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Disagio abitativo, Sunia: “200 mila famiglie a rischio sfratto”

Un settimo delle famiglie siciliane è in affitto. Quasi la metà "a rischio sfratto". Eppure il tema della casa "non fa parte del dibattito pubblico". Con il Covid a peggiorare il quadro, come sottolineato in un incontro online

“Sembra che il disagio abitativo non sia caro alle istituzioni. Eppure la pandemia lo sta aggravando a dismisura”. Lo afferma Giusi Milazzo, segretaria regionale del Sunia, il sindacato degli inquilini legato Cgil. La “casa” secondo i dati esposti da Milazzo nel corso di un incontro pubblico tenutosi in diretta streaming, è un problema per almeno “200 mila famiglie siciliane”. Difficoltà nel pagare i canoni d’affitto, soprattutto, un problema acuito dall’emergenza Covid-19. E il rischio concreto è “lo sfratto”.

Niente blocco sfratti, solo “ristori”

Affermazioni alle quali gli ospiti del dibattito – Claudio Fava presidente della Commissione regionale antimafia, Anthony Barbagallo segretario del Pd Sicilia, Emiliano Abramo presidente regionale della Comunità di Sant’Egidio, Giuseppe Mattina assessore ai servizi sociali al Comune di Palermo, e Alfio Mannino segretario generale della Cgil Sicilia, hanno contribuito con spunti di riflessione. Per Barbagallo, deputato all’assemblea regionale siciliana, il risultato migliore sarebbe stato quello di “effettuare una proroga del blocco degli sfratti”, ma le forze parlamentari sembrano aver trovato convergenza solo su “un ristoro per i canoni d’affitto”. Fava, anche lui deputato Ars, conferma che il tema casa è “particolarmente assente” nel dibattito di questi giorni, con “400 mila nuovi poveri creati dalla pandemia”. Ma le misure sono spesso “rimaste sulla carta, nonostante in Sicilia ci siano un settimo delle famiglie in affitto, e il 40 per cento di queste hanno difficoltà”. Per Fava la mancata proroga del blocco degli sfatti è un sintomo di “miopia o ingenuità, quando invece sono state prorogate misure che bloccano mutui o debiti con la pubblica amministrazione”.

Abramo: “chiusi in casa, non vediamo”

Abramo, presidente regionale della Comunità di Sant’Egidio, spiega la mancanza dall’agenda politica con un esempio: “Siamo chiusi nelle nostre case ben recintate e non vediamo quello che succede in giro. Siamo ripiegati sui nostri problemi e paure, compiacenti a una cultura che esclude gli altri dai problemi prioritari come l’abitazione”. Un problema particolarmente diffuso nelle grandi città, Palermo e Catania, dove mancano “i luoghi pubblici dove fare una doccia o andare in bagno”. Una emergenza particolarmente pratica in tempo di Covi, perché questi servizi secondo Abramo sono stati delegati ad attività “come i bar, che magari danno anche un pasto a fine giornata. E noi ci siamo ritrovati a dover affrontare l’emergenza di chi non sa nemmeno dove poter andare in bagno”.

Leggi anche – Il dopo Covid per Mannino (Cgil). “Ripartire da donne e giovani”

L’assessore: “patrimonio pubblico fa pena”

Per l’assessore ai servizi sociali di Palermo Mattina soluzioni teoricamente utili, come il social housing, hanno però un ventaglio di potenziali utilizzatori limitati “magari alle famiglie che non arrivano a un mutuo, ma non per chi vive in strada”. Servono quindi “progetti personalizzati, e quando viene proposta una norma l’esperienza dei comuni è quella della realtà concreta. In Anci ci confrontiamo spesso con gli altri assessori, e abbiamo chiesto che i fondi del Recovery fund debbano tenere conto di una politica abitativa”. Somme che andrebbero prioritariamente a ristrutturare il patrimonio presente, che “non nascondiamocelo: fa pena”, afferma Mattina, riferendosi ad “impianti non a norma o ascensori rotti anche da vent’anni”. Temi ai quali si riaggancia Alfio Mannino, che ricorda la decisione del Sunia, e quindi di Cgil, di non stare all’interno “dei consigli di amministrazione degli istituti autonomi case popolari. Migliaia e migliaia di persone possono avere con Recovery fund una straordinaria opportunità. Ma non mi pare che ci sia finora attenzione verso queste risorse, e verso il Sud in generale”. I fondi non possono servire “solo per grandi opere che restino cattedrali nel deserto, ma per un rinnovamento sociale”, conclude il segretario regionale di Cgil.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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