembre del 2020 che amplia la platea dei Comuni. Al vecchio bando, lo scorso 26 aprile ne è subentrato uno nuovo: “Cultura Crea 2.0”. Tre i titoli di riferimento. Il primo, o meglio il secondo visto che parliamo di 2.0, si rivolge alle imprese di nuova costituzione cioè con meno di 36 mesi di vita o a team di persone che intendano costituirne di nuove. Quest’ultimi hanno 30 giorni per formalizzare il tutto dal momento dell’approvazione del progetto da parte di Invitalia. Possibilità di aiuto anche per le imprese della filiera esistenti da più di 36 mesi con il titolo terzo. Una possibilità, quest’ultima, “che purtroppo non è operativa in Sicilia”. Manca un accordo con la Regione. Con il titolo quarto inoltre non mancano riferimenti e sostegni alle imprese sociali, per le associazioni di promozione sociale e per ua serie di soggetti del terzo settore. Questo non solo “è pienamente operativo nell’Isola, è una misura legata a un grande interesse”. A tutto questo si aggiunge poi una misura pensata e voluta per venire incontro alle imprese sociali in tempo di pandemia: “Cultura crea plus”. “Fornisce 25 mila ero a imprese per recuperare una serie di spese di capitale circolante in questo periodo di inattività”, afferma Fresa.

Come accedere al bando

“Noi finanziamo imprese”. Chiunque vuole fare la domanda deve avere un modello di business, specifica Fresa. “Devono dunque essere imprese della filiera e avere un legame funzionale con uno o più attrattori mappati dal Mibact. Per il titolo due dimostrare l’effetto audience development, cioè un incremento dell’interesse per i beni culturali del Mezzogiorno in senso lato”, spiega il responsabile della misura per Invitalia. Non ci sono requisiti d’accesso legati all’eta, ma se la titolarità dell’impresa è in mano a giovani o donne ci sono delle premialità. “La contribuzione che diamo su queste misure di assoluto interesse è fino all’80 per cento nel titolo secondo. Il 40 per cento in forma di fondo perduto e l’altro 40 per cento con finanziamento a tasso zero”. C’è però, spiega Fresa, la possibilità di arrivare a un totale di 90 per cento (45+45) in caso di imprese i cui titolari siano per lo più giovani o donne. Per le aziende che abbiano vita da più di 36 mesi invece, il finanziamento è fino al 20 per cento a fondo perduto e fino al 60 con finanziamento che con le premiialità possono arrivare a 25 e 65 per cento. Per le imprese del terzo settore il fondo perduto sale all’80 per cento che può creascere di un ulteriore 10 per cento con le premialità. ” I nostri investimenti sono di 400 mila euro e di 500 per il solo titolo terzo.

Suggerimenti ed errori da evitare

La filiera è amplia e variegata e come dice Vittorio Fresa c’è una grande differenza tra quello che si fa e quello che si potrebbe fare. Lo spazio per mettersi in gioco c’è tutto dunque. Per farlo però occorre essere consapevoli di quello che si vuole e di dove si vuole arrivare. “È fondamentale – dice Fresa – partire dall’analisi dei gap e dei bisogni insoddisfatti sul territorio”. “La connessione tra cultura e turismo è strettissima e sono stra convinto – aggiunge – che manca un’offerta di alta qualità sulla parte dei beni culturali e in particolare sulla parte del turismo archeologico. Nel Mezzogiorno ne siamo ricchissimi”. Guardando al lato degli errori da evitare, invece, Fresa suggerisce di non soffermarsi sulle mode. Spesso ad esempio, i progetti presentati riguardano nuove applicazioni. “Non è che le neghiamo a prescindere, ma ci chiediamo: quante app deve scaricare il turista per fruire del sistema culturale siciliano?”.

I numeri

I numeri di Cultura crea non sono eccezionali o per lo meno non lo sono ancora. La misura, conferma Fresa, è partita un po’ a rilento anche perché è “un progetto pilota e per questo innovativo. Non abbiamo mai avuto una misura di incentivazione così strettamente dedicata alla filiera culturale e non l’avamo collegata al restauro degli attrattori”. Come un motore diesel che ha bisogno di carburare, però, adesso le cose stanno cambiando e “ad oggi c’è un interesse abbastanza forte da parte del sistema siciliano”. I numeri dicono che sono pervenute oltre 250 domande e ne sono state ammesse circa 80, ma va considerata la limitazione del titorlo terzo, ovvero per le aziende con più di 36 mesi di vita. Il terzo settore sembra avanzare meglio degli altri e “ha avuto molto successo”. In generale, su una dotazione finanziaria complessiva di circa 114 milioni, Invitalia ne ha impegnati circa 55 e 30 saranno impegnati a breve sulla misura Plus. Le domande, su scala nazionale, sono 1200 di cui 330 ammesse. Il riflesso nell’occupazione è di 850 unità su scala nazionale e di oltre 200 in Sicilia. “Numeri che chiaramente non cambiano il destino di un territorio, ma ricordiamoci che la filiera è molto specialistica”, dice Fresa. Il futuro sembra essere positivo comunque, anche in Sicilia. “Magari, se la Regione decidesse di cofinanziare anche le imprse del titolo terzo questo dato potrebbe essere molto più interessante”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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