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Minorenni spacciatori, “allarme” della Dia su Catania. Arresti in calo da anni

La Direzione investigativa antimafia pone il capoluogo etneo come un'area particolarmente a rischio per il coinvolgimento nelle attività criminali, in particolare quelle legate allo spaccio. Un allarme che non perde di forza anche guardando ai numeri: in dieci anni gli arresti sono scesi da oltre 3 mila a poco più di 500. Ma a Catania coinvolti sarebbero sempre più spesso i minori di 14 anni

Sempre più minori sono impegnati nel traffico e la gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti, che resta la principale fonte di approvvigionamento per i gruppi criminali”. Sempre più minorenni spacciatori insomma. A sottolinearlo è la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia), pubblicata negli scorsi giorni, e con riferimento alle attività svolte nel secondo semestre del 2022. Un quadro che riguarda tutta Italia, sottolineato a più riprese anche dal governo nazionale in occasione del varo del cosiddetto “decreto Caivano“, che all’interno contiene provvedimenti per agire con arresto sui minori anche per reati punibili dai sei anni in su (prima erano nove). Una “stretta” che dovrebbe avere i maggior risultati soprattutto nell’area descritta come più sensibile al fenomeno: Catania. La provincia etnea è infatti sotto i riflettori per alcuni dati, presenti nella relazione della Direzione antimafia ma anche nella relazione della Corte d’Appello pubblicata nell’avvio dell’anno giudiziario, nella quale si sottolinea la problematica non solo di impiego di minori imputabili – ovvero dai 14 anni in su -, ma anche di infraquattordicenni per i ruoli di “vedetta” e “pusher” nelle aree di spaccio più grandi, che corrispondono anche a quelle più povere della città. Segnatamente, i quartieri popolari di San Cristoforo e Librino-San Giorgio.

Catania prima per dispersione. Ma settima per arresti

“L’altissimo tasso di devianza minorile, correlato agli allarmanti livelli di dispersione scolastica, intorno al 25 per cento, pone Catania al primo posto della classifica tra le quattordici città metropolitane del nostro Paese“, recita la relazione Dia, mostrando un quadro che pone il capoluogo etneo in una posizione allarmante. Questo nonostante il numero di ingressi nei Centri di prima accoglienza (Cpa), ovvero il numero di minori arrestati, sia in calo da anni, attestandosi a quota 48 minori nel 2022. Il dato pone Catania al settimo posto nazionale dopo Torino (140 ingressi, nei quali sono conteggiati anche quelli di Milano), Roma (125), Genova (81 ingressi), Bologna (80 ingressi), Treviso (69), Napoli (60). Palermo segue Catania con 28 ingressi. Tutto questo in un quadro che vede, secondo il Dipartimento per la Giustizia minorile, una “criminalità minorile connotata dalla prevalenza dei reati contro il patrimonio e, in particolare, dei reati di furto e rapina. Frequenti sono anche le violazioni delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti, mentre tra i reati contro la persona prevalgono le lesioni personali volontarie”.

Gli arresti di minori dieci anni fa erano tre volte di più

Dieci anni prima, nel 2011, secondo i dati ufficiali raccolti dal Tribunale per i Minorenni di Catania, il numero di arresti nel distretto di corte d’appello etneo si attestava a un totale di 138 minori. A livello nazionale la tendenza è simile: nel 2022, secondo i dati raccolti dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità (in capo al ministero della Giustizia) tramite il Sistema Informativo dei Servizi Minorili (SISM), sono stati 580 in tutta Italia gli ingressi nei Cpa. Nel 2007, primo anno disponibile all’interno dell’Analisi svolta dal Dipartimento per la Giustizia minorile, questi erano oltre 3.300. Negli anni, questi sono andati progressivamente a diminuire, attestandosi a 2.343 nel 2011 e arrivando a 919 nel 2019, ultimo anno “pre-pandemia”. I dati contenuti nel Sism sono però meno dettagliati di quelli presenti nelle relazioni del singolo Distretto. Si scopre così che Catania dieci anni fa (2011), dei 138 minori inseriti nei CPA, ben 90 erano residenti nel capoluogo. E di questi, 36 provenienti dal quartiere Librino-San Giorgio, e altrettanti dall’area di San Cristoforo.

Infraquattordicenni sempre più impiegati nello spaccio

Le aree catanesi di Librino-San Giorgio e San Cristoforo, pur in assenza di numeri specifici relativi agli arresti e con totali in netto calo, restano quelle con le maggiori attenzioni della Giustizia minorile, come sottolineato nell’avvio dell’anno giudiziario, per la presenza degli storici “clan” mafiosi. E le attenzioni si spostano non più sul fronte della repressione, ma su quello della prevenzione. Nel documento si segnalano infatti il “crescente numero di casi il Tribunale per i minorenni ha pronunziato l’adozione di minori in condizione di abbandono morale e materiale o il loro abbinamento propedeutico a coppie istanti per l’adozione, ovvero è intervenuto a tutela di neonati abbandonati in strada o in ospedale”, oltre a una “crescita costante dei procedimenti a tutela di minori in tenera età, in presenza di disfunzionali condotte genitoriali, e un preoccupante trend di reati predatori o legati al traffico di stupefacenti, commessi da minori spesso non imputabili perché infraquattordicenni, impiegati dalle storiche organizzazioni criminali del territorio come pusher o vedette nelle piazze di spaccio”. Circostanze che sembrano essere confermate anche a livello nazionale dai numeri dei minori presi in carico dagli Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni (Ussm): dal 2007, primo anno di riferimento statistico offerto dal Dipartimento per la Giustizia minorile nella sua relazione, questi sono in aumento, passando dai 14.744 del 2007 ai 20.797 del 2022.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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