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Transizione energetica, in Sicilia tra annunci e fare ci sono le onde del mare

"Produrre energia dal mare è un sistema con ottima prospettiva e potenziale". Lo spiega Vincenzo Franzitta, docente di Fisica tecnica ambientale e Ingegneria dell'università di Palermo, che con il suo team ha prodotto un motore lineare adatto a questa e altre applicazioni

Produrre energia elettrica con il moto ondoso del mare e utilizzarla nello stesso luogo in cui si produce, per esempio nei porti. È la scommessa di Vincenzo Franzitta, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale e Ingegneria dell’università di Palermo e delegato alle Politiche energetiche dell’ateneo siciliano, con il suo gruppo di lavoro. “Produrre energia dal mare è un sistema ancora meno avanzato e commerciale rispetto al fotovoltaico e all’eolico, ma di ottima prospettiva e potenziale”, commenta il docente nell’ambito del convegno “La Sicilia nella transizione energetica” organizzato a Termini Imerese e Trabia dall’associazione ex Parlamentari dell’Ars (Assemblea regionale siciliana). Non solo vento, sole e terra. Anche il mare può dare un grande contributo nel processo di transizione energetica. “Una nave da crociera attraccata in una banchina, per dieci ore, produce la stessa quantità di anidride carbonica di venticinque automobili (di media cilindrata) in un anno”, sottolinea Franzitta.

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Energia prodotta grazie al moto ondoso a impatto zero

Il professore e il suo gruppo di lavoro hanno realizzato un particolare motore lineare adatto a qualsiasi genere di applicazione. Il motore lineare è un dispositivo all’interno del quale sono presenti avvolgimenti elettrici. Dentro gli avvolgimenti si fa passare un magnete (mosso dal moto ondoso del mare) e viene creata corrente nelle bobine. In seguito, è stato implementato il captatore con più dispositivi. “Abbiamo optato per una situazione chiusa, a involucro – ha aggiunto il docente universitario – e, contestualmente, ipotizzato dei convertitori per applicazioni onshore che convertono il movimento su e giù dell’onda del mare, in questo caso utilizzando non il motore lineare ma convertendo il movimento accoppiato ai normali e tradizionali generatori elettrici”. È stato realizzato un prototipo e testato, grazie a un progetto internazionale, in una riserva marina del Vietnam. “In questo caso si converte l’energia utilizzando dei “bracci”, quindi a impatto zero, e con generatori tradizionali. Invece di andare a immettere l’energia in rete, la scommessa è utilizzarla all’interno dei porti”, ha sottolineato Franzitta.

Da polo petrolchimico a “hydrogen valley”

Dai metalli pesanti all’idrogeno. Questa potrebbe essere una delle tante opportunità per la Sicilia. Grazie al mare si potrebbero riconvertire i territori finora utilizzati dall’industria petrolchimica ad hydrogen valley. Per esempio, l’area del polo industriale compresa tra i comuni di Augusta, Priolo Gargallo e Melilli, fino a Siracusa, considerata Sin (Sito di interesse nazionale). C’è un duplice obiettivo: la dimostrazione e la validazione delle tecnologie di produzione, stoccaggio, trasporto e distribuzione H2, incluso l’utilizzo nei processi industriali e nell’area portuale, avviare un percorso di valorizzazione e riconversione delle aree e degli impianti dismessi attraverso l’impegno e delle tecnologie H2. Tre i risultati attesi: ridurre l’anidride carbonica e gli ossidi di azoto emessi da industria e area portuale, la bonifica dei terreni e la realizzazione di un hub sull’idrogeno per una dimostrazione e sperimentazione su larga scala. Un’altra ipotesi è quella di trasformare le isole minori in comunità energetiche di idrogeno. Sono ecosistemi fragili dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma potrebbero essere idonei per sperimentare nuove forme di comunità energetiche basate sulle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) e sulle tecnologie a idrogeno.

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L’incognita desalinizzazione

“L’idrogeno non è l’unica soluzione a tutto il sistema energetico”, precisa Vincenzo Antonucci, dirigente di ricerca del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) – Itae (Istituto di tecnologie avanzate per l’energia “Nicola Giordano”), presente al convegno. Attualmente un green hydrogen non costa meno di cinque euro rispetto ai due euro, o due euro e mezzo, di quello ottenuto dal metano. L’acqua diventerà importante e, contemporaneamente, un problema da affrontare. L’ecosistema idrico presenta un delicato equilibrio tra precipitazioni, evaporazione, quantità di acqua estratta per l’uomo e qualità dell’acqua restituita all’ambiente. La questione aperta è valutare la pressione aggiuntiva dell’economia dell’idrogeno su larga scala, in particolare nel contesto dei cambiamenti climatici e dell’estrema variabilità delle precipitazioni. La via dell’idrogeno verde collegherà per la prima volta il binomio energia-acqua con una interdipendenza diretta. “Nel lungo periodo l’acqua ci servirà in quantità più elevate. Le regioni con il maggior potenziale di energia rinnovabile e lo spazio per installare impianti di idrogeno verde sono aree in cui lo stress idrico è una preoccupazione crescente”. La desalinizzazione dell’acqua di mare è un’opzione possibile ed economica. Ma cosa ne sarà dell’enorme quantità di sale, fonte di inquinamento? La via che il Cnr sta seguendo, per altri tipi di motivi, è sostituire le batterie al litio con il sodio. “Consideriamo – ha spiegato il dirigente di ricerca – che c’è un monopolio della produzione di due-tre Paesi e le compagnie che  hanno le concessioni sono circa quattro. Inoltre, dall’idrogeno ottenuto da fonti green – conclude Antonucci – si può ottenere il metano con la CO2 di riciclo, attraverso la reazione di metanizzazione. Un processo che ci porterà a una rivoluzione poco vista e non molto accentuata. Oggi il termico e l’elettrico si avvicinano sempre di più come sistema unico”.

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Mario Catalano
Mario Catalano
Giornalista freelance, sono nato a Termini Imerese. Ho conseguito un Executive master in "Scrivere e Fare Giornalismo Oggi: il Metodo Corriere - 6^ Edizione" alla Rcs Academy Business School. Nel 2018 ho vinto il Premio Cristiana Matano (sezione giornalista under 30) e sono stato finalista dell'ottava edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Mi occupo di economia, ambiente e sanità. Mi piace raccontare storie e andare oltre la realtà che ci circonda.

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