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La Sicilia vista con gli occhi di Alexandra Rendhell, antropologa ed esoterista

Antropologa, studiosa di esoterismo e dei misteri legati alle antiche religioni, autrice di numerosi saggi, testi teatrali, documentari tv è da sempre affascinata dalla Sicilia, tanto che ha deciso di comprare casa sui Nebrodi. Dai miti alle leggende alla magia dell'oggi

Era da un po’ che volevo intervistare Alexandra Rendhell, antropologa, studiosa di esoterismo e dei misteri legati alle antiche religioni, autrice di numerosi saggi, testi teatrali, documentari tv : “Magia e Mistero della Vita e della Morte-Universi Mondi”, saggio filosofico-esoterico, per Gangemi Editore, “Malèfici Incantamenti. Fatture, Maledizioni, Incantesimi, Influssi Negativi e Case Stregate. Se li conosci li eviti. Istruzioni per l’uso”, per Apeiron Edizioni, e nel 2021, sempre con Apeiron Edizioni, il saggio “Fate. La Realtà affascinante di un Mondo Astrale”, solo per citarne alcuni. Figlia di Fulvio Rendhell, medium di fama internazionale, autore di testi che hanno riscritto la storia delle discipline iniziatiche, innalzandole al rango di scienze, Alexandra ha casa a Roma ma è siciliana di adozione e trascorre “da più di cinquant’anni le vacanze nella magnifica terra, chiamata Sicilia” come lei stessa racconta.

La Sicilia è una terra misteriosa, piena di leggende e personaggi mitologici, potrebbe parlarcene?
Le leggende siciliane sono praticamente infinite, così come numerose sono le versioni, a partire da quelle che riguardano la nascita della stessa Sicilia. Racconti antichissimi che hanno senz’altro influenzato la cultura del luogo nel corso del tempo, in quanto la mitologia è la forma di manifestazione, il rivestimento primordiale degli archetipi nel loro divenire simboli. Le loro forme fondamentali sono comuni a tutti i popoli in ogni tempo.Ne è un esempio la mitologia greca, di cui le leggende e le storie siciliane sono impregnate, la quale, attraverso i suoi complicati intrecci narrativi, ci tramanda vicende che vedono coinvolta una classe numerosa di divinità, in verità molto poco “divine”, visti i comportamenti e le condotte che tenevano. Accanto a questi Dei, “superiori”, si trovava tutta una serie di Divinità “minori”, che rappresentavano la Natura stessa, incarnandone la forza e il rigoglio vegetativo, ma anche le manifestazioni violente e spettacolari, come le eruzioni vulcaniche presenti sulla bella isola; a volte si trattava di Creature semi-umane, frutto di qualche amplesso di una divinità con un umano di cui si era invaghita. Erano Creature, spesso bellissime, che abitavano boschi e corsi d’acqua e che incantavano e, non di rado, portavano alla rovina gli umani. Con il passare del tempo e col tramonto delle civiltà classiche, il mito si trasforma in leggenda, così che Creature della Natura, divinizzate e mitizzate prima, sono state poi trasformate, nei racconti folclorici locali, in Fate, Elfi, Folletti, Gnomi, personaggi che popolano numerosi la narrazione popolare siciliana.L’esperienza ci ha insegnato che dietro a tali “mitologhemi” si nasconda sempre un fondo di verità, magari ben occultata dalla polvere dei secoli e dalla volontà di mantenere una forma di riservatezza e mistero su fatti reali, che, in tempi antichi, invece, erano patrimonio di tutti, specialmente del popolo, che ne divenne, così, il maggior custode. Infatti, molti episodi leggendari, pervenuti fin ai giorni nostri, sono stati tramandati proprio grazie ai racconti per via orale, affidate alla custodia degli anziani, memoria storica del territorio e della famiglia. 

Quanta magia di ispirazione pagana sopravvive nelle tradizioni popolari, secondo lei?
Nonni, nipoti e parenti tutti, dopo una dura giornata di lavoro nei campi, la sera si riunivano nel dopocena accanto al fuoco. E lì venivano narrate storie da parte di chi le aveva ascoltate da altri o addirittura vissute personalmente; i racconti trattavano delle imprese di Spiriti, Fate e altri Esseri dalla natura extraumana che intervenivano nella vita degli umani, rappresentando così anche un modo di vedere ed interpretare il mondo e di spiegarsi fenomeni naturali, apparentemente incomprensibili ai loro occhi di gente semplice e non scolarizzata. Questi strani Esseri perciò, costituivano una possibile causa di eventi naturali o esistenziali del singolo o di un’intera comunità. In questo modo venivano giustificati i cattivi raccolti, la morìa del bestiame, ma anche le nascite di bambini malformati o le morti improvvise di creature cagionevoli. Morti e malattie inspiegabili per quei tempi, che quindi erano attribuite ad un avverso destino o a qualche maleficio o sortilegio operati da Creature extraumane di natura maligna. Queste erano ritenute responsabili anche di sparizioni improvvise di persone, che disgraziatamente erano incappate in loro oppure che erano capitate per errore in certe zone pericolose, considerate maledette secondo la tradizione, perché già scenario di altri fatti misteriosi. Interessanti anche le tante storie che hanno come protagonisti esseri fatati come i “pircanti” custodi e protettori di tesori spesso ben occultati in antri o caverne, che qualche volta fanno ritrovare a qualche pastore o mendicante. Storie comuni a quasi tutte le tradizioni folcloriche dell’intero pianeta. Col passare del tempo ed in virtù della trasmissione orale, tali racconti hanno acquisito man mano le sfumature e le influenze dei singoli narratori appartenenti a diversi luoghi della Sicilia, subendo variazioni notevoli e variegate. 

