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Mosquilla, la racchetta antizanzare siciliana che colpisce sempre

Cuius, originario del catanese, vive e lavora in Germania. La sua ultima startup è nata durante una serata estiva in Sicilia funestata dalle zanzare

Quarantacinque anni, originario di Mirabella Imbaccari, una laurea in Economia e Amministrazione delle Imprese a Catania, oggi imprenditore, consulente e project manager in Germania, Blochin Cuius, pasticciere e gelataio nel tempo libero, ha inventato e brevettato una efficacissima racchetta antizanzare che entrerà in commercio nel 2022 grazie alla sua start up Mosquilla.

Lei ha lasciato presto l’Italia dopo l’Università per la Germania. Per quali ragioni, in particolare?
Durante gli studi universitari trascorrevo le mie vacanze in Germania, dove lavoravo come carrellista alla Mercedes per mantenermi agli studi. Dopo la laurea ho sempre fatto la spola tra la Germania e la Sicilia per diversi anni. Avevo creato un web shop che mi consentiva di avere la sede legale a Sindelfingen e la sede operativa a Catania. Quello che oggi chiamiamo smart working era già possibile tanti anni fa, tramite le prime connessioni Umts. Alla fine però sono rimasto in Germania, sia per una questione di stabilità economica, ma anche perché Cupido ci ha messo del suo.

Dalla Germania ha seguito alcune start up innovative. Una di queste è Mvmant di cui è founder Riccardo D’Angelo. Con quali risultati?
Si dice che creare una startup sia l’equivalente di diversi master nelle migliori università. Con Mvmant abbiamo dimostrato che una tecnologia made in Sicily può battersela ad alti livelli anche con colossi di primo piano e budget milionari, come successo a Dubai, dove ancora oggi il nostro servizio di mobilità condivisa rimane il best performer di tutti i progetti finora attuati dal Dubai future accelerators nel campo della mobilità. Anzi, le dico di più. Nella sezione “Bus on demand” viene citato al primo posto in assoluto.

Il grande interesse riscontrato da Mvmant all’estero è replicabile anche in Italia su vasta scala?
In realtà l’Italia, soprattutto nelle città con scarse infrastrutture e nelle zone a bassa densità abitativa è l’ambiente ideale per un servizio di mobilità condivisa. Purtroppo la pandemia del Covid penalizza soluzioni che creano “assembramento”, per cui si dovrà tornare alla normalità, quando sarà di nuovo conveniente e desiderabile avere il maggior numero di persone ed utilizzare il minor numero di veicoli possibili.

La comunità di Mirabella Imbaccari annovera tra i suoi figli diversi startupper. Secondo lei c’è un motivo particolare?
Mirabella Imbaccari è un paese che stranamente, rispetto al numero di abitanti esiguo, ha un numero di connessioni molto elevato dovuto alla decennale tradizione di emigrazione, per cui esiste una contaminazione intellettuale molto interessante. Esiste anche un detto: “Maccarisi, unu ogni paisi”. Probabilmente questo provoca quegli eventi di serendipità, da cui nascono idee imprenditoriali, in diversi campi, come ad esempio nel settore della gastronomia.

Il sistema tedesco invece come favorisce e stimola la nascita di start up innovative?
A fronte di un Pil estremamente alto e la presenza di imprese di livello mondiale, in Germania il numero e la qualità delle startup sono relativamente bassi. In una zona a bassa disoccupazione e stipendi alti, risulta poco conveniente fare impresa. Ci sono diversi programmi governativi, come borse di studio, che aiutano a creare startup oppure programmi di co-investimento, dove lo Stato entra pari passo con un investitore privato. Questo consente un effetto leva che permette di chiudere round seed fino ad un milione di euro.

C’è una eccezione, però. Mi conferma?
Il discorso cambia radicalmente a Berlino, dove si è creato un ecosistema molto florido grazie a diversi fattori: presenza di un ambiente intellettualmente stimolante e multietnico, facilità di accesso al capitale, grazie non solo ai finanziamenti pubblici, ma anche ad alcune exit milionarie se non miliardarie. Quest’ultimo fattore è fondamentale: chi ha fatto l’exit e dispone di capitali in cerca di rendita o vuole semplicemente “restituire” alla società un po‘ della fortuna avuta, reinveste in nuove startup, sia in termini finanziari ma anche con tutto il corredo di contatti e relazioni che fanno la differenza. Questo crea un circolo virtuoso che si autoalimenta.

