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Studenti al lavoro, stage obbligatori non coperti dalla tutela infortuni Inail

La norma è pensata per i dipendenti ma è stata poi estesa anche agli studenti-lavoratori. Non completamente però, perché risultano stagisti e in quanto tali hanno diritto a meno tutele in caso di infortunio. Nel caso estremo si arrivi alla morte dello studente per la famiglia non è previsto nessun risarcimento

Sono tragedie che non finiranno mai di pesare quanto macigni, quelle dei tre studenti rimasti uccisi nel 2022 durante l’alternanza scuola-lavoro, il percorso obbligatorio di ‘stage’ in azienda: i 18enni Giuliano De Seta e Lorenzo Parelli, di Novento Di Piave (Venezia) e di Udine e il 16enne Giuseppe Lenoci, vittima di incidente stradale durante il tragitto verso una ditta di Fermo, in provincia di Ancona. Nessuno di loro è siciliano, così come in Sicilia non è stato registrato alcun caso né di infortunio né di morte che possa rientrare in questa particolare tipologia: la conferma arriva direttamente a FocuSicilia dalle sedi Inail di Palermo e di Roma, seppure gli uffici non dispongano di dati specifici relativi a questa categoria. Non c’è ancora infatti un censimento sugli incidenti avvenuti nei Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento – una maniera burocratese di chiamare l’alternanza scuola-lavoro) e del resto l’intero sistema delle tutele ha delle evidenti lacune. Alla famiglie del giovane De Seta, per esempio, non è stato riconosciuto un indennizzo, a parte l’assegno per le spese funerarie.

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La tutela disciplinata dalla legge del 1965

Come questo sia possibile, lo chiarisce Concetto Ferrarotto, avvocato esperto in diritto del lavoro: “Nel nostro sistema normativo – spiega – la tutela dagli infortuni per gli studenti è disciplinata dal vecchio Dpr 1124 del 1965, all’articolo 1, comma 3, numero 28 ed all’articolo 4, numero 5. La disciplina è uguale sia per gli studenti della scuola dell’obbligo che per gli universitari, anche nel caso di attività di stage previsti all’interno di un percorso di studio. A pagare, in caso di infortunio, è l’Inail che però non copre qualunque attività degli studenti ma soltanto alcune, predeterminate per legge: attività di educazione fisica, di scienze motorie e sportive, di viaggi cosiddetti di istruzione, di alfabetizzazione informatica o di studio di lingue straniere con l’ausilio di laboratori. E le esperienze tecnico-scientifiche o le esercitazioni pratiche e di lavoro, per l’appunto”. L’Inail copre gli infortuni “anche nel caso non sussista alcuna responsabilità, insomma anche nel caso fortuito o imprevedibile, e persino se esso è stato determinato da negligenza, quindi da colpa, dello stesso infortunato”.

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Niente risarcimento pieno, ma ‘indennizzo’

Non mancano però le note dolenti del sistema normativo, che prevede da parte dell’Inail un ‘indennizzo’ e non un risarcimento pieno: “Restano fuori – evidenzia l’avvocato – ad esempio, il danno morale e una quota del danno biologico. Inoltre è un sistema calibrato sulla figura del lavoratore, sicché il risarcimento agli studenti può risultare penalizzante. Infatti lo studente normalmente non lavora e non ha a proprio carico il sostentamento della sua famiglia di appartenenza”. Un passaggio dagli effetti molto rilevanti, perché “nell’ipotesi di un infortunio che determini un’invalidità permanente, e soltanto se superiore al 16 per cento – ipotizza Ferrarotto – lo studente riceverà un indennizzo per perdita della sua capacità lavorativa che viene parametrato ad una retribuzione convenzionale oggi pari a 1.346,98 euro lordi. Va persino peggio nel tragico caso della morte dello studente: ai genitori o agli altri congiunti non spetterà nessun indennizzo patrimoniale a meno che non si dimostri che fosse uno studente-lavoratore”. Cosa può fare quindi, la famiglia? “Resterà soltanto la possibilità di richiedere il risarcimento del loro danno morale per la perdita subita: non risarcibile dall’Inail e rivendicabile soltanto qualora l’infortunio sia addebitabile a dolo o colpa della struttura ospitante, della scuola o comunque di altri soggetti”, aggiunge l’esperto.

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Percorso casa-lavoro, nessuna protezione

Nessuna protezione da parte dell’Inail è prevista anche per il percorso da casa fino al luogo dell’alternanza scuola lavoro: “È bene quindi – sostiene l’avvocato – che gli studenti si muovano da scuola verso le aziende e viceversa senza che per ‘comodità’ si rechino sui luoghi partendo da casa propria”. Ennesimo aspetto di un sistema che appare inadeguato, anche se pare che la giurisprudenza abbia provato “a metterci una pietra sopra – ricorda Ferrarotto – ritenendo che siano applicabili in favore degli studenti gli stessi obblighi di sicurezza che gravano sulle aziende per i lavoratori”, come le disposizioni previste dal Dlgs 81/2008, quindi anche obblighi di formazione specifica e di fornitura dei necessari presidi di sicurezza. “C’è tuttavia da chiedersi – conclude l’avvocato – se all’interno delle 150 o 200 ore dell’alternanza scuola lavoro vi sia veramente spazio per un’adeguata formazione di soggetti ancora adolescenti”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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