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Pochi nati in Sicilia: è crisi demografica. “Siamo in ritardo di almeno 20 anni”

L'Isola è la seconda regione italiana per tasso di fecondità. Ma ad Enna, Messina e Trapani gli under 14 sono quasi la metà degli over 65. "Servono politiche di sostegno alla maternità, come in Francia e in Scandinavia", commenta Rosario Giuseppe D'Agata, docente di Statistica sociale dell'Università di Catania

L’anno peggiore della storia italiana per numero di nascite è quello appena passato: sono 391 mila, per la prima volta sotto la soglia dei 400 mila dal 1860. Il dato, registrato da Istat e mai visto nella storia dell’Italia unita, è però l’apice di “una tendenza che esiste almeno dagli anni ’70, da allora il tasso di natalità è andato a diminuire in maniera costante. E siamo già in ritardo di almeno vent’anni nella soluzione del problema”. Parole di Rosario Giuseppe D’Agata, professore associato di Statistica sociale dell’Università di Catania. La popolazione totale è scesa invece sotto quota 59 milioni, precisamente a 58 milioni e 851 mila unità, 179 mila in meno rispetto al 2021, il tre per mille.

Enna, Messina e Trapani sotto la media italiana

A una prima lettura, i dati forniti da Istat sul 2022 vedrebbero la Sicilia in controtendenza. Si tratta infatti della seconda regione d’Italia per tasso di fecondità: con 1,35 figli per donna questo è inferiore solo a quello del Trentino-Alto Adige a quota 1,51. Ma se si va a vedere il dettaglio della composizione della popolazione “la Sicilia è in linea con il resto d’Italia”, afferma il docente. La media di popolazione vede infatti il 13,3 per cento di persone sotto i 14 anni contro una media italiana del 12,5. Gli over 65 nell’Isola sono invece il 22,9 per cento contro il 24,1 medio nazionale, con una conseguente età media inferiore, pari a 45,2 anni contro i 46,4 nazionali. Una situazione che però non è uniforme in tutta la Sicilia. A Enna l’età media sale a 46,5 anni, con gli under 14 a quota 11,8 per cento e gli over 65 al 24,8 per cento. Dati peggiori rispetto alla media nazionale si registrano anche a Messina, che ha una età media di 46,7 anni e una quota di giovanissimi del 12 per cento contro il 24,8 per cento della fascia più anziana, e a Trapani dove gli under 14 sono il 12,4 per cento del totale della popolazione. Dati “influenzati anche da altri fenomeni come quelli migratori, come sottolineato ad esempio dal dossier Migrantes”, sottolinea D’Agata. Motivo per cui “servirebbero politiche per supportare la maternità e i giovani”.

“Abbiamo 20 anni da recuperare”

La situazione non è naturalmente una novità, sottolinea il professor D’Agata. “In tutta Europa, da decenni, si registra lo stesso fenomeno. La differenza a oggi la fanno le politiche attuate per contenere il fenomeno. In Francia, o nei Paesi scandinavi, che oggi hanno i tassi di natalità più alti, sono almeno 20 anni che esistono costose politiche pubbliche di sostegno alla maternità e al lavoro dei giovani per mantenerli sui luoghi di nascita”. Come dire insomma “che in Italia abbiamo almeno 20 anni da recuperare. Se per assurdo ogni donna italiana in età fertile partorisse domani, ragionando in termini statistici e demografici ci vorrebbero almeno 20 anni per vedere i nuovi nati con un ruolo attivo nella società”, spiega il docente.

“Entro il 2050 un terzo degli italiani sarà over 65”

Nonostante l’invecchiamento della popolazione sia mitigato da un prolungamento dell’età attiva, “come evidenziato dai dati Bes, oltre i 70 anni con una aspettativa di vita media che supera gli 82”, prosegue D’Agata, la previdenza sociale e i servizi sociali agli anziani sono chiaramente “il problema del futuro”. Entro il 2050 “la popolazione italiana sarà composta per un terzo da over 65, e per invertire la rotta occorre agire subito su più fronti, affrontare un problema molto complesso su un piano multidimensionale”. E, se questo non viene fatto “probabilmente è perché la politica non riesce a ragionare come demografi e statistici, vedendo che il 2050 è vicinissimo”, conclude il professor D’Agata

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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