Alcuni di questi fatti misteriosi e straordinari sono riportati nel “Libro delle Meraviglie” da Gervasio di Tilbury, scrittore inglese del sec. XII-XIII, che soggiornò e viaggiò molto nei territori dell’isola, riportando nella sua opera miti e costumi locali e le numerose leggende legate alle apparizioni degli esseri fatati, come i “goblin”, collegate al territorio della Val Demone. In epoca più recente, per ricavare notizie in merito, basta consultare l’immensa opera del palermitano Giuseppe Pitrè (Palermo, 22 dicembre 1841 – Palermo, 10 aprile 1916), ritenuto il più importante ricercatore e studioso di tradizioni popolari siciliane, vero moderno fondatore degli studi folclorici nel nostro Paese. Fu allo stesso tempo scrittore, medico, letterato ed etnologo e, nella seconda metà dell’Ottocento, aprì la via al lavoro di altri etnologi della scuola palermitana (ad esempio, Giuseppe Cocchiara e Salvatore Salomone Marino), di cui è considerato senz’altro l’iniziatore, grazie al suo pionieristico lavoro nell’ambito del folclore siciliano. È stato fonte d’ispirazione sia per Luigi Capuana, che nel suo repertorio trovò materiale per le proprie fiabe, sia per Giovanni Verga, che si ispirò a lui per le “tinte schiette”, per la descrizione delle tipiche usanze del suo mondo di umili e, perfino, per elementi specifici trattati in alcune novelle, ad esempio “Guerra di Santi”. Addirittura, alcune canzoni popolari del repertorio di Rosa Balistreri furono ottenute musicando alcuni versi appartenenti alla tradizione popolare riportati nei libri del Pitrè. Comprenderà, dunque, quanto, con tale mole di materiale, sia difficile sintetizzare nelle poche righe di questa intervista i numerosissimi misteri che avvolgono la meravigliosa Terra di Sicilia.

Il nostro popolo sembra abbia un rapporto costante e silente con l’invisibile. Perché questa cosa è più visibile al Sud?
Devo contraddirla, non concordo sul fatto che al Sud ci sia maggior sensibilità circa queste tematiche; nel mio ultimo libro “Fate. La Realtà affascinante di un Mondo Astrale. Viaggio tra Realtà e Fantasie con le Creature del Piccolo Popolo ed altri Esseri. Miti, Apparizioni e Testimonianze” metto in evidenza, con dati oggettivi alla mano, come tali credenze siano molto sentite e persistenti principalmente nei moderni Paesi del Nord Europa, in particolare in Islanda, nazione con un eccellente sistema scolastico ed un elevato tasso di alfabetizzazione, quindi non suscettibile di critiche circa ignoranza, credulità ed ingenuità della popolazione. Purtroppo il conflitto tra razionalismo scientifico e fede intuitiva non si risolve quasi mai in nessuno di noi e si conserva inalterato sotto forma di vari pregiudizi e contraddizioni. Gli studi condotti negli ambiti dell’antropologia sociale, della storia delle religioni e della psicologia analitica hanno fatto comprendere a molti eruditi quanto, per innumerevoli secoli, gli uomini abbiano trovato in queste storie misteriose, incluse quelle sul “Piccolo Popolo”, un sostegno alla propria vita materiale e spirituale. Non solo la gente della Sicilia, ma i popoli di tutto il mondo considerano i propri sacri racconti o miti come l’affermazione di una più grande e più corrispondente realtà primordiale, che determina la vita presente, i destini e le attività dell’umanità, la cui sola conoscenza profonda può fornire la comprensione delle motivazioni delle loro azioni morali e dei loro rituali, come anche le corrette indicazioni per attuarli.

