fbpx

Differenziata, in Sicilia solo 42%. Bene i piccoli Comuni, male le Città metropolitane

Oltre 30 paesi raggiungono l'ambita soglia "rifiuti zero", ma quasi tutti sono sotto i diecimila abitanti. Tra le città più grandi non mancano esempi virtuosi, ma Palermo, Catania e Messina sono indietro e frenano l'intera isola. Il dossier "Comuni Ricicloni" 2021 di Legambiente

Sulla raccolta differenziata la Sicilia sta crescendo, ma potrebbe fare molto di più. Ad oggi solo 33 Comuni sono classificati a “rifiuti zero” – cioè producono meno di 75 chilogrammi di indifferenziato l’anno per ogni cittadino – e solo due di essi superano i 10 mila abitanti, mentre la maggior parte si attesta sotto i cinquemila. Sono i dati del dossier “Comuni Ricicloni” di Legambiente Sicilia, che analizza la gestione del settore rifiuti nell’Isola. Il paese più virtuoso è Longi, 1.300 anime in provincia di Messina, dove la differenziata supera il 92 per cento e si producono appena 19 kg di indifferenziato all’anno per cittadino. Dall’altra parte della classifica c’è Catania, che con i suoi 290 mila abitanti segna meno del nove per cento di differenziata, mentre l’indifferenziato supera i 630 kg all’anno per cittadino. Un abisso che le maggiori dimensioni del comune non bastano a spiegare. “I dati dicono che anche grandi città con più di 50 mila abitanti superano la soglia del 65 per cento”, dice a FocuSicilia Tommaso Castronovo, responsabile Rifiuti ed economia circolare di Legambiente Sicilia. Cambiare si può, aggiunge, “ma per farlo serve la volontà politica”.

Leggi anche – Rifiuti, una vasca da 500 mila metri cubi in zona protetta. Il caso di Timpazzo

Grandi città in ritardo (con qualche eccezione)

A superare la soglia del 65 per cento di differenziata, nel 2020, sono 170 comuni dell’Isola su 390. “Si tratta per la maggior parte di piccoli centri, che sommati costituiscono però un’importante massa critica”, spiega Castronovo. I paesi virtuosi sono infatti il 43 per cento del totale, e raccolgono oltre un milione e mezzo di abitanti. Per l’esperto si potrebbe usare “la metafora delle piccole gocce che formano un mare”, senza sottovalutare il fatto che “anche grandi città riescono a superare gli obiettivi europei”. Il dossier cita i casi di Modica (53 mila abitanti, 66 per cento di differenziata), Ragusa (71 mila abitanti, 70 per cento), Marsala (80 mila abitanti, 70 per cento), Agrigento (76 mila abitanti, 72 per cento) e Mazara del Vallo (50 mila abitanti, 75 per cento). Per quanto riguarda i capoluoghi, supera il 60 per cento Caltanissetta, mentre Enna si ferma al 58 e Siracusa al 42 per cento. Molto più distaccate le tre Città metropolitane, Messina (23 per cento), Palermo (16 per cento) e Catania (nove per cento). Per Castronovo sono proprio loro ad affossare la percentuale della Sicilia, anche se Legambiente ha riconosciuto a Messina “di aver esteso il porta a porta a tutta l’area metropolitana”.

Leggi anche – Catania, il “porta a porta” non basta: “Rifiuti conferiti ancora fuori provincia”

Sbloccare le Città metropolitane

Complessivamente, secondo il dossier, la percentuale di differenziata nell’isola si ferma al 42 per cento. Dal 2012 la produzione di rifiuti è scesa da due milioni e 420 mila tonnellate a due milioni e 150 mila tonnellate. “I dati sono molto migliori rispetto a otto anni fa, ma ancora distanti da quel 65 per cento che l’Unione europea ha fissato come obiettivo”, ricorda Castronovo. Il risultato, prosegue il dirigente di Legambiente, “potrebbe essere molto migliore se tutti adottassero le buone pratiche dei comuni virtuosi, a partire dalle tre grandi città”. Da questo punto di vista Messina registra “un passo avanti”, mentre nel capoluogo di Regione “il porta a porta è praticamente fermo”. Anche soluzioni offerte dalla Regione, per Legambiente, restano insufficienti. “Si continua a parlare di termovalorizzatori, ma questa ipotesi è stata bocciata dai fatti”. La chiave per svoltare, secondo Castronovo, è migliorare le percentuali di differenziata nelle Città metropolitane. “Non si tratta soltanto di un problema culturale, che comunque esiste, ma soprattutto di qualità dei servizi, che in alcune realtà sono molto migliori che in altre”.

Leggi anche – Rifiuti, Legambiente: da Roma stop agli inceneritori, Musumeci ne prenda atto

Tari, dove cresce e dove cala

Una situazione a macchia di leopardo fotografata anche dalle tariffe della tassa sui rifiuti. Nel 2021 i cittadini siciliani hanno pagato mediamente 386 euro di Tari, contro i 389 del 2020, con una riduzione dello 0,7 per cento. La situazione cambia parecchio da provincia a provincia. Ad Agrigento l’imposta è salita dello 0,6 per cento, passando da 425 a 428 euro. A Caltanissetta l’aumento è stato molto più consistente, da 288 a 319 euro, un balzo di oltre il dieci per cento. Viceversa, a Trapani la tassa è stata ridotta dell’1,6 per cento, passando da 424 a 417 euro. A Siracusa il risparmio è stato ancora maggiore, da 442 a 418 euro, una diminuzione del 5,5 per cento. A Enna, infine, si è registrato un calo di oltre il nove per cento, da 280 a 254 euro. Nelle tre Città Metropolitane le tariffe sono rimaste invariate, con la spesa più alta a Catania (504 euro), seguita da Messina (422 euro) e Palermo (309 euro), mentre anche a Ragusa non c’è stato alcun aumento (405 euro). “Molti comuni sono ancora costretti a mandare i rifiuti fuori dalla Regione, con tutto ciò che ne consegue in termini di costi”, sottolinea Castronovo. Per cambiare “serve la collaborazione di tutti”, ma soprattutto la consapevolezza che “differenziare conviene alle tasche”.

Leggi anche – Sicilia, condannati alle discariche e all’esportazione dei rifiuti. A caro prezzo

Il caso di Longi, paese più virtuoso

Un assunto su cui si è basata la città di Longi. Come accennato, il piccolo comune messinese è sul podio dei “ricicloni”, un primato mantenuto sin dal 2019. “La nostra amministrazione ha puntato sulla differenziata abbassando al contempo la tassa sui rifiuti, con un risparmio medio circa 40 euro l’anno per cittadino”, dice Antonino Fabio, sindaco del Comune nel Parco dei Nebrodi. Un obiettivo raggiunto senza ricorrere a misure draconiane, “ma educando la cittadinanza, anche attraverso progetti artistici, come la realizzazione di abiti tradizionali interamente riciclati”. Attualmente, gli abitanti di Longi producono meno di 20 chili l’anno di indifferenziata, circa l’otto per cento del totale. Raggiungere il cento per cento di riciclo è tecnicamente complicato, spiega il primo cittadino, “anche per via della stagione estiva, con l’arrivo di molti turisti che sono meno attenti al rispetto delle regole”. Ciononostante il sindaco Fabio ha intenzione “di proseguire su questa strada, per confermare il nostro primato anche nei prossimi anni”, e lancia un messaggio positivo a tutti i comuni siciliani: “Se si vuole, si può fare”.

- Pubblicità -
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli