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Terme, futuro incerto quanto il passato. Gestione né privata né pubblica

Sono destinate a finire in malora e a vedere completamente deturpato il proprio patrimonio? Le probabilità sembrano molto alte. L'ultima puntata della saga sulle terme di Acireale e Sciacca

Che ne sarà di Acireale e di Sciacca, dopo la chiusura delle rispettive procedure di liquidazione delle Terme Spa? Dopo quasi un decennio di sperpero di risorse pubbliche e un lungo periodo di inattività dei complessi termali delle due cittadine, quale futuro ci si aspetta?

Gestione privata all’orizzonte

Bisogna cominciare dalla legge regionale n.11 del 2010, cioè dal punto di partenza, per capire dove si potrà arrivare. Quel bizzarro provvedimento legislativo dell’ARS stabilì che, completate le liquidazioni con l’inevitabile scioglimento delle due società partecipate, la Regione, tramite lo svolgimento di una gara ad evidenza pubblica, avrebbe affidato a soggetti privati “la gestione e la valorizzazione dei complessi cremotermali ed idrominerali esistenti nel bacino idrotermale di Acireale e di Sciacca, compreso lo sfruttamento delle acque termali ed idrominerali, nonché le attività accessorie e complementari”.

Un bando per individuare chi scrive il bando

Dunque la parola chiave è privatizzazione, non nel senso di vendere la proprietà ai privati ma di attribuire ad essi la gestione degli impianti, degli alberghi e di tutto il resto del patrimonio. È sibillina la legge, non dice altro, se non che la procedura di affidamento ai privati dovrà avvenire ad evidenza pubblica e dunque con un bando.
In questi dieci anni, la storia del bando è tanto infinita quanto la lenta agonia dei due stabilimenti termali. All’epoca del governo Lombardo, anno di grazia 2011, l’allora assessore all’Economia Gaetano Armao pensò che fosse il caso di individuare, con bando di gara, chi doveva scrivere il bando di privatizzazione e grosso modo appostò una somma in bilancio che si aggirava intorno a 200 mila euro, da destinare a chi, tra primarie società di consulenza o blasonati studi legali internazionali, avesse le competenze per scrivere quel bando (di privatizzazione) e sollecitare qualche gruppo privato a presentare un’offerta.

Lombardo lo fece scrivere in house

Bando di qua, bando di là e il presidente Raffaele Lombardo mise al bando l’idea di Armao, stoppò l’iniziativa e dai “rumors” successivi si seppe che il governatore non aveva gradito quella eccessiva fuga in avanti del suo assessore tecnico che avrebbe avuto grande voce in capitolo sul termalismo. Così Lombardo avoco a sé la faccenda e decise di assegnare senza bando (dunque in-house) la redazione del bando di privatizzazione a Sviluppo Italia Sicilia, la società partecipata regionale che fece questo lavoro per molto meno, circa 100 mila euro, prima di chiudere poi definitivamente i battenti perché fu sciolta con il suo personale transitato ad Invitalia.
Però del modello di bandi di Sviluppo Italia Sicilia, uno per Sciacca l’altro per Acireale, non se ne seppe più nulla. Pagine e pagine di analisi, ma nessuna proposta concreta su cosa dovesse contenere quel bando per la privatizzazione del termalismo regionale siciliano.

A Sciacca bando sempre deserto

A Sciacca, limitatamente ad alcuni cespiti, si è provato più volte ad affidarne la gestione ai privati, vedi il caso dell’ex Motel Agip. Ma il bando è andato sempre deserto, il che vuol dire tre cose: o che il bando – redatto dagli uffici regionali – è stato fatto male o che non è stato ben pubblicizzato oppure che realmente non c’è alcun interesse dei privati a subentrare alla Regione nella gestione degli stabilimenti termali e degli altri immobili. In realtà, prima di procedere a qualsivoglia bando, si dovrebbe sciogliere una volta per tutte un nodo: si procederà con il cosiddetto “spezzatino” affidando singoli pezzi del patrimonio delle Terme a privati diversi o si riunificherà l’intero patrimonio e lo si metterà interamente a bando per individuare un possibile unico grosso privato in grado di apportare risorse e gestire efficacemente le Terme di Sciacca? Ovviamente il nodo non è tecnico, ma politico. Però se la politica non decide mai e il tempo trascorre inesorabilmente, anche il valore immobiliare e funzionale dei beni regionali si depaupera.

Ad Acireale in bando non c’è mai stato

Ad Acireale, invece, il bando per la privatizzazione non è stato mai fatto.
Non si è potuto procedere fintanto che la Regione non fosse rientrata nella piena disponibilità di due beni, l’ex albergo Excelsior Palace e il dirimpettaio centro polifunzionale, finiti nelle mani dei creditori. Adesso che la Regione, con l’artifizio di un piano industriale redatto al solo scopo di accontentare la burocrazia regionale, li ha riacquistati, in pratica da se stessa, per un controvalore di poco superiore a nove milioni di euro. Teoricamente al bando si potrebbe provvedere, ma bisognerà prima fare una attenta ricognizione non solo del valore contabile dei beni, soprattutto del loro valore commerciale, in questo momento fortemente compromesso dalla chiusura degli stabilimenti fin dal 2014. In pratica, per adesso ancora niente bando.

La politica conta sulla memoria corta dei cittadini

La politica è molto balbettante e prova a parlare ai cittadini con la pancia piuttosto che con la testa, confidando anche sul fatto che spesso l’elettorato locale ha memoria corta. In questi anni, a cavallo dei due governi di Rosario Crocetta e Nello Musumeci, si è pure parlato di un coinvolgimento delle municipalità locali, dunque delle città di Sciacca e di Acireale, per la redazione del piano, come se i due Comuni disponessero al loro interno delle professionalità impiegabili in un compito così difficile, che è insieme tecnico, aziendale e politico. Con questo “panniccello caldo” la politica regionale si è assicurata il consenso dei Sindaci, o quanto meno ne ha placato l’arrabbiatura, e ha tenuto buone le due piazze locali, ma poi di fatto non c’è stato mai alcun seguito alla proposta.

Bando nel dimenticatoio e la chimera Inail

Sta di fatto che di bando per la privatizzazione delle Terme non se ne parla più. Esperienze in giro per l’Italia evidenziano che in casi simili a quello siciliano si è potuto procedere, in altri invece no, soprattutto quando i privati non vedono la possibilità di allargare gli orizzonti economici con la presenza di business collaterali al termalismo, come ad esempio quello alberghiero oppure il più profittevole comparto del benessere. È mancato anche un ruolo propositivo di Federterme che dalla vicenda siciliana si è sempre tenuta lontana, salvo farsi rivedere quando, tra la fine dello scorso anno e gli inizi di questo 2021, si è paventata la possibilità che ad acquistare le Terme di Sciacca e di Acireale potesse essere niente meno che l’Inail. Un’altra chimera.

Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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