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Cure palliative, contro l’inguaribilità per la migliore qualità di vita possibile

Con l'invecchiamento della popolazione aumentano le condizioni di fragilità e la necessità di cure che permettano una vita dignitosa anche se la malattia non sarà mai superata. Gli operatori vanno formati però

Se la ‘medicina palliativa’ è stata presa in considerazione dalla letteratura già da un ventennio, i contributi sulla ‘psicologia palliativa’ sono ancora esigui (es., Strada A. Palliative Psychology, Oxford University Press). Le CP si stanno affermando sempre di più come il nuovo paradigma di cure appropriate per molte malattie inguaribili, oncologiche e croniche degenerative in fase avanzata/end stage. Il fine vita è una condizione in parte fisica e in parte psicologica, che si realizza quando la malattia “induce nella mente del medico e del paziente un’attesa di morte in breve tempo”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità

Nella letteratura scientifica e medica esistono numerose definizioni di cure palliative. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le CP rappresentano: “un approccio integrato in grado di migliorare la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di una identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicosociale e spirituale”. Le CP sono quindi un processo assistenziale finalizzato non solo al controllo dei sintomi, ma soprattutto al mantenimento della migliore qualità di vita possibile, attuando interventi terapeutici che coinvolgono anche la sfera psicologica e sociale.  

Aumentano le condizioni di fragilità

Negli ultimi decenni lo scenario demografico dei Paesi, soprattutto quelli ad elevato sviluppo economico, è cambiato profondamente per il progressivo e crescente invecchiamento della popolazione. Questo andamento sta portando ad un notevole aumento delle condizioni di grave “fragilità” clinica. Esistono previsioni di un bisogno crescente per questo tipo di cure nei prossimi anni, anche in rapporto al previsto incremento dell’età media della popolazione mondiale. In tale ottica e contesto si inserisce la necessità di potenziare le CP nei Sistemi Sanitari Nazionali (la Legge 38/2010 è stata, a livello europeo, il primo esempio di normativa-quadro che obbliga un sistema sanitario ad occuparsi di cure palliative); favorire l’integrazione tra i servizi sanitari e quelli sociali; avviare percorsi formativi di qualificazione e aggiornamento delle figure professionali che operano nella rete, a partire dalla formazione universitaria (Decreto Direttoriale del MUR n. 2037/2018*).

Nuovo paradigma

Occorre ripensare ad un ‘nuovo’ paradigma culturale nei piani formativi dei futuri professionisti di area clinico-assistenziale, cioè quello del prendersi cura dell’inguaribilità, che affianchi e integri il paradigma «classico» dominante, quello della cura della malattia, attraverso la valorizzazione della co-produzione con gli utenti e il lavoro di prevenzione, cura, sostegno che può essere offerto (anche) dalla Comunità. Le ‘nuove’ competenze psicologiche possono, in tal senso, aiutare a riconoscere e promuovere la prospettiva che riconosce la centralità del paziente come persona fino alla morte e l’importanza della sua rete relazionale e affettiva. Parallelamente, occorrerà promuovere lo sviluppo e l’applicazione di tutte quelle competenze fondamentali per il miglioramento, nelle strutture sanitarie e formative, del rapporto tra il professionista e la persona sofferente a causa della condizione di fine vita; non ultimo diffondere la ricerca e la riflessione finalizzata al riconoscimento di buone prassi e modelli di intervento organizzativo.

Empowerment psicologico e strutturale

Vi è una grande necessità pratica di valutare e migliorare tutti quegli aspetti psico-sociali organizzativi del lavoro che richiedono sforzi cognitivi ed emotivi e che sono associati a determinati costi psicologici e sociali, così come gli aspetti fisici e organizzativi del lavoro che sono condizioni per il raggiungimento degli obiettivi lavorativi, di benessere e di cura. Questo è ancor più vero se prendiamo in considerazione l’ambito di fine vita dove l’incontro con il dolore e la morte espone in misura maggiore gli operatori sanitari a continue sfide fisiche, psicologiche ed emotive. L’attenzione, da parte delle risorse umane nel sistema sanitario, dovrebbe focalizzarsi sull’empowerment psicologico e strutturale, e sul monitoraggio degli interventi da progettare, utili a migliorare l’ambiente di lavoro, il clima interno e le relazioni.

Il documento originale è scaricabile sul sito istituzionale del MUR. al seguente indirizzo https://www.miur.gov.it/web/guest/lauree-e-lauree-magistrali 

Ramaci T., et al. (2022). Perceived Organizational Support moderates the effect of Job Demands on outcomes in oncology workers: indications for the practice. Atti del XXX Congresso dell’Associazione italiana di Psicologia, Padova 27-30 settembre 2022.

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Tiziana Ramaci
Tiziana Ramaci
Professore Associato di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l'Università degli Studi di Enna "Kore". I suoi interessi di ricerca si concentrano prevalentemente sulla Psicologia della salute occupazionale e promozione della sicurezza negli ambienti di lavoro. Lavora costantemente sui temi dell’orientamento professionale e delle carriere internazionali. È membro dell’International Commission on Occupatinal Health - ICOH; Commission Internationale de la Slaute au Travail – CIST;

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