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Sicilia, torna il papiro e piace al cinema. “Richiesto per il nuovo Indiana Jones”

Fino agli anni Settanta era un commercio fiorente a Siracusa, con una trentina di laboratori per la produzione della carta. Poi il papiro è caduto nell'oblio, ma da alcuni anni la produzione è ripresa guadagnandosi l'attenzione di scuole e turisti. E persino di Hollywood

Interessa a curiosi, artisti, scolaresche. Ma è richiesto anche da produzioni cinematografiche importanti, da Ficarra e Picone fino a Indiana Jones. Parliamo del papiro, che dopo anni di oblio è tornato a Siracusa, dove da alcuni anni esiste un’azienda che produce carta, oggettistica e articoli d’ufficio con la fibra di questa pianta. A fondarla è stato l’imprenditore Angelo Mortellaro, che ha acquistato un terreno di 13 mila metri quadri nei pressi del Parco archeologico “Neapolis” di Siracusa. “Ho impiantato un laboratorio in cui lavoro il papiro utilizzando il metodo tradizionale, come si faceva in città fino agli anni Settanta, quando il mercato andò in crisi a causa della concorrenza estera”. “L’angolo del papiro” – questo il nome dell’azienda di Mortellaro, l’unica nel suo genere in Sicilia – è aperto anche al pubblico per visite guidate e catering all’aperto, visto che “si tratta di un vero e proprio giardino, in cui abbiamo anche animali e uccelli”. L’azienda fattura “fino a 30 mila euro l’anno”, ed è sostenibile grazie ai “bassi costi di produzione e manodopera”.

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Richieste dal mondo del cinema

La crescita del papiro è resa possibile da un fiume che scorre nella proprietà, alimentato dal vicino acquedotto “Galermi”. “I terreni ricevono l’acqua in pendenza, come avviene in certe risaie, e questo garantisce che le piante abbiano tutta l’umidità di cui necessitano”, spiega l’imprenditore. Una volta raccolto, il papiro viene trasformato “sovrapponendo e pressando le fibre, come facevano gli antichi egizi, senza utilizzare altri additivi”. Il risultato è un prodotto “capace di durare centinaia di anni”, ma al contempo qualsiasi imprevisto “può fermare la produzione”. Per questo fare ordini molto consistenti è impossibile. “I fogli hanno prezzi diversi in base alla dimensione, da dieci fino a 50 euro, ma non posso mai venderne grosse quantità”. L’acquisto medio è di “circa 300 fogli l’anno”, e a comprarli sono “soprattutto curiosi e artisti, che lo usano per dipingere”. Ma la richiesta arriva anche da produzioni cinematografiche come Il primo Natale di Ficarra e Picone, “in cui servivano dei papiri originali”, e kolossal come il nuovo film di Indiana Jones, “per il quale mi sono stati richiesti dei fogli”.

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Ascesa e declino del papiro siculo

Com’è noto i primi a utilizzare il papiro furono gli antichi egizi. A portarlo in Sicilia, secondo la tradizione, sarebbe stato il faraone Tolomeo II. Qui la pianta avrebbe trovato il microclima perfetto per ambientarsi visto che, spiega Martellaro, “ha bisogno di temperature altissime e di molta acqua, come avviene sulle sponde del fiume Nilo o qui da noi sul fiume Ciane”. Siracusa divenne così la capitale europea del papiro – nell’Isola si trovano poche altre coltivazioni spontanee, per esempio nella zona di Fiumefreddo – con un fiorente commercio soprattutto a partire dal Settecento. “Fino a pochi decenni fa in città c’erano circa 30 laboratori che producevano questa carta, riforniti da mio nonno Angelo La Mesa, che possedeva una grande azienda”, aggiunge Mortellaro. Negli anni successivi, come detto, il business entrò in crisi, e la stessa azienda del cavalier La Mesa andò distrutta in un incendio. Finché nel 2003 Mortellaro non decide di acquistare un nuovo terreno, rimettendo in piedi l’attività del nonno. “Ho cercato di far rivivere la tradizione”.

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Istituzioni assenti (ma non la burocrazia)

Un peso importante hanno i turisti, che vengono a osservare la pianta, le tecniche di lavorazione ma anche semplicemente il giardino, pagando un biglietto d’ingresso di due euro. “Il Covid ci ha tenuto fermi per due anni, soltanto adesso stiamo riprendendo i ritmi”, spiega Mortellaro. In tempi normali l’azienda ospitava “qualche migliaio di persone l’anno”, anche grazie alle visite delle scuole, “in particolare del catanese”. A collaborare al calo degli ultimi tempi anche la mancanza di ascolto da parte delle Istituzioni. “Il parco ‘Neapolis’ ha modificato i percorsi, rendendo più difficile arrivare alla nostra struttura. Qualsiasi interlocuzione con la dirigenza e anche con l’Amministrazione di Siracusa è stata inutile”. In generale l’azienda “non ha ricevuto un euro di incentivo dallo Stato”, anzi nei primi tempi ha dovuto affrontare la burocrazia, “soprattutto per installare il laboratorio, una struttura in legno di appena 36 metri quadri, per la quale abbiamo dovuto addirittura fare ricorso”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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