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Conti e racconti d'impresa

Cuore “made in Sicily”, anima digitale. Il successo di YITH nell’e-commerce

Nando Pappalardo da Acireale è uno specialista in temi per WooCommerce, popolare estensione di Wordpress. A dicembre ha rifiutato una proposta da 25 milioni di dollari per vendere la sua azienda

Quarantasette anni, un lavoro da pescivendolo col papà fino a 28 anni, dal 2002 anima e corpo dedicatosi al digitale, Nando Pappalardo, acese d’origine, vive a Tenerife dove amministra Yith.

Puoi essere considerato uno dei pionieri della digital economy. Quando hai incominciato ad occuparti di queste tematiche e con quali iniziative imprenditoriali?

“La mia prima iniziativa è datata 2007. Insieme ad un altro socio abbiamo richiesto un piccolo finanziamento a Sviluppo Italia che ci ha fornito un capitale di 40mila euro. Così è nata Edi Group, la cui mission era lo sviluppo e la cura della presenza digitale per le aziende del territorio siciliano”

Ci sono state altre avventure imprenditoriali dopo gli inizi con Edi Group? 

“Ci sono state alcune attività che hanno contribuito ad aggiungere competenze “imprenditoriali” al mio background. Nel 2009, insieme alla mia attuale compagna Sara, ho realizzato un blog sul web design che nel giro di pochissimi mesi è diventato un vero e proprio punto di riferimento del settore in Italia: Your Inspiration Web. Inoltre sempre nello stesso periodo ho realizzato una rivista digitale dedicata sempre al settore web design”

– Hai mai fruito di programmi di mentoring, di incubazione o di accelerazione per supportare la crescita delle tue start up?

“Purtroppo no. Quando ho creato Yith, avevo un background prettamente tecnico. Ero uno sviluppatore, per cui i limiti sono emersi quasi subito. Così ho ritenuto opportuno colmare le lacune ricorrendo subito a consulenze esterne. Ho investito circa 50 mila euro per ristrutturare e riorganizzare la mia azienda. Ho scelto di applicare un nuovo sistema organizzativo di tipo flat, chiamato Holacracy, che stravolgeva completamente i metodi organizzativi classici. Via la tradizionale gerarchia per sostituirla con un sistema ad autorità distribuita”

Ad un certo punto della tua storia imprenditoriale, nasce un interesse verso tutto ciò che ruota intorno a WordPress. Come mai? 

“Sono stati i numeri a spingermi a lavorare in questa nicchia di mercato. Io avevo iniziato a sviluppare per WordPress già nel 2009, mentre ero ancora in Edi Group. La facilità con cui si poteva estendere WordPress (aggiungendo funzionalità con quelli che vengono chiamati “plugin”), la qualità con cui era scritto il codice sorgente e la facilità di utilizzo mi fecero comprendere che c’era un potenziale enorme. Nel 2011 WordPress rappresentava già il 13,1 per cento dei siti web al mondo. Oggi è la piattaforma più utilizzata in assoluto su tutta internet, l’ultima statistica aggiornata ad inizio 2021 indica il 39,7 per cento”

Cosa fa YITH, la società che capo alla tua persona? Ci spieghi meglio questo business di nicchia, cioè WooCommerce?

“WooCommerce è un’estensione (plugin) gratuita in grado di trasformare WordPress in un vero e proprio e-commerce. Attualmente è la piattaforma di e-commerce più utilizzata sul web e vanta il 30 per cento del mercato. Quello che facciamo in Yith è lo sviluppo di plugin per WooCommerce in grado di aggiungere ulteriori funzionalità all’e-commerce. I nostri principali clienti sono web agency, freelance, sviluppatori che realizzano e-commerce per i loro clienti e piuttosto che sviluppare da zero una soluzione preferiscono comprare una soluzione già pronta a prezzi molto economici: Booking, Membership e Wishlist ad esempio”

Perchè YITH in poco tempo è diventata leader mondiale nel woocommerce plugins?

