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Tumori: a Biancavilla troppe morti. La fluoro-edenite continua a uccidere

La causa sta tutta nella cava di monte Calvario, da cui si è estratto per decenni materiale cancerogeno paragonabile all'amianto. Tentativi di recupero in corso, ma al momento i lavori sono nella “fase del monitoraggio ante operam”

Aumentano i tumori nel Sito di interesse nazionale di Biancavilla con una crescita di mortalità prematura per malattie croniche dell’11,2 per cento nei maschi e dell’11 per cento nelle femmine. Lo rivela l’ultimo rapporto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento). La causa sta tutta nella cava di monte Calvario, da cui si è estratto per decenni materiale lapideo contaminato da fluoro-edenite, una fibra asbestiforme cancerogena. Non ci sono altre spiegazioni o altre ragioni, secondo gli esperti, che scrivono infatti: “Non si conoscono ad oggi fonti di contaminazione da fibre d’amianto di tipo classico né altri inquinanti ambientali noti”, come le industrie, che non esistono praticamente nel Sito di interesse nazionale che si trova ai piedi dell’Etna. Quest’ultimo studio conferma quanto già evidenziato nei report del 2011, 2014, 2016 e 2019: la fluoro-edenite, nuova specie minerale fibrosa, è segnalata come la “causa di un eccesso di casi di mesotelioma pleurico nella popolazione generale, sia come mortalità, che incidenza, che ospedalizzazione”. Popolazione della quale viene evidenziata la “fragilità”: oltre la metà degli abitanti (il 52,6 per cento) vivono infatti in sezioni del sito definite ad “alto livello di deprivazione socioeconomica”.

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Bonifica di monte Calvario, fase di monitoraggio

Alcune settimane fa sono partiti i lavori per la bonifica ambientale di monte Calvario, la cava da cui parte il dramma di Biancavilla. Si tratta di 25 ettari dove il terreno sarà ripulito e sostituito. Saranno piantati alberi e verde e realizzate le opere per lo smaltimento delle acque piovane, oltre a nuove strutture di acciaio e una facciata con vetri, e verranno eliminate le vecchie strutture esistenti, compromesse dal materiale inquinante. L’avvio delle opere c’è stato e il sindaco, Antonio Bonanno, riferisce a FocuSicilia che al momento i lavori sono nella “fase del monitoraggio ante operam”, che consiste in una ricognizione della situazione ambientale prima dell’intervento, come base per prevedere variazioni che potrebbero verificarsi durante i lavori e adottare eventuali contromisure. A parte monte Calvario, restano tuttavia, ben 4.300 edifici privati da bonificare nei 305 ettari del centro urbano di Biancavilla: gli intonaci delle facciate realizzate in 40 anni contengono materiali provenienti dalla cava e andranno incapsulati per evitare che le sostanze inquinanti possano disperdersi nell’aria. Un’operazione colossale, che richiederà 150 milioni di euro tutti da reperire, una volta completato il progetto, ad oggi in fase di redazione.

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Le Tac confermano l’incidenza di tumori a Biancavilla

Anche se “non è da considerarsi amianto in senso stretto, il sito è stato classificato come quelli con esposizione ad amianto” e sono stati “riscontrati nei vari studi crescenti eccessi nella mortalità per malattie del sistema cardiocircolatorio e aumentati ricoveri per patologie dell’apparato respiratorio”. Lo studio Sentieri conferma i riscontri delle precedenti analisi e il quadro delle patologie è analogo: incremento dei mesoteliomi sia nei maschi sia nelle femmine, soprattutto in giovane età, con eccesso per patologie dell’apparato cardiovascolare in entrambi i generi e dell’apparato respiratorio nei maschi, un eccesso di mortalità per tumore del polmone nei maschi. Ulteriore conferma anche dal confronto tra le tomografie computerizzate (Tac) ad alta risoluzione eseguite dall’ospedale di Biancavilla e da un altro presidio a 30 chilometri di distanza: la “prevalenza di placche pleuriche” si riscontra nel 18 per cento nei residenti a Biancavilla, solo nel tre per cento invece dei non residenti.

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Studiare il comportamento della fibra sul polmone

Sentieri ricorda come “già alle prime segnalazioni dell’Istituto superiore di sanità si misero in atto procedure idonee a contrastare la dispersione delle fibre in aria: interruzione delle attività estrattive della cava e sua messa in sicurezza, asfaltatura delle strade sterrate ricoperte di materiale non coeso proveniente dalla cava, rimozione dei cumuli di materiale di risulta di varie attività edilizie dai bordi delle strade, regolamentazione delle modalità lavorative nelle attività edili, per ridurre la dispersione di polveri. L’insieme di questi interventi ha determinato un decremento significativo dei livelli di fibre aerodisperse”. Per gli esperti, adesso è “indispensabile proseguire il percorso intrapreso potenziando il monitoraggio ambientale per identificare fonti di rilascio di fibre tuttora presenti, nonché indagando approfonditamente i livelli di esposizione a fibre nell’ambiente rurale (movimentazione del terreno) e in ambito outdoor (rilascio delle fibre da opere murarie e intonaci, che nel passato avevano utilizzato materiali di cava)”. Sul piano scentifico occorrono però studi specifici e Sentieri lo ammette pienamente, in particolare “sul comportamento della fibra sul polmone”, mentre sono ignoti al momento “gli eventuali altri effetti a carico di altri apparati, come quello cardiocircolatorio, le cui patologie in questo sito si confermano costantemente in eccesso”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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