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Emergenza casa, Sunia: “17 milioni bloccati in Sicilia”

Il periodo dell'emergenza pandemica ha fatto emergere le difficoltà nel pagamento dei canoni "per almeno 200 mila famiglie", spiega Giusi Milazzo, segretaria regionale del sindacato degli inquilini

Sono circa due milioni le famiglie siciliane, e circa 500 mila vivono in affitto. E tra queste almeno il 40 per cento ha difficoltà a pagare puntualmente i canoni. “Parliamo, secondo le nostre proiezioni, di almeno 200 mila famiglie a rischio sfratto”, spiega Giusi Milazzo, segretaria del sindacato degli inquilini Sunia Sicilia. Famiglie che, anche per conseguenza della crisi economia legata alla pandemia da Covid-19 “non riescono a pagare da alcuni i mesi i canoni, che sono troppo alti. Una delle cose da fare, in accordo con le associazioni dei proprietari, sarebbe quella di rivedere le cifre al ribasso, per evitare una ondata di sfratti insostenibili”, spiega Milazzo. E a questa situazione, si aggiungono le difficoltà di gestione del patrimonio edilizio popolare pubblico, gestito dalla Regine, dai grandi Comuni e soprattutto dagli Istituti autonomo case popolari (Iacp), per il quale il Sunia ha deciso a livello nazionale “di non far parte dei consigli di amministrazione, per scindere l’attività sindacale da quella di gestione”, spiega Milazzo.

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Sostegno all’affitto, 17 milioni bloccati

A livello nazionale l’emergenza è stata nel frattempo affrontata con una proroga, fino al 30 giugno 2021, del blocco dell’esecutività degli sfratti, valido però solo per quelli per morosità. “Questo però non impedisce ai procedimenti di andare avanti. Potrebbe quindi capitare che già dal 1 luglio si ricominci”. Il blocco, limitandosi ai problemi di morosità, non riguarda però le migliaia di famiglie che occupano gli alloggi popolari, né chi è a fine del contratto di locazione. “Si tratta di una soluzione tampone, emergenziale. Ma a lunga scadenza si dovranno utilizzare altri metodi, come la mediazione, che abbiamo chiesto a livello nazionale di inserire in Finanziaria”. L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo che conduca alla riduzione degli affitti, e per farlo, spiega Milazzo, i proprietari di immobili potrebbero usufruire dei contributi pubblici. “Per il sostegno all’affitto in Sicilia sono attualmente presenti 17 milioni di euro, bloccati”. Un blocco che non permette alle famiglie che devono lasciare un immobile e trovarne un altro. “In fondo, si tratta di questo: evitare che le famiglie stiano senza casa”, commenta Milazzo. La mediazione è quindi andata avanti in questi mesi, con accordi tra proprietari e inquilini. “Il risultato immediato è stato una diminuzione della tassazione, legata solo però alle riduzioni dei canoni”, spiega Milazzo. Per contributi più tangibili bisognerà attendere almeno fino a marzo, quando si avranno regole chiare relative agli accordi raggiunti con il governo nei tavoli di contrattazione nazionali.

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Librino, forze dell’ordine a rischio sfratto

Accanto alle problematiche degli affittuari, restano quelle relative al patrimonio pubblico. E la città di Catania è stata in questi mesi protagonista di almeno tre episodi esemplari. Il primo riguarda degli alloggi concessi a personale delle forze dell’ordine nel quartiere Librino. “Gli immobili, di proprietà della Regione, erano stati concessi grazie a una legge speciale legata alla lotta alla criminalità organizzata. Ma da anni è attivo un contenzioso con la ditta Massimino che li ha costruiti. Una vicenda che seguiamo da almeno sei anni”. Il risultato che è, ad oggi, 26 famiglie rischiano di perdere la casa, cosa non avvenuta anche grazie al blocco degli sfratti. “Erano molte di più, molti hanno preferito rinunciare. E per quelli rimasti si attende di trovare degli immobili con caratteristiche simili, con prezzo non superiore a 100 mila euro, in sostituzione”.

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La vicenda del “Palazzo di cemento”

Una notizia positiva è stata invece la consegna, lo scorso 11 gennaio, degli immobili del cosiddetto “Palazzo di cemento”, noto anche come “Torre Leone”, edificio di proprietà del Comune di Catania occupato abusivamente fino al 2015. Dopo un lungo iter di riqualificazione, iniziato con lo stanziamento dei fondi del “Piano casa” nel 2013, i 96 alloggi sono andati agli assegnatari in graduatoria. Non senza problemi. “Manca ancora l’allaccio alla rete elettrica per ascensore e servizi, attualmente collegati al cantiere. E soprattutto, molte famiglie numerose hanno avuto assegnate case troppo piccole, bivani e hanno già fatto richiesta per uno nuovo”. La vicenda resta comunque un successo per il Sunia e le varie realtà sociali del quartiere riunite nella Piattaforma Librino, che nel corso del 2020 hanno animato degli incontri pubblici con l’amministrazione comunale. “La situazione si è sbloccata definitivamente a dicembre, con l’interessamento diretto del sindaco Salvo Pogliese. Ma è chiaro che si è trattato di una data di consegna “strappata””, commenta Milazzo.

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Via Castromarino e il caso ex ospedali

Una terza vicenda esemplare è quella relativa al crollo di un edificio in pieno centro storico, tra via Castromarino e via Plebiscito, avvenuto proprio il 20 gennaio 2020. A un anno dall’episodio, per il quale si indaga per eventuali responsabilità del sottostante cantiere della metropolitana, la situazione per gli inquilini è ancora quella di sfollati. “Un tema particolarmente importante da affrontare, sarebbe quello di immobili sociali pubblici, magari da ricavare da ex edifici dismessi, per affrontare queste problematiche”, sostiene Milazzo. E a pochissima distanza da via Castromarino sono presenti gli ex ospedali Santo Bambino, Santa Marta e Vittorio Emanuele, ora trasferiti al nuovo presidio San Marco, sempre a Librino. “Le periferie sono del resto già sature di edilizia residenziale”, spiega.

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Leandro Perrotta
Trentasei anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Da quindici scrivo della cronaca di Catania, e da due anni sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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