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Tomato Brown, il virus del pomodoro. La cura, per il momento, non esiste

Non solo i prezzi dei prodotti sono bassi, i produttori devono anche fare i conti con un killer che ha attaccato le colture. Colpita soprattutto la cosiddetta “fascia trasformata” da Siracusa a Trapani

Non è una buona annata per l’agricoltura siciliana. I prezzi dei prodotti sono bassi, ma molte aziende sono entrate in crisi a causa del Tomato Brown, il virus del pomodoro che ha attaccato le colture di numerose aziende nella cosiddetta “fascia trasformata” da Siracusa a Trapani.

Danni del 30 per cento

Isolato per la prima volta in Sicilia nel 2018, dal professore Walter Davino, docente all’università di Palermo, il virus era già presente lo scorso anno, ma è dilagato in questa stagione. I danni sono ingenti. Molte aziende vedono compromessa la produzione di pomodoro. Calcoli approssimativi parlano di un calo di produzione del 30 per cento. Ma si tratta di stime non ufficiali e difficili da accertare. Il nuovo virus sembra colpire soprattutto il pomodoro a bacca grossa, alcune varietà piuttosto che altre, ma nessuno è immune.

Le speranze affidate alla genetica

La cura, per il momento, non esiste. Le speranze sono tutte affidate alla genetica, nella speranza che si riesca a produrre delle varietà- più resistenti. “Il virus è diffuso ormai in tutto il mondo, in Sud America ha distrutto molte colture – ha detto il presidente provinciale di Coldiretti Ragusa, Giovanni Cunsolo – Ora si guarda alla ricerca, al lavoro svolto dalle università e dalle ditte sementiere”. Gli studi di questi tre-quattro anni avrebbero già individuato alcune varietà più resistenti e si tratterebbe soprattutto di pomodoro a bacca grossa. Ma nessuna varietà ne è immune. Alcune piante rimangono più piccole, la crescita rallenta. Nell’attesa, le speranze sono collegate solo ad una profilassi preventiva. “Il virus si diffonde per contatto – aggiunge Cunsolo – per questo è più che mai necessario mantenere una serra pulita e avviare una profilassi preventiva. Evitare il contatto tra attrezzi, il contatto con i materiali utilizzati in una serra infetta. All’interno dell’azienda tutto questo è veramente difficile. E si traduce soprattutto in costi aggiuntivi, che pesano sull’economia delle aziende”.

Prevenzione e profilassi

“Attendiamo questo importante appuntamento con l’assessore regionale – spiega il presidente provinciale di Confagricoltura Ragusa, Antonio Pirrè – c’è grande preoccupazione. La prevenzione del virus per le aziende comporta dei costi aggiuntivi. Se una serra viene toccata, bisogna isolare e disinfettare tutto, come accade per il coronavirus. Non è facile in un momento di crisi, in cui i mercati sono al ribasso ed i prezzi di vendita non riescono a sostenere i costi di produzione. Questo importante vertice regionale dovrà dirci quali risposte la Regione può dare”.

Resiste a 95 gradi

Gli agronomi sono in campo per sostenere le aziende. “Credo che il virus fosse già molto presente lo scorso anno, ma non siamo riusciti a fare molto per evitare che dilagasse – spiega l’agronomo Biagio Iemmulo – È un virus molto resistente, capace di resistere fino a 95 gradi, di poter restare nei terreni, anche incolti, fino a sei mesi. Estirpare non basta, bisogna isolare per un lungo tempo la parte dell’azienda colpita. In Germania ed in Francia si stanno ottenendo dei risultati, anche perché le colture non sono intensive come in Sicilia. Però so no degli esempi da seguire”. Gli effetti del virus sono diversificati. In alcuni casi, la pianta produce minore quantità, magari si raccolgono solo tre o quattro “palchi”, anzichè dieci o dodici. In alcuni casi la pianta produce frutti più piccoli o di quantità minore, in alcuni casi, dopo i primi raccolti, il frutto diventa nero o macchiato, addirittura invendibile. Nell’uno e nell’altro caso, la diminuzione di prodotto da avviare alla vendita è alta.

La crisi si aggrava

“Gli effetti talvolta si sommano ad altri virus, come il Pepino – aggiunge Iemmulo – alcune aziende sono in forte crisi o hanno già chiuso, altre sono in “crisi psicologica” perché è davvero difficile decidere cosa fare. I tecnici diamo le indicazioni necessarie, ma non basta. Si è deciso di promuovere un tavolo regionale, ma non sarà facile trovare delle soluzioni”.

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