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Conti e racconti d'impresa

Da Martha’s Cottage a iMask. Salvatore Cobuzio, il siracusano “imprenditore seriale”

Ha trasformato alcuni problemi di vita reale in business. Alle due le start up già avviate, promette di aggiungerne presto altre

Quarantatre anni, già consulente e manager, Salvatore Cobuzio, siracusano, è co-founder di due start up, Martha’s Cottage e iMask.

Sei diventato uno startupper con un’originale business idea. Di che si trattava?

“Era una startup nata da un’esigenza e da un’esperienza personale: il mio matrimonio. Nel 2013 mia moglie Simona Canto ed io ci siamo resi conto che non esisteva un unico negozio o sito in cui trovare tutto ciò di cui avevamo bisogno. Così abbiamo pensato a uno one- stop shop online, dove trovare tutto ciò che serve per organizzare il matrimonio che abbiamo chiamato Progetto Wedding. Con il tempo il business model si è evoluto. Al matrimonio si è aggiunto anche il settore delle feste, il party, e abbiamo integrato la proposta anche con i servizi abbinati, con un utile e apprezzato motore di ricerca per trovare e selezionare operatori e professionisti del settore, dalla location al catering al fotografo e ai fioristi. Ad oggi, siamo leader in Europa”.

Per avviare la start up hai lasciato un “lavoro sicuro”. Perché hai deciso di metterti in proprio?

“Ho avuto la fortuna di lavorare su progetti ambiziosi e poter scegliere sempre cosa fare. Ho vissuto tra Roma e Milano per diversi anni e collaborato con alcuni imprenditori visionari che per me sono stati fonte di ispirazione e mi hanno aiutato ad ampliare i miei orizzonti. Al di là di ogni compenso economico, stare al loro fianco è stata la più grande ricompensa. Proprio grazie a loro e a quello che ho imparato, ho deciso di mettermi in proprio e di farlo dalla mia città: Siracusa”.

Tua moglie ha condiviso con te l’esperienza imprenditoriale, diventando co-founder della start up. Allora non è vero che affari di famiglia e di impresa devono rimanere separati.

“Il segreto di tutto è il grandissimo rispetto che c’è fra di noi e la stima che nutriamo l’uno per l’altro. La chiave del successo è la separazione tra i due aspetti: a lavoro siamo colleghi, ma a casa siamo marito e moglie”.

Da Progetto Wedding la start up si evolve a Martha’s Cottage. Con quale obiettivo?

“Progetto Wedding si è evoluto in Martha’s Cottage nel giro di pochi mesi. È nato come un esperimento, tutti i founder erano già impegnati in altre occupazioni. Quando siamo diventati una srl – con Martha’s Cottage – abbiamo deciso di dedicarci al progetto al 100%”.

Martha’s Cottage ha acquisito grande visibilità, attirando anche l’interesse di altri investitori. Al momento, come è formata la compagine societaria?

“Abbiamo avuto la fortuna di attirare l’interesse di imprenditori digitali a cui il progetto è piaciuto e che ci hanno creduto fortemente. La nostra compagine societaria è composta da imprenditori seriali e business angel di primo piano nell’ecosistema della startup economy in Italia e anche da importanti società di investimento e incubatori. Prima del Covid il fatturato era in costante crescita, avevamo superato il milione di euro e, cosa più unica che rara in una startup italiana, i nostri margini di redditività erano positivi. Dall’anno scorso, causa Covid, i matrimoni e le feste sono stati annullati e rimandati. Stiamo soffrendo naturalmente ma siamo sicuri che quando supereremo questa prova torneremo a crescere più di prima”.

Durante la pandemia, hai lanciato un’altra start up, I-Mask per creare un’innovativa mascherina ad elevata protezione. Quale riscontro avete avuto dal mercato?