In alcune culture, specialmente di matrice Nord Europea, queste storie riguardanti misteri e leggende non sono meramente relegate all’aspetto ristretto della favola o del mito, ma fanno davvero parte della vita quotidiana e la loro componente fantastica è stata fonte di inesauribile ispirazione per poeti ed artisti di tutti i tempi. La rappresentazione simbolica e il mito appartengono alla sostanza della vita spirituale, quindi a tutti i popoli del mondo; tali elementi possono essere mascherati, ridotti, mutilati, degradati, ma non li si estirperà mai del tutto, poiché sono insiti nella natura umana. Essi danno la possibilità di rappresentare concetti che travalicano gli orizzonti della comprensione umana attraverso appunto termini e linguaggi simbolici, che costituiscono la base dei miti di ogni popolazione del mondo. Il mito ha potuto attraversare i millenni quasi indenne, magari ha cambiato forma, gli Dei si sono trasformati in Divinità più familiari, più alla portata della gente comune; addirittura il mito si è tramutato in favola o leggenda, pur di salvaguardarsi e proteggersi dal passare del tempo, forse proprio grazie a questa sua capacità adattiva metamorfica, mantenendo ad ogni modo inalterati, seppur ben criptati e protetti, i suoi messaggi eterni simboleggianti, come ci fa più piacere definirli in linguaggio psicologico, gli “archetipi”, come li definiva Jung.

Questa Terra le dà le risposte che cerca?
Sono legata a quest’isola profondamente e l’ho sempre considerata la mia Patria d’elezione, la Terra in cui “vivo” e lo testimonia il fatto che, ogni qualvolta attraverso lo Stretto ed a Messina mi appare la Madonnina, mi assale una felicità incredibile: sprizzano fuori l’euforia e la gioia che si provano tornando a casa dopo una lunga assenza. I colori, i profumi che respiro rievocano ed alimentano immediatamente i ricordi di tempi passati, di care persone, che ci accolsero la prima volta che vi mettemmo piede, gentili presenze, purtroppo scomparse da questa dimensione, ma che ancora vivono nella mia memoria. Le atmosfere, la potenza e la bellezza della Natura ancora incontaminata del Parco dei Nebrodi, tra il mare e i monti, dove abbiamo la fortuna di avere una piccola, semplice dimora, conciliano e favoriscono la connessione con la mia Essenza: la vita semplice, il silenzio interrotto solo dal canto dei grilli, delle cicale, il vento che trasporta dal mare i suoi profumi e le energie salmastre, nutrono, arricchiscono e sanano il corpo e la mente. In questi luoghi, l’Anima si ristora, si rinvigorisce e fa sentire ancor più forte la sua presenza, trasportandomi nella dimensione dei sogni ad occhi aperti. Probabilmente il male della società di oggi risiede proprio nell’aver perso la capacità di sognare, privandoci di questo vitale contatto con la parte fondamentale del nostro Essere: l’Anima.

Questo elemento, crogiuolo di fantasia, di bellezza e di sogni, si nutre e grazie ad essi prospera, ma, se lasciata in disparte senza sostentamento, si atrofizza ed, in un impeto di autodifesa, per salvarsi, si allontana da noi per non morire d’inedia. Quando l’Anima si assenta, il corpo e la psiche ne risentono; le conseguenze sono rappresentate da quel vuoto esistenziale, quel vortice oscuro che tutto inghiotte e stritola, evento tanto frequente al giorno d’oggi, specialmente nel mondo occidentale, in cui le società iper-tecnologiche, veloci (di una velocità non umana) non lasciano respiro e tempo per assimilare e metabolizzare i cambiamenti che il progresso comporta. La vita nelle grandi metropoli inquinate e frenetiche, le grandi masse, che saturano gli spazi già angusti delle città, rendono l’ambiente invivibile e l’aria irrespirabile, satura di veleni chimici e psichici, che contribuiscono ad alimentare l’aggressività, favorendo così le forze e le qualità inferiori delle persone. Invece di fornirmi risposte, questa Terra meravigliosa, magica, mi suscita domande, sempre più nuove e complesse, ma paradossalmente in queste mancate risposte io ritrovo altre domande e spero che questo “silenzio” duri quanto più possibile, perché il giorno in cui avrò trovato le risposte, forse sarà anche il mio ultimo giorno di rappresentazione di questo incredibile spettacolo che è la vita”. Sostenitrice di una spiritualizzazione globale, Alexandra Rendhell si batte per il rispetto dei diritti umani, animali e vegetali ed è una sostenitrice di Greenpeace, Medici Senza Frontiere, Save the Children. Ha scritto e presentato, a tal proposito, un documentario contro la pena di morte e la tortura, “Quando Abele diventa Caino”, a supporto di Amnesty International.

Seba
Seba
Produttore, songwriter, ha esordito come cantautore a livello nazionale nel 2006 con Domenica d’estate, conquistando i primi posti delle classifiche di vendita ed airplay, in seguito si dedica alle produzioni per altri artisti, tra gli ultimi artisti di successo prodotti troviamo Mario Venuti, Mario Biondi,Violante Placido. È sempre attento alle nuove tendenze musicali e dedica spesso le sue produzioni in favore dei nuovi talenti.

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