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Lavoratori fragili: sconosciuti allo Stato e con tutele ridotte

Il Governo nazionale ha prorogato lo smart working ma non ha confermato l'assenza tutelata per i vulnerabili, come gli immunodepressi o i provenienti da terapie salvavita. Cgil: "Investire risorse, la pandemia insiste". Ugl Medici: "Riconvertire verso altre mansioni"

Dei soggetti fragili abbiamo sentito parlare parecchio in pandemia, ma dei “lavoratori fragili” sappiamo poco. Si tratta, ad esempio, degli immunodepressi, trapiantati, pazienti che provengono da patologie oncologiche o da terapie salvavita. Comunque attivi nel mondo del lavoro pubblico o privato, non possono però stare in ambienti a rischio di contagio Covid, proprio perché soggetti particolarmente vulnerabili. Motivo per cui era prevista fino al 30 giugno una doppia tutela: lo smart working e l’assenza tutelata, equiparata al ricovero ospedaliero. Non è più così, perché con la conversione del decreto Aiuti Bis, da settembre, il governo nazionale ha prorogato la possibilità dello smart working ma non ha confermato l’assenza tutelata, indispensabile per chi non ha una mansione compatibile con il lavoro da remoto, come gli infermieri, i cassieri, i commessi, gli autisti di bus e tanti altri che non possono stare a stretto contatto col pubblico ma che non potrebbero nemmeno svolgere da casa le proprie funzioni. Dal 1° luglio, quindi, in molti hanno dovuto usufruire di ferie, recupero delle ore e malattia ordinaria, che inficiano la conservazione del posto di lavoro (il ‘comporto’). Tra loro, c’è chi si è ritrovato o si ritroverà senza lo stipendio, dopo aver superato i giorni di comporto previsti dal contratto di lavoro.

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Quanti sono i fragili? In pratica, non lo sa nessuno

Sembra che il mondo della politica non abbia rivolto le giuste attenzioni a questa tipologia di lavoratori. E non c’è da stupirsi: non si sa neanche quanti siano, almeno secondo la diffusa ricerca di dati condotta da FocuSicilia: abbiamo cercato ovunque il numero dei lavoratori fragili in Sicilia, sia quelli coperti da legge 104, sia quelli con una patologia certificata da un medico o da una struttura sanitaria. Il risultato sorprende: l’Inps regionale, pur ammettendo di processare queste categorie, non dispone di un monitoraggio complessivo. Un’Azienda sanitaria provinciale, interpellata a campione, dichiara di non disporre di questi dati, se non quelli relativi ai propri dipendenti interni. La Regione Siciliana, da una ricognizione presso l’assessorato al Lavoro e i Centri per l’impiego, dichiara di non possedere queste informazioni. L’Inail chiarisce immediatamente di non avere competenza su questo tipo di dati, così come l’Istituto superiore di Sanità. Il ministero della Salute, quello del Lavoro e infine nuovamente l’Inps, ma stavolta nazionale, tutti interpellati, non hanno fornito finora risposte. Persino l’Istat, tra le sue valanghe di dati, non ha mai censito questa categoria. Un vuoto inspiegabile, ma questa è la realtà.

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Lucchesi (Cgil): “Penalizzati i soggetti vulnerabili”

Solo da fonte sindacale si ottiene un dato. “I lavoratori con disabilità gravi e meno gravi sono quasi 23 mila in Sicilia, al 31 gennaio di quest’anno – dichiara Francesco Lucchesi, segretario regionale Cgil Sicilia, riferendosi a quelli coperti da legge 104 – e hanno diritto a poter accedere a misure a tutela della propria condizione, come lo smart working”. Lucchesi conferma che i lavoratori immunodepressi e con disabilità temporanee non passano tutti dalla legge 104, ma anche solo da una certificazione rilasciata dal medico curante o dalle strutture sanitarie. “Da nostre fonti ministeriali – prosegue Lucchesi – sappiamo che il mancato finanziamento dell’assenza tutelata coinvolge tra il 50 e il 60 per cento degli aventi diritto. Significa che i lavoratori sono costretti a rinunciare a questa possibilità”. Rinunciare vuol dire tornare a lavoro correndo dei rischi o assentarsi usando il più possibile ferie e malattia, finché il contratto lo permette. Una situazione che non può andare avanti per molto. In qualche contratto nazionale il ‘comporto’ non va oltre i 180 giorni, poi si perde lo stipendio. “Non condividiamo – riprende Lucchesi – ovviamente, la scelta del governo nazionale di non porre risorse in questo capitolo, penalizzando soggetti fragili e vulnerabili. Bisogna continuare invece a investire risorse in una fase in cui la pandemia esiste ed insiste”, esorta il segretario Cgil.

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Lanteri (Ugl medici): “Riconvertire i lavoratori”

Certamente, chi ha una disabilità non può essere colpevolizzato. Ne è convinto Raffaele Lanteri, segretario aggiunto regionale Ugl Medici: “Questi lavoratori – sostiene – potrebbero benissimo essere riconvertiti: l’infermiere fragile non può andare in corsia, ma può svolgere lavori di progettazione, insomma si può decidere per una mansione alternativa. Non è da Stato civile immagine di essere ‘punitivi’ nei confronti di chi ha una patologia”. La via è usare il più possibile lo smart working. Questo consente risparmi all’azienda, come minori spese per postazioni e attrezzature, meno buoni pasto, meno pause e quindi maggiore produttività. Con vantaggi anche per i lavoratore e la collettività: spostamenti azzerati, tempo guadagnato, meno traffico nelle città. Per Lanteri lo smart working è “un fattore aggiunto, non una diminutio, un’opportunità per i lavoratori, per le famiglie e per le aziende. Insomma – sottolinea il segretario Ugl – è una misura che da parte del governo nazionale dev’essere caldeggiata. Anche il nuovo governo regionale – aggiunge – guidato da una personalità che è stata la seconda carica dello Stato, ha lo spessore per dare a Roma i suggerimenti giusti e per far sentire la voce dei siciliani”, non solo per sostenere il lavoro da casa ma anche in favore dei rifinanziamento della tutela in forma completa per i lavoratori che ne hanno bisogno.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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