“In piena pandemia ci siamo posti subito alcune domande sui materiali con cui sono fatte le mascherine, sulla reale efficacia di protezione, sull’impatto ambientale delle mascherine monouso, sul costo sostenuto da ogni singolo cittadino e tanto altro ancora. Così, invece di convertire l’azienda e produrre mascherine già esistenti e presenti in commercio, abbiamo studiato e investito in ricerca e sviluppo con l’obiettivo di realizzare una mascherina nuova, che riuscisse a unire tante esigenze diverse: prima di tutto quella legata alla sicurezza di chi la indossa, che rispettasse l’ambiente superando la logica dell’usa e getta, che fosse anche conveniente dal punto di vista economico. E con un’attenzione particolare alla vestibilità e alla respirabilità. Un team di designer dedicato ha lavorato per affrontare questa sfida impegnativa e ci siamo arrivati per gradi, perché non si può innovare senza attivare un processo di questo tipo: prima iMask1, adesso iMask2 e tra poco iMask3, sono tutte mascherine che esprimono un’evoluzione rispetto alle mascherine tradizionali”.

Tu sei un imprenditore seriale. Nelle varie iniziative che hai promosso, quante persone hai coinvolto?

“Sono tante le persone coinvolte, ma poche quelle che mi seguono in più progetti. Nel tempo sono riuscito a crearmi una valida squadra di soci, collaboratori e professionisti con i quali intraprendere percorsi professionali stimolanti. Martha’s Cottage e iMask non sono casi isolati, e a breve ci saranno nuovi ed entusiasmanti progetti”.

Nelle tue avventure imprenditoriali, hai beneficiato di qualche programma di mentoring in acceleratori ed incubatori?

“Abbiamo avuto la fortuna di scegliere ed essere stati scelti da B-ventures, l’incubatore di Buongiorno creato da Mauro Del Rio. Fin dall’inizio la parte che più mi premeva è stata sempre quella di avere l’opportunità di parlare con imprenditori di successo, ho sempre pensato al ritorno economico in un secondo momento. Per me valore delle competenze e del network creato, il capitale umano è sempre molto più grande rispetto al capitale investito”.

Nuovi progetti per il futuro?

“Siamo impegnati su progetti sfidanti e molto stimolanti, che hanno soprattutto l’obiettivo di valorizzare il territorio, la nostra Sicilia. Presto ci saranno grandi notizie in merito”.

Altre startup sono nate a Siracusa. Credi che stia cambiando la vocazione del territorio in cui vivi, da sempre legato al petrolchimico?

“Quando si parla di territorio preferisco pensare alla Sicilia intera e non solo alla provincia. Bisogna investire sui ragazzi facendo capire loro che fare business è possibile, soprattutto online. Bisogna diffondere la politica del fare, sudare, sporcarsi le mani, perché nessuno andrà mai a bussare alla loro porta. Premiare chi se lo merita e chi ha studiato e ha sviluppato le competenze per fare bene, invertendo anche i percorsi di migrazione del lavoro, con i nostri “cervelli” che tornano in Sicilia per creare valore qui. Tra le nuove iniziative che stiamo mettendo in campo, la principale sarà proprio dedicata a valorizzare il territorio e i suoi imprenditori più visionari”.

Da imprenditore hai fatto da mentore ad altri startupper più giovani?

“Sì, mi piace essere diretto e non raccontare favole. Ci sono già troppe persone che lo sanno fare e anche molto bene. Io racconto semplicemente la mia storia e le mie aziende scendendo in ogni particolare, sperando che possa essere da ispirazione anche solo per una persona”.

Cosa manca alle start up siciliane per intercettare i capitali di investitori e dei fondi come quelli di Cassa Depositi e Prestiti? 

“Gli investimenti in Sicilia restano ancora bassissimi rispetto al resto delle regioni d’Italia e non credo che sia per mancanza di startup. Ciò che manca sono gli acceleratori e gli incubatori che possono accompagnare queste startup e valorizzarle ai tavoli giusti”.

Da 1 a 10 quanto credi che la Sicilia crescerà nel digitale nei prossimi cinque anni?

“10, credo assolutamente che crescerà nel digitale e farla crescere è la nostra mission. Il digitale ormai è fondamentale per ogni impresa in tutti i settori”.

Rosario Faraci
Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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