Sicilia, Pil in crescita del 6% nel Defr aggiornato. E più risorse dallo Stato

“La peggiore crisi economica dal dopoguerra per la Sicilia”,sentenziava Banca d’Italia solo pochi mesifa in merito al 2020. Con un calo del Prodotto interno lordo del 8,4 per cento, comunque inferiore alla perdita media del 8,9 per cento in Italia, la crisi potrà essere superata già al termine del 2022. E dalla fine dell’anno al 2024 si avrà”una crescita complessiva del 17 per cento del Pil”. Lo scrive la Regione siciliana nel NaDefr, ovvero la nota di aggiornamento al Defr, il documento di Economia e finanza dell’Isola. Le stime del documento, prodotto nei giorni scorsi dal governo Musumeci e inviato all’Assemblea regionale, prevedono un aumento del 6,2 per cento nel 2021, del 5,2 nel 2022, del 3,4 nel 2023, e del 1,9 nel 2024. Anno nel quale Si raggiungerà per la prima volta quota 100 miliardi di Pil regionale, una previsione questa già fatta negli scorsi mesi nel Defr prima della revisione. Leggi anche –Regione, approvato il Defr 2022/2024. Prevista crescita del 17% in quattro anni A dare concretezza alle previsioni “straordinariamente positive”, che vedono una crescita addirittura superiore a quella stimata solo pochi mesi fa del 5 per cento per il 2021, “è il Documento di Economia e Finanza dello Stato”, scrive l’assessore all’Economia Gaetano Armao nella prefazione al documento che delinea le politiche economiche dell’Isola dal 2022 al 2024.Armao, venerdì 12 novembre ospite in diretta di FocuSicilia, avevagià anticipato lo scorso agostola possibilità di uno “slancio positivo”, dovuto soprattutto ai programmi del Next generation Eu e in conseguenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che si associano alla ripresa delle esportazioni del settore non-oil, “fondamentale per una ripresa duratura” scrive Armao, anche in considerazione che in Sicilia il peso delle esportazioni di prodotti petroliferi vale ancora oltre il 60 per cento del totale in Sicilia. Leggi anche –Pnrr in Sicilia: “Non ci sarà il boom economico”. Effetti, forse, “tra sei anni” Leggi anche –Bankitalia: il 2020 anno peggiore per l’economia siciliana dal dopoguerra Ma le buone notizie, a leggere il documento, non si fermano a una congiuntura economica positiva certificata dal governo centrale “che prevede un ritorno inflazionistico legato all’aumento delle materie prime di questi ultimi mesi, ma un perdurare dei bassi tassi di interessi bancari”, sintetizzando le parole dello stesso Armao nella prefazione al NaDefr. Benefici ci saranno innanzitutto per le casse della Regione siciliana, che con un bilancio di circa 20 miliardi incide in modo determinante sull’intera economia. Un risparmio di oltre 200 milioni si avrà dal nuovo accordo di finanza pubblica in sostituzione di quello siglato nel 2018, e ora scaduto, che porterà la partecipazione della Regione alle spese da un miliardo a 800 milioni. L’accordo è “ancora da sottoscrivere” come precisa Armao, ma si prospetta una situazione più simile a quella del 2012. In quell’anno, con al governo Raffaele Lombardo e Armao assessore all’Economia, la compartecipazione siciliana era ferma a quota 600 milioni, prima di crescere “fino a 1,3 miliardi nel 2017”, ovvero l’anno conclusivo del mandato di Rosario Crocetta come presidente della Regione. In conseguenza della crisi economica da Covid inoltre, la Commissione paritetica ha approvato e trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del governo regionale e parere conforme dell’Ars, una proposta di modifica dell’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 158 del 2019, ovvero quello inerente le norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia di armonizzazione contabile. Secondo il nuovo testo “le quote di copertura del disavanzo relative all’esercizio 2022, derivanti dalla deliberazione di parifica del rendiconto generale della Regione per l’anno 2019 da parte delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, sono rinviate, limitatamente a tale annualità, all’anno successivo a quello di conclusione del ripiano originariamente previsto”. Se approvata, la modifica consentirà alla Regione di predisporre un rendiconto senza pesanti vincoli dovuti ai necessari fondi da accantonare per i crediti di dubbia esigibilità. Leggi anche –La Sicilia dopo la crisi economica. Intervista a Gaetano Armao A tenere banco nel dialogo con il governo nazionale in questi giorni è però soprattutto la prospettiva di un contributo per la condizione di insularità. Secondo uno studio della stessa Regione siciliana comporta una perdita annua di almeno 6 miliardi di euro in Pil. In attesa che ildisegno di legge numero 865ovvero quello sulla “Modifica all’articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità”, che ha superato nei giorni scorsi il primo dei passaggi parlamentari al Senato, la nuova Legge di Bilancio dello Stato, attualmente all’esame del Parlamento, dovrebbe riconoscere “a titolo di acconto per la definizione delle norme di attuazione in materia finanziaria e sulla condizione di insularità” un somma di 100 milioni di euro. La somma finale da corrispondere andrà chiaramente quantificata in sede di attuazione della modifica costituzionale, con inoltre la richiesta per Armao fondamentale che dovrà fare il Governo centrale, ovvero “di intervenire presso l’Ue per l’estensione alle regioni insulari periferiche dei regimi di aiuto assentiti alle regioni ultraperiferiche”.