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STMicroelectronics, “la crisi dei semiconduttori e l’assenza del governo”

Investimenti promessi per 45 miliardi in Europa nel settore, ma prospettive concrete tutte da verificare, soprattutto per Catania. Pubblichiamo l'analisi di Roberto Conti e Francesco Furnari, delegati RSU Fiom Cgil STMicroelectronics Catania, insieme a Quintoboris Di Felice, presidente del direttivo provinciale del sindacato

Declinata con infiniti titoli e definizioni, la “Crisi dei semiconduttori”, sta influenzando un  comparto industriale che oggi, a livello mondiale, ha raggiunto un volume di fatturato di mezzo  trilione di dollari. Negli ultimi tre anni la domanda di semiconduttori ha superato l’offerta del settore  costantemente, in alcuni casi anche del 100 per cento. Avrete notato la scarsa disponibilità di prodotti  finali come automobili, articoli elettronici civili ed industriali e ricambi in generale e la  giustificazione che ci sentiamo dare qual è? Non ci sono abbastanza microchip sul mercato. I problemi legati all’industria dei Semiconduttori non hanno solo una manifestazione nel  presente, ma minacciano la sopravvivenza futura di settori industriali radicati che, a causa  delle trasformazioni del mercato, rischiano di essere compromessi per mancanza di  adattamento. 

Semiconduttori sempre più importanti per le automobili

Parliamo, ad esempio, del settore industriale automobilistico, sul quale il nostro paese ha  fondato, per buona parte della sua storia industriale, il suo sviluppo economico (con centinaia  di migliaia di posti di lavoro e percentuali del Pil a due cifre). Questo settore sta vivendo una trasformazione radicale, determinata dalla transizione verso  la mobilità elettrica. Gli economisti anglosassoni la definiscono “disruptive Technologies”: arriva una tecnologia  nuova, che cambia completamente i paradigmi di quel settore e rende superflue le tecnologie  disponibili fino a quel momento. 
Un esempio “storico”, per intenderci, è quello che successe alla locomozione basata sulla  trazione animale quando venne introdotto il motore a combustione. Nel 2019 i semiconduttori erano il 4 per cento del costo di tutti i componenti necessari alla produzione  di una automobile di segmento premium ma, nel 2030, questa percentuale diventerà il 20 per cento. Quindi, ci preoccupiamo della crisi dei semiconduttori oggi? Ma cosa accadrà fra meno di  dieci anni quando ce ne vorranno cinque volte tanto? 

Le iniziative in Italia e in Europa

Alla luce di questo cambiamento radicale che riguarda la base industriale ed economica, come  stanno reagendo i governi europei? Gli annunci di iniziative per supportare, con fondi pubblici, questa transizione non mancano di  certo, ma cosa si è tradotto in investimenti effettivi e risultati reali? Questo è un tasto dolente considerando che siamo già in piena crisi. La lista degli annunci di iniziative Comunitarie e Nazionali si è arricchita nel tempo. Alle nuove iniziative si aggiungono quelle precedenti a cui, per marketing o ragioni  comunicative, magari è stato solo cambiato il nome: Chips ACT – CE, IPCEI Microelettronica – CE, NextGenerationEU – CE, Horizon Europe – CE, PNRR – Italia, DL “Energia” – Italia.
Le iniziative Europee prevedono, sulla carta, circa 45 miliardi di euro per la Microelettronica  con finanziamenti potenziali per singola azienda che possano arrivare fino a 3 Miliardi di euro.  Il Pnrr Italiano mette a disposizione circa 1 Miliardo di euro per la realizzazione di impianti,  attrezzature ed innovazione della filiera. Il decreto ENERGIA ha messo a disposizione, dal  2022 al 2030, circa 500 Milioni di euro all’anno.

