Erosione costiera nel Mediterraneo. A rischio case e intere città come Venezia

Aumenta l’erosione costiera. Il mar Mediterraneo “sta mangiando”intere parti di litorale. In tanti potrebbero dire addio alla casa al mare o alla spiaggia preferita. Rischiano di scomparire intere isolette, e pure città di pregio storico-culturale comeVenezia. Importanti le ripercussioni socio-economiche. A pagarne le conseguenze circaun miliardo di personein tutto il mondo, oltreun ottavo della popolazione.Un fenomeno dallecause sia naturali che antropicheper cui occorre che tutti i protagonisti, cittadini e investitori, ne prendano coscienza e facciano le loro mosse. È quanto emerge da uno studio dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)in collaborazione con l’Isotech di Cipro, condotto sotto l’egida della Protezione civile europea. L’indagine è stata realizzata dal 2019 al 2022, in particolare in Spagna, Grecia, Italia (Venezia e Basento) e Cipro. Diciotto miliardi di euro. Questa è stima che fa l’Ingv dellaperdita economicaper l’Europa meridionale nell’arco temporale che parte dall’inizio del secolo scorso, il 1908 per la precisione, e si chiude nel 2080. L’innalzamento del livello dei mari e l’erosione costiera incidono “fortemente” sul turismo e in generale su tutte le attività costiere, come ad esempio impianti industriali marittimi e agricoltura, sottolineano dall’Ingv. Sono circa400mila le personedell’area mediterraneainteressate dal processo. Anche la Sicilia e la sua“Economia del mare”, potrebbe quindi risentirne. Leggi anche –Inquinamento, erosione, depuratori: tutti i guai delle spiagge siciliane Ma le conseguenze non sono solo economiche.L’innalzamentodel livello del mareeroderà intere porzioni di costa. Il ritmo di crescita sta accelerando. Attualmente è di 3,77 mm l’anno, più del doppio rispetto al secolo scorso. Non parliamo di futuro. Il problema è già evidente: gli argini del fiume Basento ele coste intorno al Metaponto, in Basilicata, arretrano di 2 metri ogni anno. InCalalognal’erosione costiera porterà ad una diminuzione del venti per cento del prodotto interno lordo (Pil) legato alturismo. Rimanendo sempre nella penisola iberica, si stima che la produzione di riso nel delta del fiume Ebro diminuirà sensibilmente, riducendo i profitti degli agricoltori fino atrecento euro per ettaro. Leggi anche –Una scuola universitaria per formare gli “educatori del mare” Tante le soluzioni proposte considerando le diverse cause. L’innalzamento dei mari e la conseguente erosione costiera sono sia riconducibili adattività tettoniche o vulcaniche, che ad attività come ildisboscamento, l’edilizia abusivae la produzione digas serra. Contribuiscono al riscaldamento globale dunque si sciolgono i ghiacci e si ha un’espansione termica degli oceani. Per gli esperti dell’Ingv è soprattutto sulle attività antropiche che bisogna intervenire, partendo dal rispetto dei trattati internazionali comeParigi 2015sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Spiegano anche che occorre “andare oltre le tradizionali costruzioni di barriere, come dighe e sistemi mobili”. Un approccio, a volte, inefficace. Per l’argine del fiume Basento, per esempio, sono stati spesi 9 milioni di euro con il risultato diun’erosione più accelerata. Servono soluzioni con “sviluppi naturali”come l’incremento della vegetazione costiera “capace di frenare l’erosione marina senza impattare sull’ambiente”. Leggi anche –Spiagge, una giornata al mare in Sicilia costa un terzo rispetto al resto d’Italia Il problema più grande sollevato dagli scienziati dell’Ingv è lamancanza di consapevolezza. Doppia la faccia della medaglia. Da una parte gli investitori internazionali dall’altra i politici. Spesso, evidenziano dall’Ingv, si sono dimostratipoco sensibilirispetto al problema, e se hanno provato a fare qualcosa è sempre stato limitato nel tempo. “Si concentrano su orizzonti temporalilegati alla durata del loro mandato”. Ma cambiare rotta non solo si può, si deve. Anche per questo l’Ingv ha sviluppato, insieme ai ricercatori delCentro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo (Cgiam), uno strumento in grado di fornire le proiezioni future delle zone costiere, presto disponibile sul sito Savemedcoast2.