“Ci sono diversi fattori che hanno contribuito e ci hanno permesso di raggiungere questi risultati. Il fatto di essere stati la prima azienda nel mondo a dedicarsi a questa nicchia di mercato. Noi venivamo dallo sviluppo di temi per WordPress. La nicchia dei temi negli anni è diventata sempre più competitiva ed è stato lì che ho avuto l’intuizione di abbandonarla per dedicarmi a una nuova micronicchia dove ancora non esistevano concorrenti. La lettura del libro “Strategia oceano blu ” fu illuminante in quel periodo per me. A questo fattore si è aggiunta anche la nostra cura maniacale per i dettagli. Inoltre un ulteriore punto di forza è stato quello di essere un unico autore per tutti i nostri plugin, cosa oggi quasi impossibile da trovare all’interno dell’ecosistema WordPress”

Perché hai deciso di localizzare a Tenerife la tua attività? 

“Non sono stato io a scegliere Tenerife, ma Tenerife a scegliere me. Dopo la nascita dei miei figli stavamo cercando un nuovo paese in cui andare a vivere perché non volevamo farli crescere in Italia. Negli ultimi anni 40 anni abbiamo assistito impotenti alla rovina del nostro paese. Avevo provato a fare impresa in un territorio difficile e c’ero riuscito con discreto successo, ma le difficoltà erano davvero enormi. Un carico fiscale tra i più alti d’Europa e i servizi ricevuti tra i peggiori. Come si può competere in campo internazionale con queste premesse? Nel 2013 siamo stati in vacanza a Tenerife e ce ne siamo subito innamorati. Non abbiamo avuto dubbi”

Quante persone lavorano per Yith?

“Per YITH in questo momento lavorano 40 persone. Sedici sono in Italia, i ragazzi italiani che erano con me prima del mio trasferimento, 20 sono qui a Tenerife che ho assunto in questi anni con la nuova azienda spagnola e altri 4 distribuiti in altri paesi tra Inghilterra, Germania, Olanda e Grecia. Proprio in questi giorni stiamo provando a realizzare un nuovo gruppo di lavoro anche in Argentina”

Ci sono investitori, venture capitalists o business angels che supportano Yith?

“Al momento no. Fino ad oggi sono riuscito sempre ad autofinanziarmi in quanto l’attività è andata benissimo sin da subito. Quest’anno con lo scoppio della pandemia e i blocchi imposti nei vari paesi la crescita del settore e-commerce ha subito un’enorme accelerazione e questo ha spinto alcune tra le più grandi aziende statunitensi del settore a tentare di acquisirci. A dicembre ho rifiutato un’offerta di 25 milioni di dollari”

Segui con grande attenzione anche l’evoluzione delle start up in Sicilia. Ritieni che la nostra regione abbia le potenzialità per diventare un ecosistema dell’innovazione e delle start up?

“In Sicilia abbiamo un potenziale incredibile. Viaggiando spesso in giro per il mondo e soprattutto vivendo qui a Tenerife ormai da quasi 6 anni, sono assolutamente convinto che potremmo diventare un grande punto di riferimento anche fuori dai confini nazionali. Soprattutto adesso che lo smart working sta diventando una realtà sempre più accettata. La nostra regione per clima, posizione, costo della vita, splendidi posti naturalistici, potrebbe attrarre il target dei nomadi digitali che continua a crescere anno dopo anno. Ci vorrebbero anche delle politiche economiche incentivanti in grado di attirare investitori e imprenditori, piuttosto che farli scappare”

Un consiglio che ti sentiresti di dare ad un giovane che, rimanendo in Sicilia, volesse avviare una start up.

“Quello che mi sento di consigliare è di risparmiare il più possibile nella fase iniziale evitando inutili costi come uffici in centro città, arredamenti costosi, e altre cose che non sono fondamentali allo sviluppo del servizio o prodotto che si intende lanciare. Per esempio Yith è nata nel salone di casa mia, in un appartamentino di Acireale, dove un tavolo da cucina comprato da Conforama faceva da scrivania a me e Sara. Suggerirei anche di seguire diversi percorsi formativi sia in ambito imprenditoriale ma soprattutto in ambito di crescita personale. E per ultimo leggere molto. Se non fosse per i tanti libri letti, non sarei la persona che sono oggi”

Rosario Faraci
Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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