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“Ircac, contratti bloccati da anni e poco personale”. La denuncia della Cgil Sicilia

Alla vigilia della "fusione" con la Crias nel nuovo Istituto regionale per il credito agevolato, i dipendenti dell'ente hanno un trattamento fermo al 2005. Le richieste del sindacato

“I contratti dei dipendenti Ircac sono bloccati dal 2005. Un fatto gravissimo, che potrebbe diventare esplosivo nel prossimo futuro”. Elvira Morana, coordinatrice del medio credito della Fisac Cgil Sicilia, denuncia a FocuSicilia la situazione dell’Istituto regionale per il credito agevolato alle cooperative. Per regolamento, ai dipendenti si applica il Contratto collettivo nazionale del settore credito. Peccato che, secondo la sindacalista, la Regione ci abbia messo lo zampino. “Con una legge del 1997, che equipara il trattamento dei dipendenti degli enti controllati a quello dei dipendenti regionali, ma di fatto è servita soltanto a bloccare i nostri contratti”, dice Morana, che è a sua volta una lavoratrice Ircac. “L’ultimo rinnovo risale al 2005. Da allora tutto si è fermato”.

La legge regionale del 1997

A spiegare il motivo è la stessa Ircac, nel bilancio 2019, approvato l’estate scorsa e disponibile in rete. “Al personale sono stati applicati i Contratti collettivi del settore credito fino al 2005”, conferma l’Istituto. I successivi rinnovi, invece, non sono stati riconosciuti “in esecuzione delle disposizioni della legge regionale numero 6/1997”. Quella che equipara i dipendenti degli enti controllati ai dipendenti regionali, appunto. Qualcosa, però, non ha funzionato. “Benché l’Istituto abbia adottato le proprie tabelle di equiparazione giuridica ed economica, la Regione Sicilia non ha ancora definito l’iter procedimentale di propria competenza per la definitiva approvazione delle tabelle di equiparazione”, si legge nel bilancio.

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Contratti bloccati e poco personale

Un burocratese che, spiega Morana, nasconde una realtà molto semplice. “La progressione di carriera del settore credito è totalmente diversa da quella dei regionali. Bisognava chiarire a quali posizioni corrispondessero le nostre. I necessari adempimenti da parte della Regione, però, non sono arrivati”. Dal 2005 a oggi, attacca la dirigente di Cgil Sicilia, “si sono susseguiti quattro presidenti della Regione, oltre che diversi commissari e presidenti facenti funzione dell’ente, ma nessuno ha saputo sbloccare la situazione”. Una mancanza che ha avuto come conseguenza “una grande disorganizzazione, per l’assenza di una corretta pianificazione, e anche perché nel frattempo molto personale è andato in pensione, mentre le esigenze degli uffici sono rimaste le stesse”. La pianta organica dell’Ircac, a regime, prevede 117 dipendenti a tempo indeterminato. Al primo gennaio 2020, invece, risultano 41 dipendenti, di cui una sola dirigente. Ben 76 unità in meno.

Le retribuzioni previste dal Contratto collettivo nazionale del settore Credito 2005

Una pioggia di ricorsi

Una situazione pesante, prosegue Morana, “con uno strascico di cause, ricorsi, accordi che sono costati all’istituto una montagna di soldi”. Nell’ultimo bilancio, l’Ircac menziona in particolare una causa legale, “proposta da 55 dipendenti […] che potrebbe essere significativa per le conseguenze economiche negli esercizi futuri”. Poco dopo, tuttavia, l’ente ricorda una sentenza della Sezione di Appello di Palermo di giugno 2020, che “ha rigettato i ricorsi proposti dai dipendenti per il riconoscimento dei Ccnnl intervenuti a far data da gennaio 2006”. Per la sindacalista, ciò dimostra “che la responsabilità non è da ascrivere soltanto all’ente, che non ha difeso le proprie prerogative attenendosi alla legge, ma è anche della Regione che in questi anni non è riuscita a portare a compimento le procedure”.

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Le differenze con la Crias

Al danno, per i dipendenti dell’Ircac, si aggiungerebbe la beffa. La famosa norma del ’97, dice Morana, “per un inspiegabile accanimento della burocrazia regionale ha trovato applicazione soltanto per il personale dell’Ircac”. La Crias, la Cassa regionale per il credito agevolato agli artigiani, “seppur sottoposta alla stessa disposizione, nel tempo ha riconosciuto ai dipendenti i rinnovi del Ccnnl. A essere penalizzati sono stati solo i lavoratori dell’Ircac, che non hanno avuto né i rinnovi del settore credito né quelli dei regionali”. Per capire, prosegue, basta confrontare il Contratto collettivo nazionale del 2005 e quello del 2018. “A parità di fascia, la maggior parte dei dipendenti Ircac percepisce diverse centinaia di euro in meno”. Una differenza che pesa, soprattutto alla vigilia della fusione tra le due società.

Le retribuzioni previste dal Contratto collettivo nazionale del settore Credito 2018

Le contraddizioni della Regione

Nel 2018, infatti, il governo Musumeci ha deciso l’accorpamento dei due istituti regionali per il credito agevolato in un nuovo soggetto, che si chiamerà Irca. “La norma prevede che i dipendenti dei due enti assorbiti mantengano il trattamento giuridico ed economico esistente all’entrata in vigore della legge”, sottolinea Morana. “Come si fa adesso a omogeneizzare il trattamento?”. Per questo la richiesta del sindacato è che anche ai dipendenti dell’Ircac venga riconosciuto l’aggiornamento del Contratto. “In alcuni documenti recenti, lo stesso Assessorato alle Attività produttive e poi l’intera Giunta di governo hanno approvato i riferimenti al Cnnl per i dipendenti della Cassa degli artigiani”. Una vera e propria contraddizione, denuncia Morana.

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“Problema enorme per il nuovo Cda”

Per la dirigente della Cgil quello dei contratti “sarà un problema enorme per il nuovo Consiglio di amministrazione di Irca, che una volta insediato dovrà dirimere questa questione, facendo i conti con lo scontento del personale”. Prima di quel momento mancano ancora diversi passaggi, ma per Morana il tempo stringe. A monte, in ogni caso, ci sarebbe una responsabilità della Regione. “Non si capisce perché alla Crias riconosca un trattamento, mentre per l’Ircac sia tutto bloccato da anni”. Una bella gatta da pelare, insomma, “soprattutto alla vigilia della nascita di quello e dovrebbe essere un grande istituto per il credito agli artigiani e alla cooperazione”, conclude la sindacalista.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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