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Il caro energia minaccia la gastronomia catanese. “Serrata a fine settembre”

Bollette triplicate, inflazione galoppante e consumi in calo. Bar, ristoranti e panifici sono messi alle strette dalla congiuntura economica, e da una politica che non dà risposte. E a fine mese molte attività chiuderanno le saracinesche, senza sapere se e quando riaprire

Bollette a quattro zeri, “insostenibili per quasi tutte le imprese”. La prospettiva, sempre più concreta, è la chiusura, “per evitare di buttare via i sacrifici di una vita”, ripetono quasi all’unisono i commercianti intervistati da FocuSicilia. Le attività sono schiacciate tra il caro energia e l’inflazione galoppante. In molti si aspettano una stagione invernale “drammatica”. “Il nostro comparto in Sicilia riunisce circa cinquemila imprese, e dà lavoro a circa 15 mila dipendenti. A Catania le aziende del comparto sono circa 800, e impiegano almeno 2.500 persone”, dice Dario Pistorio, presidente di Fipe Sicilia, federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio. Molte attività hanno spento simbolicamente le insegne per qualche minuto, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla propria situazione. “A fine settembre ci sarà una verta e propria serrata, a cui stanno aderendo migliaia di attività”, aggiunge Pistorio. Le saracinesche rimarranno abbassate “per almeno un giorno”, ma c’è il rischio che molti “decidano di non alzarle più”.

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Rischio chiusure in autunno

I rincari esponenziali stanno mettendo in seria difficoltà anche imprese consolidate da decenni. È il caso di Spinella, bar storico del centro di Catania, che per il mese di luglio 2022 ha ricevuto un bolletta di circa 24 mila euro, contro i novemila dello stesso mese dell’anno precedente. “Per agosto ci aspettiamo un conto di almeno 30 mila euro, che potremo pagare soltanto perché in estate abbiamo lavorato bene”, spiega il titolare Antonio Di Mauro. La situazione rischia di degenerare in autunno, “quando il turismo si ridurrà e la spesa delle famiglie italiane diminuirà a causa dell’inflazione”. A quel punto l’opzione sarebbe “chiedere un prestito per pagare le bollette”, ma per il titolare di Spinella ciò vorrebbe dire “prestarsi alle speculazioni internazionali, dalla borsa del gas di Amsterdam alla Norvegia”. Spinella aderirà alla serrata di fine mese, ma la prospettiva di una reale chiusura, lanciata nei giorni scorsi come provocazione, “non è affatto lontana”.

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Autonomia, “nessun effetto concreto”

A fronte di questa situazione, la politica nazionale e regionale non sembra trovare soluzioni adeguate. “L’ultima bolletta è stata di cinquemila euro, mentre l’anno scorso nello stesso mese – e con le stesse strumentazioni – superava di poco i duemila”, dice Giovanni Trimboli, presidente dei ristoratori catanesi di Fipe e titolare dell’Osteria Moderna. Cifre così alte, aggiunge, pongono un problema di liquidità. “Come abbiamo denunciato alla magistratura, in questa situazione l’usura sta rialzando la testa, facendo tornare l’Isola indietro di anni”. Il rammarico è legato anche alle potenzialità inespresse della Sicilia. “Noi produciamo energia, raffiniamo petrolio, ma l’unico effetto concreto dell’autonomia regionale sono gli stipendi più alti per qualche politico”. Lo sforzo della categoria, aggiunge Trimboli, è quello di rimanere aperti e preservare i dipendenti, senza licenziare o ricorrere alla cassa integrazione. “Se le cose continuano così, però, non escludiamo azioni eclatanti”.

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Pane, lievitano prezzi e bollette

A soffrire anche il settore della panificazione. “Negli ultimi mesi tutti i prezzi sono saliti, il lievito, la farina, persino il sale. Quello che rischia di bloccarci, però, è l’aumento dell’elettricità”, dice Giusi La Cava, presidente provinciale di Assipan Confcommercio. Un panificio di medie dimensioni, spiega, ha pagato a luglio circa quattromila euro, contro i 1.500 dello stesso mese dello scorso anno. “Si tratta del periodo di minore attività per i panificatori, proviamo a immaginare cosa accadrà nei prossimi mesi”, osserva la presidente. Le imprese della panificazione, aggiunge, “non sono considerate energivore e quindi non godono degli aiuti del Governo, come agevolazioni e crediti d’imposta”. Il pane, ricorda però La Cava, è un “elemento primario” e uno stop dei forni avrebbe “gravi ripercussioni sociali”. “A livello nazionale, se le cose continuano così, stimiamo la chiusura di almeno 1.500 attività. Il governo deve capire che è necessario intervenire”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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