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Frane e alluvioni: servono 3 miliardi di euro e una mappa real-time del rischio

Tra i nodi da sciogliere, la necessità di reperire progetti esecutivi e aggiornati. Lo ricorda Maurizio Croce, soggetto attuatore del Commissario di governo per il contrasto al dissesto idrogeologico in Sicilia, elencando gli interventi messi in campo per circa un miliardo di euro

Frane, alluvioni, esondazioni: per mettere in sicurezza la Sicilia occorrerebbero tre miliardi di euro, una mappa del rischio aggiornata in tempo reale e una serie di progetti esecutivi e aggiornati, che non sempre sono disponibili. Sono i principali nodi da sciogliere, evidenziati da Maurizio Croce, soggetto attuatore del Commissario di governo per il contrasto al dissesto idrogeologico in Sicilia. Il Commissario coincide con il presidente della Regione in carica. La struttura, istituita dalla Finanziaria nazionale 2009, è presente in ogni Regione d’Italia e nasce proprio perché “prima i finanziamenti venivano erogati a pioggia alle amministrazioni locali dal ministero dell’Ambiente, ma non si riuscivano a ottenere risultati in termini di interventi e rendicontazione delle somme”, ricorda Croce, che svolge il suo mandato come coordinatore della struttura commissariale dal 2017. Il Commissario è una sorta di beneficiario di tutti i fondi per la difesa del suolo, erogati dentro una contabilità speciale, e ha l’onere di programmare e attuare tutti gli interventi.

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Le aree a rischio: serve una mappa aggiornata

Per capire bene quali siano le zone più esposte a una frana o i fiumi più a rischio di esondazione, “bisognerebbe avere una mappatura dei rischi del territorio che sia aggiornata quasi in tempo reale – afferma Croce – per capire cosa può succedere in caso di eventi critici, dove è possibile prevedere interventi di mitigazione e dove è più complicato. Il territorio della Sicilia è molto fragile e gli eventi climatici imponenti rischiano di diventare devastanti, oltre a essere poco prevedibili. Dobbiamo però dotarci di strumenti di monitoraggio e la tecnologia in questi casi ci aiuta e ci ha aiutato molto”. Al momento esiste una mappa del Pai (Piano di assetto idrogeologico) che tiene conto degli eventi già noti, e una recente mappa della propensione al rischio geomorfologico, ma per Croce “sono strumenti amministrativi e hanno tempi distanti da quel che servirebbe oggi”, perché l’obiettivo è piuttosto quello di “identificare le classi di rischio con una cadenza almeno settimanale”. Ma una mappa così dinamica ancora non c’è e su questo “si potrebbe e si dovrebbe lavorare”, esorta Croce.

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Ogni provincia della Sicilia ha i suoi rischi

Quanto alle aree più a rischio, per il coordinatore della struttura commissariale “ogni provincia presenta dei rischi, anche diversi. Mentre il Messinese, come il Palermitano, sono zone censite per il rischio idrogeologico, prevalentemente di frane o smottamenti di colline, la zona del Catanese, morfologicamente molto pianeggiante, ha un rischio idraulico molto forte, perché qui passano dei fiumi importanti che col tempo possono creare e hanno creato delle esondazioni. Ogni provincia della Sicilia ha una sua peculiarità e se consideriamo i grandi eventi climatici, c’è il rischio di arrivare impreparati”. Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, Città Clima, le zone della Sicilia più esposte al clima impazzito e quindi agli eventi estremi e spesso disastrosi, sono Agrigento, Palermo, Catania e Messina, mentre l’Isola è al primo posto in Italia per numero di eventi climatici estremi, ben 175 registrati negli ultimi 12 anni.

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Lavori da un miliardo di euro, ne servirebbero tre

Occorrerebbero tre miliardi di euro per mettere in sicurezza definitivamente la Sicilia. Il dato – confermato da Croce – emerge dall’insieme di tutti gli interventi di difesa del suolo che le pubbliche amministrazioni hanno l’onere di introdurre in un database nazionale, il Rendis (Repertorio nazionale difesa del suolo). Fino ad oggi le risorse sulle quali può contare il Commissario si aggirano intorno a un miliardo di euro. “Da quando è nata la struttura, cioè dal 2010 – ricostruisce Croce – sono arrivati circa 350 milioni attraverso fondi di bilancio del ministero dell’Ambiente e 50 dalla programmazione comunitaria 2007-13. Nel 2016, con la nuova programmazione 2014-20, vennero inseriti altri 500 milioni di euro destinati alla Regione per la difesa del suolo. A questo vanno aggiunti altri fondi di sviluppo e coesione dello Stato (circa 100 milioni di euro) e si arriva a circa un miliardo di euro”. Di questi, 800 milioni di euro sono stati destinati a cantieri già finiti o in corso. Gli interventi sono oltre 500 e i più importanti sono il completamento del collettore B a Catania, il completamento in corso della riqualificazione del torrente Catarratti a Messina e il consolidamento della collina della cattedrale ad Agrigento. Poi ci sono una serie di interventi sulla costa messinese sia ionica che tirrenica, sulla costa agrigentina, a Eraclea Minoa e a breve cantieri sul monte Pellegrino di Palermo.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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