Recentemente lei ha brevettato una originale racchetta antizanzara. In cosa consiste?
Mosquilla nasce due anni fa in Sicilia, durante l’ultima vacanza estiva. Appena addormentati, siamo stati assaliti dalle zanzare. Per proteggere mia figlia, ho iniziato la caccia con la normale racchetta antizanzare e la torcia dello smartphone. Una volta individuato il nemico, ho appoggiato la racchetta, ma la zanzara è sfuggita dallo spazio lasciato libero dall’angolo di appoggio della mano. Da lì è nata l’idea di creare un telaio concavo e asimmetrico che chiudesse ogni via di fuga. Il giorno successivo ho creato un prototipo molto rozzo con cera pongo e american tape che ha funzionato egregiamente.

E dopo?
Durante la pandemia, ho deciso di tirare fuori il progetto dal cassetto e grazie all’aiuto di un mio amico, famoso designer di auto di caratura mondiale, anche lui mirabellese e che adesso lavora a Shanghai, ho creato la prima versione di Mosquilla, la racchetta antizanzare che colpisce sempre. Dopo aver raccolto i feedback per la prima serie, stiamo lavorando alla serie finale, che verrà omologata quest’anno e messa in commercio nel 2022.

Qual è la roadmap di Mosquilla? Avrà bisogno di reperire capitali per effettuare lo scale up produttivo?
La prima serie è stata finanziata tramite una campagna di crowdfunding che ci ha consentito anche di donare 100 Mosquilla e altrettante reti antizanzare in Nigeria, dove vive mia cognata. Lì la malaria è ancora estremamente diffusa e per molte persone un morso di zanzara equivale ad una condanna a morte. La prossima serie verrà finanziata nuovamente con una campagna di crowdfunding: adesso abbiamo decine di testimonial, da Phnom Penh a Washington, da Helsinki ad Abujia, che documentano con entusiasmo la superiorità di Mosquilla rispetto alle racchette antizanzare in commercio.

Cosa le piacerebbe fare in Sicilia se pensasse un giorno di rientrare con la sua famiglia?
Premesso che per motivi lavorativi e familiari, potrò ritornare in Sicilia solamente quando andrò in pensione, se dovessi tornare adesso, punterei sul turismo di nicchia, per esempio gastronomia. Anche se all’apparenza è un tema “consumato”, c’è ancora un potenziale non espresso molto importante e che può essere portato a fruizione senza grossi investimenti infrastrutturali.

Un consiglio che si sentirebbe di dare ad un giovane che volesse avviare una nuova iniziativa imprenditoriale innovativa in Sicilia?
Nella mia esperienza imprenditoriale, ho imparato una cosa fondamentale: non esiste l’idea da un milione di euro, ma soltanto l’esecuzione da un milione di euro. Condivido l’opinione di Gary Vee secondo cui un’azienda di successo non è il proprio core business, ma un’azienda di comunicazione attaccata al proprio core business. Cito un esempio a me caro: un fruttivendolo può essere un semplice fruttivendolo e riuscire a stento a sbarcare il lunario. Oppure può essere Ciro Gagliano di Bagheria, alias “U spettaculu ri spettaculi”. Questo imprenditore geniale presenta i propri prodotti con le live su Facebook, con spontaneità e simpatia, senza il bisogno di post-produzione, script e quant’altro e ha un successo imprenditoriale incomparabile rispetto ai suoi colleghi.

E dunque?
Se potessi dare un consiglio al Blochin appena uscito dall’università, gli direi di fare qualche pazzia (non solo imprenditoriale) in più. Anche nella peggiore delle ipotesi, c’è sempre tempo per recuperare, con il vantaggio di non dover ricominciare da zero, ma ripartire da una esperienza che comunque lascia qualche insegnamento.

Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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