Europa, obiettivi ambiziosi ma lontani

Obbiettivo è portare in Europa il 20 per cento della produzione di semiconduttori entro il 2030. Tradotto  in numeri, per un mercato che oggi fattura 500 miliardi di dollari e che, nel 2030, saranno circa  600 miliardi significa: portare in Europa 120 miliardi di fatturato. Oggi l’Europa stenta a raggiungere il 9 per cento del fatturato totale (circa 50 miliardi). Come base  produttiva, i dati del 2019, ci dicono che in Europa si produceva circa il 6% dei semiconduttori  globali. Per ottenere il 20 per cento che l’Europa si è prefissata si deve passare dai circa 1.2 Milioni di  wafers/mese che produciamo oggi a circa 4 Milioni di wafers/mese. In poche parole, serviranno, in capacità di produzione di 8 pollici equivalenti, circa 25  fabbriche aggiuntive di semiconduttori in Europa. Sono numeri da fare girare la testa e rappresentano un obbiettivo che non è mai stato  raggiunto prima e che, probabilmente, non sarà raggiunto neanche questa volta. Fino a qui i titoli di giornale, le dichiarazioni di intenti, i decreti ecc.…Ma cosa si sta facendo  di concreto? Ecco alcune notizie: 

• Una delle 25 fabbriche andrà online a breve in quel di Agrate Brianza (MB). Un  nuovo plant di STMicroelectronics che produrrà wafers a 300mm. 

• A Crolles (Francia) STMicroelectronics ha annunciato un’espansione dell’attuale plant manufatturiero a 300mm in collaborazione con GlobalFoundries (spin-off di  AMD e nelle mani del fondo di investimento di UAE). 

• Infineon (Germania), concorrente di STMicroelectronics, ha da poco inaugurato un  nuovo sito produttivo a 300mm a Villach (Austria).  

• A Catania STMicroelectronics, ad oggi, ha avviato i lavori per la realizzazione di un  nuovo sito che prevede una “linea pilota” per la produzione dei substrati in Carburo  di Silicio. 

• Intel (USA) ha annunciato, dopo che il suo CEO ha recentemente definito le  automobili che guideremo a breve dei “computers con le ruote”, investimenti per 80  Miliardi di dollari fino al 2030 solo in Europa. Sono state annunciate 2 nuovi mega plant da costruire fuori dall’Irlanda, dove Intel ha oggi la sua base produttiva europea.  I siti saranno annunciati entro la fine del 2022. 

Ma se ci volessimo concentrare su Catania? 

Potrebbe la linea pilota trasformarsi in qualcosa di meglio come, ad esempio, in una delle 25  fabbriche che servirebbero a raggiungere l’obbiettivo europeo? Ce lo auguriamo tutti ma, al  momento, tutto tace sia lato azienda sia, e soprattutto, lato istituzioni governative nazionali e  locali. Tralasciando che oggi un Governo in Italia che possa operare fattivamente non c’è e  che si attende il prossimo ad ottobre, facciamo un confronto con i nostri vicini francesi. 
Il governo francese, con a capo il Presidente della Repubblica Macron ed accompagnato da  3 Ministri e un commissario Europeo, si è recato in visita al sito STMicroelectronics di Crolles  questo luglio per annunciare i piani del Governo francese a supporto della Microelettronica in  Francia: 5 Miliardi per un progetto battezzato “Electronique 2030”. Solo marketing qualcuno potrebbe obbiettare, resta comunque una dimostrazione forte ai  massimi vertici del Governo di un paese. 
Cosa che non è avvenuta a Catania o in nessun altro sito produttivo di microelettronica in  Italia. A Catania, vorremo ricordare che i 4000 mila ed oltre dipendenti della  STMicroelectronics, le loro famiglie e le altre migliaia di persone che orbitano  professionalmente intorno al sito manifatturiero aspettano e gradirebbero un segnale  altrettanto forte. Magari, con la campagna elettorale alle porte, qualcuno dei partiti candidati  alle elezioni coglierà l’appello e verrà a vedere di cosa si tratta a Catania? Speriamo che  qualcuno vorrà sentire il parere nostro e di altri esperti di settore, su come potremmo cogliere questa straordinaria opportunità ed assicurare le basi per una transizione epocale e ben  riuscita del nostro sistema industriale. Attendiamo pazienti, come abbiamo atteso da anni.  Certo, se di 25 fabbriche che servirebbero, nemmeno una, neanche la più piccola, vedrà la  luce a Catania, allora in tanti dovranno andare a nascondersi perché non ci saranno più  scuse possibili. Battete un colpo se ci siete… 

Conti Roberto RSU Fiom Cgil STMicroelectronics Catania 
Di Felice Quintoboris Presidente Direttivo Provinciale Fiom Cgil Catania
Furnari Francesco RSU Fiom Cgil STMicroelectronics Catania

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