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Sin contaminati e bonifiche: primi passi. Biancavilla costruita con ‘fibra killer’

Biancavilla, Gela, Priolo e Milazzo: nelle quattro aree siciliane più ammalate d'inquinamento, i progetti per il risanamento ambientale sono a buon punto, ma le opere coprono mediamente solo il 12 per cento dei terreni considerati

Nei territori siciliani più gravemente ammalati di inquinamento – i quattro Siti di interesse nazionale (Sin) di Biancavilla, Gela, Priolo e Milazzo – le opere di bonifica vanno avanti, seppur lentamente, mentre i progetti hanno raggiunto un’elevata percentuale di completamento. A Milazzo ci sono stati già interventi su 160 ettari, a Priolo su circa mille ettari di terreni degli ex petrolchimici. I progetti mediamente sono al 75 per cento, ma le opere attendono: ad oggi coprono mediamente solo il 12 per cento dei terreni considerati, anche se dal 2021 al 2022 una progressione c’è stata. Sono i principali dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, aggiornati a giugno 2022, che forniscono una fotografia della situazione in tutti i Sin, territori considerati ad elevato rischio sanitario ed ecologico, individuati per legge ai fini della bonifica e in attesa di essere liberati dalla contaminazione di sostanze inquinanti finite sia nel terreno che nelle falde acquifere sottostanti. La procedura di bonifica spetta al ministero, che opera attraverso il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (Snpa), l’Istituto superiore di sanità (Iss) e altri soggetti qualificati pubblici o privati. In tutta Italia i Sin perimetrati sono 42 e comprendono superfici per 170 mila ettari di terreni e 78 mila ettari di mare.

La mappa dei 42 Siti di interesse nazionale in Italia

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Gela, barriere per fermare gli inquinanti nelle acque

Il Sin di Gela, perimetrato nel 2000, sfiora gli 800 ettari di terreni, con all’interno il polo industriale multisocietario delle aziende Eni-Raffineria di Gela, Versalis (ex Polimeri Europa), Eni Rewind (ex Syndial), Isaf, Enimed, Ecorigen. Il petrolchimico di Eni, in funzione dal 1962, è in fase di riconversione per diventare bioraffineria. Nell’area si trovano la Riserva naturale del Biviere di Gela (Sito di importanza comunitaria), e i fiumi Gela e Acate-Dirillo, i torrenti Gattano e canale Valle Priolo. L’accordo di programma tra ministero e Regione per le bonifiche risale al dicembre 2020. “Alcune aree sono dismesse e altre attive – ha spiegato Fabio Pascarella, responsabile siti contaminati di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) durante gli ‘Stati generali per la rigenerazione dei territori’, incontro che si è svolto proprio a Gela – quindi il quadro complessivo è particolarmente complicato e questo si riversa sulle attività di bonifica. A Gela ci sono stati numerosi interventi sia sui suoli che sulle acque sotterranee. Ci sono due barriere idrologhe per evitare la migrazione dei contaminanti presenti in acque sotterranee dall’interno verso il mare. Noi di Ispra, insieme ad Arpa Sicilia ed Eni Rewind stiamo sperimentando dei campionamenti passivi per valutare le oscillazioni dei contaminanti dal terreno alla falda, una soluzione molto economica, che richiede poco tempo ed è estremamente fruttuosa”. Le opere sono all’inizio mentre i progetti superano il 30 per cento e riguardano 240 ettari di terreni perimetrati.

Le aree del Sin di Gela
Lo specchio d’acqua compreso nel Sin di Gela

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A Biancavilla fibre cancerogene negli edifici

Sono del tutto completati i progetti per la bonifica del sito di Biancavilla, circa 330 ettari che riguardano l’intero territorio comunale. Il Sin è stato riconosciuto nel 2001 in quanto contaminato da una fibra asbestiforme, la fluoro-edenite, contenuta negli inerti estratti dalla cava di monte Calvario e utilizzati per costruire gli edifici urbani a partire almeno dagli anni ’50. Le case, secondo quanto ricostruisce il ministero, sono state costruite “utilizzando malte ed intonaci prodotti attraverso la macinazione della roccia proveniente dalla cava e quindi con presenza di fibre asbestiformi”. Nei campioni di acqua e suoli sono state rilevate concentrazioni più o meno elevate di fluoro-edenite, riconosciuta dall’Airc e dall’Iss come fibra cancerogena assimilabile all’amianto. Il sito è stato perimetrato nel 2002, l’accordo di programma ministero-Regione è del 2020 e ad oggi la progettazione degli interventi è stata completata. “Una procedura abbastanza complicata – osserva Pascarella – ma sulla quale si sta andando avanti”. Nel progetto di bonifica, presentato dal comune di Biancavilla, è prevista anche una discarica funzionale per i materiali da rimuovere. “Nei prossimi giorni partirà la bonifica permanente del sito di Monte Calvario dove si trova la ‘fibra killer’, la fluoroedenite, con la quale è stata edificata gran parte della città”, ha annunciato il sindaco, Antonio Bonanno.

Il Sin di Biancavilla: coincide con il centro urbano. In verde l’area di monte Calvario, dove partiranno le prime bonifiche

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Milazzo: diossina che contamina il suolo

Il Sin di Milazzo, 550 ettari di estensione perimetrati nel 2006, coincide con con l’area di sviluppo industriale di Giammoro, tra Milazzo, San Filippo del Mela, Pace del Mela, San Pier Niceto e Monforte San Giorgio, in provincia di Messina ed ha una estensione pari a 550 ettari di aree a terra, mentre l’area a mare copre una superficie di circa mille ettari. Quasi ultimati i progetti per la bonifica dei terreni (al 95 per cento), sono a meno di un terzo le opere. Situazione simile per la falda acquifera: progetti all’80 per cento e opere completate al 28 per cento. Intorno a raffineria, centrale elettrica, industria siderurgica, produzione apparecchi elettrici, stoccaggio elettrodomestici e lavorazione amianto (dismessa), depositi di prodotti petroliferi e discariche di rifiuti industriali è emerso “uno stato di contaminazione del suolo – descrive il ministero – prevalentemente legata alla diossina per la combustione di rifiuti, a causa della presenza di discariche abusive o abbandonate, stabilimenti industriali dismessi e alla presenza di notevoli quantità di materiale contenente amianto”. L’accordo di programma è del 2021.

Il Sin di Milazzo

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Priolo: idrocarburi nelle acque sotto gli impianti

Anche nel caso di Priolo c’è la presenza di un petrolchimico multisocietario, ancor più frazionato degli altri poli siciliani, attivo dal 1950. L’area perimetrata dal 2000 come Sin si trova tra Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa, si estende per circa 5.814 ettari a terra e 10.185 ettari a mare e comprende raffinerie e cementerie, discariche di rifiuti, stabilimenti ex Eternit e l’area umida delle Saline. Le acque di falda sotto gli impianti sono contaminate dagli idrocarburi pesanti e leggeri e “la contaminazione dei suoli è sostanzialmente simile a quella della falda”, spiega il ministero. L’accordo di programma per la messa in sicurezza e la bonifica risale al 2020. Nell’area Sin di Priolo, la più estesa area inquinata della Sicilia, le fasi di progettazione degli interventi hanno raggiunto una fase avanzata: il 72 per cento per i terreni e il 52 per cento per la falda acquifera. Le opere sono state completate per il 17 per cento delle aree interessate, sia per i terreni (circa 1.100 ettari) che per la falda.

Il Sin di Priolo

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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