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Nuovo Selfiemployment, le imprese finanziate “sono per tre quarti di donne”

La misura di Invitalia per le microimprese è ripartita a febbraio. Da allora ha avuto un vero e proprio boom di richieste. E il 75 per cento dei progetti ammessi è stato presentato da nuove imprenditrici

Permettere a giovani inattivi disoccupati e donne, le categorie più colpite dalla pandemia, di rientrare nel mondo del lavoro. Con l’avvio di microimprese. Questo l’obiettivo di Nuovo Selfiemployment di Invitalia. Si tratta della seconda edizione della misura, partita il 22 febbraio, e che rispetto alla prima edizione allarga il raggio di intervento dai giovani disoccupati e inattivi (Neet), alle donne di qualunque età e ai disoccupati di lungo corso, sempre senza limiti anagrafici. La misura offre un finanziamento massimo di 50 mila euro, ed è quindi destinata a finanziare piccole attività in praticamente qualunque ambito, ad esclusione di gioco d’azzardo, produzione primaria in agricoltura e allevamento.

Già 500 domande, la maggioranza di donne

La novità principale però “è lo snellimento della documentazione necessaria per presentare la domanda”, spiega Patuzzi. Tanto che in soli tre mesi “abbiamo registrato già 500 domande, il triplo della misura precedente nello stesso periodo”. E tra queste “il 52 per cento delle domande sono pervenute da donne. Se a queste aggiungiamo le donne neet e le disoccupate di lunga durata arriviamo a due terzi dei proponenti donna. Così come il 75 per cento degli ammessi al finanziamento”, spiega con orgoglio Patuzzi, parlando di una misura ri-nata in piena pandemia e che supera abbondantemente il tasso generale di imprenditorialità femminile “fermo a meno del 24 per cento”.

Si finanzia tutto, tranne iva, tasse e interessi

La domanda si effettua esclusivamente online sul sito di Invitalia, senza limiti di tempo o finestre temporali, e con una risposta di valutazione “entro 60 giorni”. “Abbiamo introdotto in questa edizione – prosegue Patuzzi – anche un colloquio di valutazione all’interno dell’iter istruttorio, per presentare domande con progetti che siano consistenti in termini di autosostentamento”. La consistenza del businnes plan è quindi il parametro principale, non servono altri requisiti per chi rientra nel target, anche perché il tempo necessario a trovare un locale adatto e per avviare la ditta individuale è stato allungato da 60 a 90 giorni. Possono accedere anche società, anche cooperative, purché inattive “e costitute da non più di 12 mesi”. Invitalia concede inoltre sei mesi prima dell’avvio del piano di ammortamento, con inoltre “una erogazione nel primo Sal fino al 70 per cento del totale, rispetto al 50 per cento della prima edizione”. Somme che possono essere utilizzate da subito per un programma di spesa che comprende “investimenti materiali ed immateriali, quindi hardware e software, arredi, macchinari, e ristrutturazioni fino a un massimo del 10 per cento degli investimenti”. Comprese anche le spese di gestione quali stipendi, canoni di locazione, materie prime, utenze. Tutto insomma, a meno “dell’iva, che non finanziamo come le altre imposte e tasse. Anche gli interessi passivi non sono finanziabili e non finanziamo nemmeno marchi e brevetti”.

Tre fasce di finanziamento

Selfiemplyment è strutturato in tre fasce di finanziamento. Per chi richiede una cifra inferiore ai 25 mila euro “si rientra nella fascia del microcredito, e questo consente di erogare tutto in anticipo in unica soluzione”, spiega Patuzzi. Il secondo step è quello definito di “microcredito esteso, con il quale andiamo ad erogare a titolo di anticipo 25 mila euro secchi e il resto a saldo, ovvero una volta completato e pagato l’intero programma di spesa. Quindi in questo caso un minimo di risorse proprie è necessario”. Terzo caso è quello dei “piccoli prestiti, dove eroghiamo anticipi fino al 70 per cento del programma di spesa, a fronte di fatture”. Anche in questo caso il rimanente trenta per cento “sarà dato a saldo una volta realizzato e pagato tutto il programma di spesa”, sottolinea.

In Sicilia, finora, “non ha avuto un forte impatto”

La misura, nella sua prima edizione partita nel 2016, ha permesso di finanziare in tutta Italia oltre 1.500 iniziative su 4.700 richieste, per 52 milioni di euro già erogati, e 2.700 posti di lavoro creati. Ma in Sicilia non ha avuto un forte impatto. “Nonostante sia la regione italiana con più neet – spiega Patuzzi – l’impatto sul totale delle domande nazionali è stato di circa il 10 per cento”. Un totale percentuale che scende se si considerano “le sole 113 imprese avviate, con un tasso di ammissione inferiore alla media nazionale”. Numeri comunque che sembrano seguire un trend positivo almeno nella nuova edizione, caratterizzata da un maggior interesse del mondo femminile. “In questo quadro non eccelso abbiamo comunque erogato in Sicilia 3 milioni di euro e preso impegni per 37 milioni”. Una cifra, questa, ben oltre la media considerando un totale di investimenti da 157 milioni totali.

Accompagnamento, tutoring ed errori da evitare

Una volta ammessi, è prevista un’attività di tutoring della durata di due anni e mezzo. Ma prima di presentare la domanda c’è anche la possibilità di un periodo di accompagnamento gestito non da Invitalia ma dall’Ente nazionale per il microcredito. Si tratta di “circa 60 ore di formazione, di cui una ventina dedicate al supporto alla compilazione della domanda”, spiega Patuzzi. Un passaggio “non obbligatorio, ma certamente consigliato, non solo per l’espletamento delle pratiche burocratiche ma per evitare alcuni errori classici”. Il primo, e fondamentale, “è quello di non considerare l’auto consistenza del programma di spesa. Noi andiamo a finanziare tutto ciò che serve per consentire di alzare la saracinesca. Ma se non è credibile, non è neanche finanziabile”. Un secondo errore comune è quello di “non pensare alla cantierabilità immediata dell’iniziativa. I tempi sono velocissimi per accedere al finanziamento, e quindi si deve pensare fin da subito ai requisiti specifici per l’attività, come una sede adeguata”. Il terzo avvertimento è quello di “cercare di essere consapevoli da subito circa le modalità di erogazione del finanziamento per non trovarsi poi senza avere la possibilità di pagare autonomamente quel che manca per ottenere il saldo”, conclude.

Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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